Il sindaco di Jonadi, Fabio Signoretta, dovrà comparire nel marzo 2027 davanti al Tribunale di Vibo Valentia nell’ambito di un procedimento penale relativo alla gestione degli scarichi delle acque reflue comunali.
Una vicenda che assume contorni paradossali, dal momento che le indagini e gli accertamenti scaturiscono proprio dalle denunce e dalle segnalazioni ufficiali inoltrate dal primo cittadino subito dopo la sua elezione.
L’insediamento nel 2022 e la scelta di denunciare l’emergenza
Fin dal suo arrivo alla guida dell’amministrazione comunale, il Sindaco ha voluto accendere i riflettori su una criticità ambientale nota da tempo ma mai affrontata in modo risolutivo.
“Quando mi sono insediato, nel giugno 2022, ho deciso di affrontare apertamente una situazione sullo scarico di acque reflue nota a tutti da anni e mai risolta. Ho denunciato pubblicamente il problema, l’ho segnalato alle autorità competenti e, già tre mesi dopo l’insediamento, avevamo approvato un progetto tecnico per affrontarlo“, dichiara Signoretta.
Il finanziamento regionale da 4,6 milioni di euro per la svolta ambientale
L’azione incessante dell’amministrazione ha portato a un risultato concreto per la tutela del territorio. Dopo anni di segnalazioni, decine di lettere inviate agli enti preposti, progetti redatti e persino un’interrogazione parlamentare, la Regione Calabria ha inserito nella propria programmazione un importante intervento da 4,6 milioni di euro destinato alla depurazione nei territori di Jonadi, San Costantino Calabro e Francica.
Il paradosso giudiziario e la determinazione nel proseguire l’impegno
Nonostante lo sblocco dei fondi e l’avvio della pianificazione per le opere pubbliche, la vicenda ha imboccato anche un binario legale per il primo cittadino. “È un passo importante verso la soluzione di un problema che il territorio si trascina da troppo tempo. Ma mentre finalmente si apre una prospettiva concreta per la depurazione, questa stessa vicenda assume per me anche un risvolto giudiziario. Il paradosso è che ho scelto di mettere nero su bianco un problema che tutti conoscevano e oggi sono io a ritrovarmi imputato. Affronterò il procedimento con il mio legale, portando tutta la documentazione delle iniziative intraprese, e continuerò a lavorare perché l’intervento programmato diventi realtà. Non mi pento di aver denunciato ciò che non funzionava. Mi sarei pentito di averlo taciuto“, conclude Signoretta.














