22 Agosto 2026
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Riace si gemella con il campo profughi palestinese di Dheisheh: accordo con la comunità di Betlemme

Il Comune guidato da Domenico Lucano sigla un gemellaggio con il campo profughi di Dheisheh, in Cisgiordania. L'intesa punta su diritti, cultura, giovani, donne e cooperazione internazionale

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Il Comune di Riace rafforza il proprio impegno sul fronte della cooperazione internazionale con un nuovo gemellaggio che guarda alla Cisgiordania. L’amministrazione guidata dal sindaco Domenico Lucano ha infatti sottoscritto un accordo con il Comitato Popolare del campo profughi palestinese di Dheisheh, rappresentato dal presidente Mahmoud Ramadan, dando vita a un percorso di collaborazione fondato su solidarietà, diritti e dialogo tra i popoli.

Un gemellaggio tra Riace e Dheisheh

L’intesa nasce con l’obiettivo di costruire un rapporto stabile tra le due comunità, andando oltre il valore simbolico dell’iniziativa.

L’accordo prevede infatti una collaborazione concreta nei settori delle politiche giovanili, della cultura, delle arti, dello sport e della promozione dei diritti delle donne, coinvolgendo enti pubblici, associazioni, organizzazioni della società civile e realtà economiche e sociali dei due territori.

Per i promotori, il gemellaggio vuole favorire uno scambio permanente di esperienze, competenze e relazioni.

Dheisheh, il campo profughi nato dopo la Nakba

Nel documento viene ricordata la storia del campo profughi di Dheisheh, sorto nel 1949 nei pressi di Betlemme per ospitare i palestinesi costretti a lasciare le proprie case dopo la Nakba.

Quella che doveva essere una sistemazione temporanea è diventata, negli anni, una realtà permanente. Il testo sottolinea però come Dheisheh rappresenti non soltanto un luogo di esilio, ma anche una comunità capace di custodire la propria memoria e di investire nelle nuove generazioni, nella cultura e nella partecipazione civile.

Il Comitato Popolare di Dheisheh, si legge ancora nell’accordo, richiama i valori di giustizia, uguaglianza, libertà, dignità umana e tutela dei diritti fondamentali, compreso il diritto al ritorno dei rifugiati.

Cristiani e musulmani: “La fede non deve dividere

Uno dei passaggi centrali del documento riguarda il dialogo tra le religioni.

Secondo i promotori del gemellaggio, la convivenza tra cristiani e musulmani all’interno della comunità di Dheisheh rappresenta un esempio di coesistenza fondato sul rispetto reciproco e sulla comune appartenenza alla stessa comunità.

Il messaggio rivolto anche all’Europa è chiaro: le differenze religiose e culturali non devono trasformarsi in strumenti di contrapposizione o paura.

Il legame con Betlemme e il ricordo di Papa Francesco

L’accordo richiama inoltre il forte valore simbolico di Betlemme, luogo centrale della tradizione cristiana.

Viene ricordata la visita di Papa Francesco in Terra Santa nel maggio del 2014, quando il Pontefice, dopo aver celebrato la messa in Piazza della Mangiatoia, si recò anche nel campo profughi di Dheisheh, incontrando bambini e famiglie palestinesi.

Per i promotori del gemellaggio, quella visita rappresenta ancora oggi un simbolo dell’attenzione verso le persone che vivono in condizioni di sofferenza.

L’incontro tra due esperienze diverse

Il documento evidenzia come Riace e Dheisheh abbiano storie profondamente differenti ma accomunate dal valore dell’accoglienza e della comunità.

Riace viene indicata come una realtà che negli anni ha costruito la propria identità attraverso l’accoglienza di persone provenienti da altri Paesi, mentre Dheisheh rappresenta l’esperienza di una popolazione costretta all’esilio ma capace di mantenere vivi i legami comunitari.

Il messaggio rivolto all’Europa

Nella parte conclusiva del testo, i promotori dell’iniziativa sottolineano il valore politico e culturale del gemellaggio.

Secondo il documento, in un momento storico segnato dalla crescita di fenomeni di intolleranza, islamofobia e chiusura verso lo straniero, il rapporto tra Riace e Dheisheh vuole affermare un principio preciso: un’identità autentica non si costruisce contro qualcuno, ma attraverso il dialogo, l’incontro e il riconoscimento reciproco tra comunità diverse.

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