La “terra” di Mamma Natuzza conta un altro femminicidio. Si macchia del sangue di Maria Assunta Currà caduta sotto i colpi di pistola sparati in rapida successione dal marito Pasquale Calzone, a sua volta morto suicida dopo aver commesso l’efferato crimine.
Funerali in forma privata e lutto cittadino
Questa mattina i funerali della donna celebrati nella chiesa della Santissima Trinità, per volontà della famiglia in forma strettamente privata. Tante le persone che hanno voluto rendere l’estremo saluto alla donna, voluta bene da tutta la comunità miletese, ancora incredula per quanto accaduto. In contemporanea del funerale è stato proclamato dall’amministrazione comunale, a partire dalle 8 e fino alla conclusione del sacro rito, il lutto cittadino.
Il dolore della famiglia e di un’intera comunità
Davanti alla bara che “abbraccia” il corpo esanime della povera donna piangono il figlio Federico e gli altri familiari, sconvolti da una tragedia inaspettata che ha solcato con violenza inaudita la loro vita fatta di lavoro e impegno sociale.
Il dolore è così insopportabile da gonfiare di lacrime anche gli amici che negli anni hanno condiviso momenti di grande gioia con Mamma Maria Assunta, conosciuta da tutti per la sua affabilità e disponibilità.
“Non doveva succedere”: le parole degli amici
“Questi fatti – hanno commentato fra le lacrime Maria, Francesca e Silvia – non dovrebbero succedere. Siamo rimaste sconvolte perché conoscevamo la coppia. Due persone a modo, amate da tutti. Purtroppo questo dramma ha sconvolto la nostra comunità fatta di persone perbene”.
L’omelia del vescovo Attilio Nostro
Mentre il vescovo monsignor Attilio Nostro celebra la Santa Messa, fuori dalla chiesa si riflette sul femminicidio, che rappresenta una aberrazione culturale.
Monsignor Nostro, nella sua omelia, rivolgendosi ai familiari, con parole toccanti ha affermato che la vita “non può assolutamente terminare con la morte”.

La denuncia: cultura patriarcale e mascolinità tossica
“Il femminicidio – si sfoga Angela – è la manifestazione estrema di una cultura patriarcale e tossica che gerarchizza i generi, considerando la donna inferiore o proprietà dell’uomo. Non è un raptus, ma il risultato di una mentalità che legittima controllo e dominio, spesso giustificata da stereotipi sociali e linguaggio discriminatorio”.
L’uccisione delle donne ha radici culturali profonde. La violenza affonda in stereotipi radicati, dove la donna è vista in posizione subalterna, alimentando la violenza di genere. Dietro un femminicidio c’è una mascolinità tossica. Il femminicidio è espressione di una visione distorta dell’uomo, che cerca autoaffermazione attraverso la sopraffazione.
I numeri e l’Italia che continua a contare i morti
In Italia è stato introdotto il reato specifico di femminicidio per punire più gravemente tali delitti e riconoscerne la matrice di genere. Nel 2025, in Italia, i femminicidi hanno mostrato un calo del 18% rispetto all’anno precedente, con 97 donne assassinate, secondo il Ministero dell’Interno. Contrastare questa aberrazione richiede un cambiamento radicale di mentalità, educazione alla parità e la rimozione delle sovrastrutture mentali che vedono la donna come materia passiva.
Da Mileto ad Anguillara: una strage senza fine
Aldilà delle considerazioni sociologiche, l’Italia continua a contare morti assurde che lasciano intere famiglie nella disperazione. Mentre Mileto piange attorno alla bara di Mamma Maria Assunta, ad Anguillara, in provincia di Roma, si piangono tre vittime legate all’uccisione da parte del marito di Federica Torzullo. Siamo di fronte alla disperazione.








