13 Agosto 2026
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Ombrellone dato ad altri a Soverato, la replica del titolare del lido degenera in bestemmie e insulti a Lino Polimeni (VIDEO)

Confronto ad alta tensione con Arturo Abbruzzo davanti a due testimoni. Il gestore ammette di aver subaffittato l'ombrellone ma contesta la versione dei clienti: “Nessuno spintone e nessuna parolaccia”

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Il caso dell’ombrellone stagionale al lido El Sombrero di Soverato non è chiuso. Dopo la denuncia pubblica del tenore Lorenzo Papasodero e di Domenico Sculco, intervistati da Lino Polimeni, arriva la versione del titolare dello stabilimento, Arturo Abbruzzo. Un diritto di replica doveroso, che però si trasforma in un confronto ad altissima tensione, registrato alla presenza di due testimoni.

Abbruzzo ricostruisce il rapporto con Papasodero, conferma di avere ricevuto 300 euro e ammette che, il 9 agosto, l’ombrellone venne assegnato ad altri ragazzi. Nega però di avere insultato o spintonato i due clienti. Durante l’intervista, quando Polimeni lo incalza con alcune domande, il tono si alza fino agli insulti e a un contatto che il conduttore descrive come un’aggressione: “Non mettere le mani addosso, maleducato”.

“Trecento euro erano soltanto un acconto”

Abbruzzo sostiene che Papasodero gli avrebbe chiesto l’ombrellone già nel mese di aprile, per metterlo a disposizione della madre e della zia. Il servizio sarebbe iniziato il primo giugno, mentre a metà mese il gestore avrebbe richiesto un primo pagamento. “Mi ha dato un acconto di 300 euro. Ho rilasciato lo scontrino fiscale e la tessera dell’abbonamento”, afferma Abbruzzo. “Dal 16 giugno al 10 agosto non mi ha dato più un euro”. Alla domanda di Polimeni sulle modalità di pagamento applicate dallo stabilimento, il titolare precisa però che non tutti i clienti salderebbero anticipatamente: “Nel mio locale alcuni clienti sicuri e tranquilli mi pagano anche a fine stagione”. Una precisazione che lascia aperto il punto centrale: se i 300 euro fossero soltanto un acconto, entro quale data avrebbe dovuto essere versato il saldo e quali condizioni erano state concordate tra le parti?

La versione del titolare sull’ombrellone occupato

Abbruzzo contesta anche la ricostruzione fornita da Papasodero e Sculco sugli episodi precedenti al 9 agosto. In una prima occasione, sostiene, sotto l’ombrellone non ci sarebbero stati altri clienti, ma soltanto asciugamani e borse appartenenti a una signora che avrebbe dichiarato di essere stata autorizzata dallo stesso Papasodero. Il titolare afferma inoltre di avere successivamente proposto al tenore un accordo: nei giorni in cui fosse stato assente per i suoi concerti, il posto sarebbe potuto essere assegnato ad altri, riconoscendogli poi una compensazione economica.

“Gli dissi: siccome molte volte manchi, fitto io l’ombrellone per quei giorni e tu recuperi con i soldi a fine stagione”, racconta Abbruzzo, sostenendo che la proposta sarebbe stata accettata. È però proprio su questo punto che le due ricostruzioni divergono: Papasodero aveva infatti dichiarato di non avere mai autorizzato il gestore a riassegnare il posto pagato per l’intera stagione.

L’ammissione sul 9 agosto: “Lo abbiamo dato ad altri ragazzi”

Il passaggio più rilevante della replica riguarda quanto accaduto il 9 agosto, giorno della Madonna a mare, quando Papasodero e Sculco arrivarono allo stabilimento intorno alle 17.30 trovando cinque persone sotto il loro ombrellone. Abbruzzo conferma che il posto venne effettivamente assegnato: “Abbiamo dato l’ombrellone libero a dei ragazzi. Stop”. Contesta però che ai cinque bagnanti fosse stato comunicato che il posto poteva essere utilizzato dopo le 14 e definisce falsa la versione riferita dai due clienti.

Il gestore racconta quindi che Sculco avrebbe raggiunto la moglie, contestando l’accaduto e annunciando una denuncia. Informato dalla donna, Abbruzzo avrebbe deciso di allontanarlo: “Mi sono incontrato con questo amico di Lorenzo e gli ho detto: fuori di qua, fuori dal mio lido. L’ho invitato ad andare via”.

“Nessuno spintone e nessuna parolaccia”

Sul momento dell’allontanamento, il titolare respinge integralmente le accuse: “Lui era avanti e io dietro. Non c’è stato né uno spintone, né una parolaccia, non c’è stato niente”. Abbruzzo definisce la denuncia dei due ragazzi una ricostruzione costruita per danneggiare la sua attività e rivendica la lunga storia dello stabilimento, aperto dal 1965: “Sono un professionista serio e non intendo essere infangato dal signor Polimeni”. La sua versione si contrappone nettamente a quella di Papasodero e Sculco, i quali avevano raccontato di essere stati insultati, strattonati e cacciati davanti a numerosi bagnanti. Saranno le autorità, anche attraverso le testimonianze delle persone presenti, a verificare quanto realmente accaduto.

Il confronto degenera davanti ai testimoni

La replica cambia bruscamente tono quando Polimeni interrompe il racconto per chiedere chiarimenti. Abbruzzo reagisce, bestemmia per due volte e invita ripetutamente il conduttore a non intromettersi: “Parlo io, poi mi fa le domande”. Poco dopo pronuncia espressioni offensive nei confronti dell’intervistatore, definendolo, tra l’altro, un “cacacazzo”. La tensione aumenta ulteriormente negli ultimi secondi. Polimeni accusa il titolare di avere avuto un contatto fisico con lui: “Non mettere le mani addosso, maleducato”. Abbruzzo ribatte: “Sei tu il maleducato”. Poi la replica di Polimeni: “Se questo è il tuo atteggiamento, sei veramente un cafone. Così hai fatto con i ragazzi”.

Polimeni: “Il suo comportamento è davanti a tutti”

Per Lino Polimeni, quanto accaduto durante l’intervista confermerebbe il clima già descritto dai due clienti: “Si è scoperto da solo. Il suo comportamento è davanti a tutti e ognuno può giudicare”. La registrazione offre dunque la possibilità di ascoltare entrambe le versioni, ma non chiude il caso. Da una parte Abbruzzo riconosce il pagamento dei 300 euro e l’assegnazione dell’ombrellone ad altri ragazzi, sostenendo però che esistesse un accordo con Papasodero. Dall’altra, i due clienti negano qualsiasi autorizzazione e denunciano di essere stati umiliati e allontanati. Nessun processo sui social, ma neppure silenzio. I fatti devono essere raccontati, il diritto di replica garantito e le eventuali responsabilità accertate nelle sedi competenti. La verità, soprattutto quando le versioni sono così distanti, passa dal confronto con i documenti, i video e le testimonianze.

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