19 Ottobre 2026
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Lettere criptiche dal carcere, il boss di San Gregorio d’Ippona Saverio Razionale resta al 41 bis

La Cassazione respinge il ricorso. Per i giudici conserva legami con la cosca e la capacità di comunicare con l’esterno. Pesano la corrispondenza trattenuta tra il 2024 e il 2025 e l’assenza di segnali di dissociazione

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Le lettere fermate in carcere, il linguaggio ritenuto criptico, la volontà di continuare a conoscere le vicende della cosca. Sono tra gli elementi che pesano sulla conferma del 41 bis per Saverio Razionale, 65 anni, boss della ’ndrangheta di San Gregorio d’Ippona, detenuto a Rebibbia. La prima sezione penale della Cassazione ha respinto il ricorso contro la decisione adottata il 23 marzo dal Tribunale di Sorveglianza di Roma. Resta dunque il regime di carcere duro.

Le lettere trattenute e quel filo con la cosca

Nella valutazione dei giudici hanno un peso preciso le segnalazioni arrivate dall’istituto penitenziario. Tra il 2024 e il 2025 sono stati disposti più trattenimenti della corrispondenza di Razionale: a destare attenzione erano il linguaggio utilizzato e il significato attribuito ai messaggi. Secondo la ricostruzione giudiziaria, quelle comunicazioni rivelavano la volontà di “informare ed essere informato” sulle vicende del gruppo criminale. Un elemento ritenuto indicativo della persistenza dei rapporti con l’organizzazione. A questo si aggiunge, nella valutazione richiamata dalla decisione, la mancanza di una revisione critica dei gravissimi reati commessi per il sodalizio e di segnali di dissociazione.

Perché i giudici confermano il carcere duro

Il punto centrale è la possibilità che Razionale, in un regime detentivo ordinario, riesca a comunicare indebitamente con l’esterno. I giudici mettono insieme il suo “carisma criminale”, la pericolosità della cosca e l’assenza di elementi capaci di dimostrare un effettivo allontanamento dalla realtà mafiosa. Un quadro nel quale ritengono ancora necessarie le restrizioni previste dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario.

Le contestazioni della difesa sull’omessa valutazione di alcuni elementi, per la Suprema Corte, “non colgono nel segno”: non individuano circostanze specifiche che dimostrino il venir meno della pericolosità sociale e si risolvono in censure sulla motivazione non proponibili in quella sede. Da qui il rigetto del ricorso.

Da San Gregorio a Roma, gli affari e il ruolo del nipote

Il trasferimento nella capitale non avrebbe interrotto gli interessi di Razionale in Calabria. Pur vivendo a Roma, dove era stato sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno fino al 2017, secondo i giudici sarebbe riuscito a organizzare traffici di droga e operazioni finanziarie attraverso la collaborazione del nipote, attivo tra San Gregorio d’Ippona e Vibo Valentia. È un passaggio che aiuta a comprendere il peso attribuito alla sua capacità di mantenere relazioni anche a distanza.

Le condanne in appello: il doppio omicidio e Rinascita Scott

Sul profilo giudiziario di Razionale pesano due condanne di secondo grado. La prima è a 30 anni di reclusione per il duplice omicidio di Roberto Soriano, di Filandari, e Antonio Lo Giudice, di Piscopio, uccisi con il metodo della lupara bianca nelle campagne di Zungri nell’agosto 1996. Per quella vicenda Razionale è stato condannato in appello per aver agito in concorso con il boss Giuseppe Accorinti.

Nel maxiprocesso Rinascita Scott ha invece riportato una condanna in secondo grado a 21 anni per associazione mafiosa, con l’aggravante del ruolo di capo promotore. La pronuncia sul carcere duro riguarda il regime detentivo e la permanenza dei suoi presupposti: non costituisce un nuovo giudizio sulla responsabilità per quei delitti.

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