Momenti di tensione ieri allo Stadio Olimpico di Roma per Klaus Davi, impegnato nella realizzazione di un nuovo capitolo della sua inchiesta sulle infiltrazioni criminali nel mondo del tifo organizzato.
Il giornalista, che si trovava all’ingresso della Curva Nord per documentare la realtà ultras, è stato avvicinato da un uomo che si è qualificato come un appartenente alle forze dell’ordine per “invitarlo” ad allontanarsi rapidamente.
L’avvertimento davanti ai cancelli
Il massmediologo, prima di iniziare le riprese, aveva interpellato tre uomini chiedendo esplicitamente se fossero agenti in borghese. Uno di loro, dopo aver risposto affermativamente, lo ha esortato ad andarsene con toni piuttosto espliciti.
“Un uomo che si è qualificato ieri come ‘agente della Digos’ ha ‘suggerito’ ieri a Klaus Davi di allontanarsi dall’ingresso della Curva Nord della Lazio”, riporta la nota che documenta l’accaduto.
L’avvertimento, immortalato in un video pubblicato dallo stesso giornalista, è stato perentorio: “Non puoi stare qua con il telefono, adesso viene qualcuno e ti mena, perché mi hanno chiamato, stanno arrivando”. Nonostante il presagio di un’aggressione imminente, Davi ha scelto di non interrompere il servizio.
Oltre cinquanta interviste sul campo
Il tentativo di intimidazione non ha sortito l’effetto sperato. Il giornalista ha infatti proseguito l’attività “senza nessuna forma di interferenza realizzando oltre 50 video intervista con esponenti del mondo della Curva”.
Il materiale raccolto, che documenta il clima intorno ai tifosi laziali durante il match di campionato contro l’Inter e la successiva finale di Coppa Italia, è attualmente in fase di post-produzione e verrà reso pubblico nei prossimi giorni.
Il ringraziamento alle forze dell’ordine
Nonostante l’episodio ambiguo dell’Olimpico, Klaus Davi ha voluto ribadire il suo legame di collaborazione e rispetto con le autorità che hanno garantito la sua sicurezza in altre occasioni delicate. “Colgo l’occasione per ringraziare la Digos e la Polizia di Stato che in questi due anni hanno sempre monitorato la sua presenza nelle curve di San Siro”, si legge nel comunicato.
Il lavoro di Davi punta a offrire un “affresco assolutamente unico del mondo degli Ultras”, rivendicando un metodo giornalistico che rifiuta le ricostruzioni a tavolino: l’inchiesta non è “scaturito da veline o brogliacci, ma frutto di un’esperienza sul campo, e mettendoci la faccia”.








