22 Agosto 2026
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Omicidio di Sangineto, minacce al legale dei fratelli Orsino: la Camera penale interviene

L'avvocato Alessandro Gaeta, difensore dei due fratelli indagati per la morte di Antonio Perrotta, bersaglio di insulti e intimidazioni

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L’inchiesta sull’omicidio di Antonio Perrotta, il 34enne morto dopo una violenta aggressione all’esterno di una discoteca di Sangineto, si arricchisce di un nuovo capitolo. Nelle ultime ore, infatti, l’avvocato Alessandro Gaeta, difensore dei fratelli Domenico e Umberto Orsino, indagati dalla Procura di Paola, è stato bersaglio di insulti e gravi minacce per aver assunto la difesa dei due giovani coinvolti nell’indagine.

Le minacce al difensore dei fratelli Orsino

Secondo quanto emerso, il legale avrebbe ricevuto numerosi messaggi offensivi e intimidatori dopo aver assunto l’incarico di assistere Domenico e Umberto Orsino, i due fratelli finiti al centro dell’inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta.

Attualmente Domenico Orsino si trova in custodia cautelare in carcere dopo la convalida del fermo e l’emissione della misura cautelare. Diversa la posizione del fratello Umberto, per il quale il giudice non ha convalidato il fermo. Secondo la sua versione dei fatti, sarebbe stato Domenico a colpire Perrotta con un pugno; la vittima, cadendo, avrebbe battuto violentemente la testa sull’asfalto mentre i due si stavano allontanando.

Per Umberto Orsino il Tribunale della Libertà di Catanzaro ha fissato l’udienza per il prossimo 26 agosto.

La Camera penale: “La difesa è un diritto, non una colpa

Sulla vicenda è intervenuta la Camera penale di Paola “Avv. Ernesto Gullo”, che ha espresso “vicinanza e piena solidarietà” all’avvocato Gaeta.

In una nota, l’associazione forense sottolinea come il collega sia stato preso di mira «per avere svolto il proprio ruolo di avvocato e garantito ai propri assistiti l’esercizio del diritto costituzionale alla difesa, definito inviolabile dall’articolo 24 della Costituzione».

“Nessuna piazza e nessun social sostituiranno il processo

La Camera penale ribadisce inoltre un principio fondamentale dello Stato di diritto: “L’avvocato difensore non si identifica con i propri clienti, né con le cause che patrocina e nessuna piazza e nessun social potranno mai sostituirsi al processo“.

Nel comunicato si evidenzia come la difesa tecnica rappresenti un presidio essenziale delle libertà costituzionali e si richiama il pensiero di Piero Calamandrei, ricordando che “la libertà e la civiltà giuridica di un Paese si misurano anche dall’indipendenza e dalla sicurezza dell’avvocato difensore“.

L’intervento della Camera penale arriva mentre proseguono le indagini della Procura di Paola per chiarire ogni aspetto della vicenda che ha portato alla morte di Antonio Perrotta all’esterno della discoteca di Sangineto.

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