18 Settembre 2026
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“Mia nonna con un’emorragia cerebrale lasciata a casa”: la denuncia sul 118 e il caso del “ricovero rifiutato” a Catanzaro

Il racconto affidato ai social: “La prima ambulanza era senza medico, ci dissero che non serviva portarla in ospedale”. Poi il giorno successivo la diagnosi al Pugliese-Ciaccio. La famiglia contesta anche quanto riportato nel verbale: “Non abbiamo mai rifiutato un ricovero”

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Una donna di 80 anni, cardiopatica, invalida al 100% e affetta da demenza avanzata, colta da un grave malore. Una prima chiamata ai soccorsi, l’intervento di un’ambulanza che, secondo quanto raccontato dai familiari, sarebbe stata senza medico a bordo e la decisione di non trasferire immediatamente l’anziana in ospedale. Poi, il giorno successivo, il peggioramento, il trasporto al Pugliese-Ciaccio di Catanzaro e la diagnosi di una emorragia cerebrale. È il contenuto della denuncia pubblicata sui social da dal nipote della donna, che chiede alla Regione Calabria e alle strutture sanitarie competenti di fare chiarezza su quanto accaduto alla nonna. Una ricostruzione che, è bene precisarlo, rappresenta al momento la versione della famiglia e sulla quale saranno eventualmente le strutture interessate a fornire chiarimenti.

“Ha perso i sensi, sembrava morta”

Secondo il racconto, tutto sarebbe iniziato domenica 13 settembre. “Mia nonna, 80 anni, cardiopatica, invalida al 100% e affetta da demenza in fase avanzata, si sente improvvisamente male”, scrive. La donna, che da circa dieci giorni avrebbe avuto difficoltà ad alimentarsi, avrebbe perso improvvisamente conoscenza. “Rimane per diversi minuti in stato di gasping. Sembrava morta”. La famiglia chiama immediatamente il 112. Secondo quanto riferito nel post, i soccorsi sarebbero arrivati dopo circa mezz’ora. “L’ambulanza era priva di medico a bordo”. Per effettuare un elettrocardiogramma, sostiene ancora la famiglia, sarebbe stato necessario ottenere un’autorizzazione dalla centrale e successivamente trovare un medico che potesse leggerne il risultato.

“Ci dissero che non serviva portarla in ospedale”

Nel frattempo sarebbe intervenuta anche la guardia medica. I familiari, preoccupati, avrebbero chiesto che l’anziana fosse trasportata in ospedale per accertamenti più approfonditi. Ed è su questo passaggio che la denuncia diventa particolarmente delicata. Secondo il giovane, una delle infermiere avrebbe sostenuto che il trasferimento non fosse necessario perché la donna, avendo già una flebo a casa, avrebbe ricevuto sostanzialmente lo stesso trattamento anche in ospedale. Alla sorella dell’autore del post sarebbe stato detto: “Tu che sei una ragazza intelligente dovresti capire che è normale ciò che è successo: è la demenza. In ospedale non le farebbero nulla”. Anche il malore sarebbe stato ricondotto, sempre secondo il racconto della famiglia, alle condizioni neurologiche pregresse dell’anziana. I soccorritori sarebbero quindi andati via.

Il peggioramento e la corsa al Pugliese-Ciaccio

La mattina successiva le condizioni della donna peggiorano. La famiglia richiama i soccorsi. Questa volta, scrive, intervengono due operatori dei quali sottolinea “grande professionalità e preparazione”, anche se l’ambulanza sarebbe stata ancora una volta priva di medico. Viene contattato anche il medico di famiglia che, dopo aver visitato l’anziana, dispone il trasferimento urgente in ospedale. La donna arriva al Pugliese-Ciaccio di Catanzaro intorno alle 9. Dopo gli accertamenti, nel pomeriggio arriva la notizia che sconvolge i familiari: dagli esami sarebbe emersa un’emorragia cerebrale. “Ci viene riferito che era presente un’emorragia cerebrale e che, considerate le condizioni generali della paziente, non ci sarebbe stato nulla da fare e non sarebbe stata sottoposta a intervento chirurgico”. A quel punto la famiglia, sostenendo di avere recepito l’indicazione secondo cui non vi sarebbero state possibilità terapeutiche risolutive e ricordando il desiderio dell’anziana di morire nella propria abitazione, chiede di riportarla a casa.

Il verbale e quella frase: “Rifiuta ricovero dopo OBI”

È soltanto una volta rientrati a casa, racconta, che i familiari leggono con attenzione il verbale del Pronto soccorso. Alle 10.46 sarebbe stata annotata la frase: “RIFIUTA RICOVERO DOPO OBI”. Ed è proprio questo uno dei punti sui quali la famiglia chiede chiarimenti. “Secondo quanto riferito dalla mia famiglia, nessuno ci aveva mai comunicato che fosse stato disposto un ricovero dopo osservazione breve intensiva, né ci era stato chiesto se volessimo accettarlo o rifiutarlo”.

Nel verbale di dimissione viene inoltre riportato: “PAZIENTE IN CONDIZIONI GRAVI. I FAMILIARI DELLA PAZIENTE, EDOTTI DELLA CONDIZIONE DELLA PAZIENTE IN PRESENZA DI TESTIMONI E DEI RISCHI CUI SI ESPONE, RICHIEDONO DIMISSIONI VOLONTARIE E RIFIUTANO RICOVERO”. La famiglia contesta proprio questa ricostruzione. “Noi abbiamo chiesto le dimissioni perché ci era stato detto che non c’era più nulla da fare e che mia nonna non sarebbe stata operata. Questa è una differenza enorme”.

“Vogliamo sapere cosa è successo”

Poi precisa di non voler sostituire la propria ricostruzione a un’indagine e di non voler attribuire responsabilità. Ma pone una serie di interrogativi. “È normale che una persona di 80 anni, cardiopatica, invalida al 100%, affetta da demenza, che perde conoscenza e presenta un quadro neurologico preoccupante, possa essere assistita da un’ambulanza senza medico a bordo?”. E ancora: “È normale che un grave malore venga inizialmente attribuito alla demenza senza ulteriori accertamenti ospedalieri?”. La famiglia chiede inoltre di chiarire perché nel verbale risulti un rifiuto del ricovero che, secondo la propria versione, non sarebbe mai stato effettivamente proposto e discusso.

L’appello a Occhiuto

Il post contiene infine un appello diretto al presidente della Regione Roberto Occhiuto. “Non voglio colpevoli a tutti i costi. Voglio risposte. Voglio che qualcuno verifichi ciò che è successo. Voglio sapere se le procedure sono state rispettate”. Il giovane chiede che venga verificata la situazione del 118, la disponibilità di personale medico e anche quanto avvenuto all’interno del Pugliese-Ciaccio. “Voglio sapere perché una paziente in quelle condizioni sia stata inizialmente lasciata a casa. Voglio sapere perché sia stato riportato un rifiuto di ricovero che, secondo la nostra famiglia, non è mai stato realmente discusso”. La richiesta finale è una sola: “Voglio soprattutto che una cosa del genere non accada mai più a nessun’altra famiglia calabrese”.

Calabria7 resta a disposizione dell’Azienda ospedaliero-universitaria Renato Dulbecco e dei responsabili del servizio di emergenza-urgenza per ospitare eventuali precisazioni o repliche sulla vicenda.

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