Martedì 3 novembre Flavio Stasi lascerà per qualche ora casa sua, dove si trova ai domiciliari dall’alba del 28 ottobre e si presenterà di persona davanti alla gip distrettuale Fabiana Giacchetti, la stessa che ha firmato l’ordinanza dell’inchiesta Ginestra.
È il primo faccia a faccia previsto dal codice dopo una misura cautelare: il giudice ascolta l’indagato e verifica se indizi ed esigenze cautelari reggono ancora, e all’esito può confermare, alleggerire o revocare il provvedimento.
L’accusa in poche righe
La Dda contesta al sindaco lo scambio elettorale politico-mafioso per le comunali del giugno 2024: attraverso Vincenzo Curia, anche lui ai domiciliari, avrebbe accettato il sostegno di Annibale Matalone, ritenuto affiliato alla cosca rossanese, in cambio della promessa di qualche assunzione. Matalone, intercettato, si vantava di avergli procurato “una ventina di voti”. Stasi poi vincerà le elezioni al primo turno con oltre dodicimila voti di scarto. Tra i due, lo scrive la stessa Procura, non risulta alcuna conversazione intercettata, nessun fotogramma li ritrae insieme ed agli atti non risulta alcuna assunzione al Comune, al cimitero o in un ente collegato.
L’avvocato
Al fianco del sindaco siederà l’avvocato Mauro Mitidieri, assessore nella sua giunta e amico di vecchia data. Un’amicizia che ha radici lontane: nel 2013, quando Stasi è ancora un attivista e la riforma della geografia giudiziaria aveva condannato il Tribunale di Rossano, i due avviano insieme uno sciopero della fame, tentativo disperato di richiamare l’attenzione su un presidio di giustizia che la città stava perdendo.
Gli altri davanti allo schermo
Gli interrogatori dei detenuti sono iniziati giovedì pomeriggio e per buona parte degli indagati la via più probabile è il videocollegamento, che la riforma Cartabia consente anche per l’interrogatorio di garanzia.
Se la giudice riterrà incrinato il quadro potrà revocare o attenuare la misura, altrimenti la partita si sposterà davanti al tribunale del riesame.













