29 Luglio 2026
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La magistratura piange Benedetta Callea: la pm che combatté i clan a Vibo Valentia si è spenta a 42 anni

Aveva condotto inchieste delicate in Calabria prima di rientrare in Lombardia per sostenere l'accusa nel giallo Bozzoli. La toga si è arresa a un male contro cui combatteva da tempo

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Un vuoto profondo attraversa le aule di giustizia della Lombardia e della Calabria. Si è spenta a soli 42 anni, compiuti lo scorso gennaio, la sostituta procuratrice Benedetta Callea. La magistrata, che nell’ultimo periodo prestava servizio presso la Procura di Brescia, è deceduta a causa di gravi problemi di salute che l’avevano già costretta in passato a una temporanea sospensione dall’attività professionale, prima di un tenace e determinato rientro nel proprio ufficio.

Il rigore a Vibo Valentia e le inchieste sulla ‘ndrangheta

Nel percorso professionale di Benedetta Callea si intrecciano l’impegno in territori ad altissima densità criminale e la gestione di fascicoli giudiziari di forte impatto mediatico. Tra le tappe centrali della sua carriera spicca l’esperienza vissuta alla Procura di Vibo Valentia, una trincea giudiziaria dove la pm ha affrontato con rigore inchieste delicate legate al contrasto alla criminalità organizzata e alla tutela del territorio. In terra calabrese, la magistrata ha lasciato un segno nitido per la fermezza e la dedizione con cui ha condotto le indagini sul campo.

Dai minori ai grandi gialli: il processo Bozzoli

Dopo il periodo trascorso nel distretto calabrese e una parentesi di lavoro dedicata alla tutela delle fasce deboli presso la Procura per i minorenni, il magistrato era tornato all’attività requirente ordinaria a Brescia. Tra i fascicoli più complessi finiti sul suo tavolo figura uno dei capitoli giudiziari più dibattuti delle cronache recenti: il processo a carico di Oscar Maggi, contestato nell’ambito del procedimento relativo all’omicidio dell’imprenditore Mario Bozzoli, svanito nel nulla all’interno della fonderia di Marcheno. Un dibattimento nel quale la pubblica ministera ha sostenuto l’accusa prima della sentenza di assoluzione pronunciata nei confronti dell’imputato.

Il ritorno in Procura e il cordoglio dei colleghi

Nonostante l’avanzare della malattia, la pm aveva scelto di riprendere il proprio posto di lavoro all’interno del palazzo di giustizia bresciano, proseguendo l’attività d’ufficio fino a quando le condizioni fisiche glielo hanno consentito. La notizia della scomparsa della giovane toga ha suscitato profondo cordoglio tra i colleghi magistrati, gli avvocati del foro locale e il personale giudiziario con cui ha condiviso anni di lavoro

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