Il furto di 80 fiale di Fentanyl all’ospedale Israelitico di Roma è un episodio che non va sottovalutato e ha riacceso i riflettori su una minaccia che corre ancora sottotraccia, ma che preoccupa gli inquirenti. Per Nicola Gratteri, in un’intervista rilasciata a La Stampa, non si tratta solo di un colpo ad una struttura sanitaria, ma della spia di un fenomeno che sta prendendo piede rapidamente. Il motivo è semplice: “Ha una resa criminale altissima, un alto valore, piccoli volumi, facilità di occultamento, minore complessità logistica rispetto alla cocaina“.
Per chi gestisce traffici illeciti, il Fentanyl è un prodotto ideale: pochi grammi valgono quanto chili di altre sostanze, riducendo il rischio di essere scoperti durante il trasporto.
Dalla strada al “brokeraggio”
Ma chi c’è dietro al furto di Roma? Gratteri invita alla cautela, spiegando che la criminalità organizzata sta cambiando pelle. Non è detto che siano stati i vertici di una cosca ad organizzare il colpo: “Un furto di quella portata può interessare gruppi criminali diversi. Organizzazioni strutturate, reti specializzate, intermediari del mercato illegale o soggetti capaci di rivendere rapidamente il prodotto. Le mafie non vanno escluse per principio, ma nemmeno evocate automaticamente: oggi agiscono spesso come broker, finanziatori, garanti logistici o riciclatori, non sempre come esecutori materiali” spiega il Procuratore.
Un business che può autodistruggersi
C’è però un aspetto importante che rende il Fentanyl un’arma a doppio taglio per i criminali stessi. Gratteri evidenzia come la sua micidiale potenza sia anche la sua “debolezza” commerciale: “Il fentanyl uccide facilmente, destabilizza la clientela e attira una pressione investigativa e sanitaria altissima”. A differenza della cocaina, un prodotto troppo letale finisce per bruciare il mercato, decimando i consumatori ma soprattutto richiamando l’attenzione delle forze dell’ordine che i clan solitamente preferiscono evitare.
Oltre il dark web
Ma come circola questa sostanza? Il magistrato chiarisce che l’idea del dark web come uno canale di vendita è del tutto riduttivo. La realtà è molto più pericolosa: “Il Fentanyl può viaggiare in quantità molto più piccole e con rese criminali altissime. I canali sono misti: reti di strada, consegne postali, piattaforme criptate, social, marketplace illegali e dark web. Il dark web incide, ma non è l’unico canale”.










