2 Ottobre 2026
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Terra bruciata e trattori ribelli: la Calabria scende in strada. Ma senza le associazioni di categoria

Caro gasolio, i campi in fiamme e l'assenza assordante dei corpi intermedi: quando la rabbia supera i confini delle sigle ufficiali

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Trattori di traverso sulla 106, balle di fieno sbarrate davanti agli svincoli dell’A2 e file chilometriche di auto bloccate per ore: la Calabria rurale ha deciso di dire basta. Dal 28 settembre, agricoltori e allevatori – affiancati da autotrasportatori e pescatori – hanno riversato sull’asfalto una crisi economica ormai insopportabile.
La miccia è stata il collasso dei costi energetici e la sproporzione intollerabile dei margini di profitto. In un solo anno, il gasolio agricolo è schizzato da circa 0,88 a oltre 1,65 euro al litro, praticamente raddoppiando, mentre i frutti della terra continuavano a essere liquidati all’origine a cifre inferiori persino ai costi vivi di produzione.

Dal Pollino allo Ionio: la mappa della rivolta

Nel Cosentino, circa quattrocento agricoltori hanno occupato lo svincolo di Firmo-Sibari, trascinando la protesta nelle piazze di Cariati e alla rotatoria di Spezzano Albanese, dove un eloquente striscione ha sintetizzato il clima politico: “Ci vediamo alle urne“.
Nel Vibonese, lo svincolo di Pizzo è diventato il cuore pulsante della mobilitazione, tra giorni di presidio permanente sulla Statale 18 e, lo scorso 1° ottobre, il tentativo disperato di forzare il cordone del Reparto mobile per accedere all’autostrada, sventato solo dalla mediazione delle forze dell’ordine.
Nel Catanzarese la 106 è rimasta sbarrata a Davoli Marina con un presidio a oltranza, mentre i trattori hanno paralizzato Lamezia Terme fino all’aeroporto. Manifestazioni imponenti si sono registrate anche a Rosarno e Crotone, raccogliendo fin dal primo giorno circa duemila persone.

“Non ce la facciamo più“

A Pizzo, un agricoltore è scoppiato in lacrime davanti agli agenti, lanciando un appello disperato al presidente Mattarella affinché si salvi il salvabile del tessuto imprenditoriale locale. A Davoli, la drammaticità della situazione è emersa nelle parole crude di chi è rimasto con i mezzi spenti: “Non abbiamo i soldi per poter raccogliere le olive”.
Le testimonianze raccolte tra i manifestanti hanno delineato una quotidianità fatta di drammatici aut aut tra fare il pieno di carburante o la spesa, di crediti bloccati da anni e di dipendenti da licenziare.

Le richieste presentate ai tavoli informali della strada sono nette e strutturate, pretendendo un prezzo del gasolio agricolo sostenibile e calmierato, listini all’origine capaci di coprire i costi di produzione, uno stop categorico alle importazioni da Paesi extra-Ue che non rispettano gli standard imposti ai produttori italiani, la chiusura della forbice tra il campo e lo scaffale, un piano straordinario contro i cinghiali che devastano raccolti e recinzioni, e infine impegni scritti vincolanti, bocciando senza appello le promesse verbali accumulate dal 2024 a oggi.

Le associazioni, grandi assenti

Il dato politicamente più dirompente della mobilitazione resta l’assenza totale e “rumorosa” dei sindacati storici: Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri non figurano tra i promotori dei presidi.
La Cia ha proclamato lo stato di agitazione permanente, scegliendo però di confinarlo in un’assemblea all’interno di un centro congressi a Crotone, mentre a pochi chilometri di distanza, a Passovecchio, quattrocento manifestanti bloccavano autonomamente la 106 con rivendicazioni analoghe.
Coldiretti Calabria, nei giorni caldi dei blocchi stradali, ha preferito diffondere note stampa dedicate al marchio del biologico e alla soddisfazione per il regolamento regionale sull’agricoltura sociale, glissando completamente sui presidi.
Silenzio stampa totale anche da parte di Confagricoltura e Copagri, le cui voci si erano levate a marzo contro il caro-carburante ma che oggi appaiono del tutto estranee alla base in tumulto.

La politica tra solidarietà e rinvii

Intorno ai blocchi si è mossa invece l’intera classe politica regionale e nazionale. Il consigliere regionale Enzo Bruno ha raggiunto Davoli il 1° ottobre, seguito dalla capogruppo del M5S Elisa Scutellà, che ha depositato una mozione per richiedere sostegni mirati e controlli contro le speculazioni.
Sul fronte parlamentare, la deputata Vittoria Baldino ha invocato risposte governative che vadano oltre la mera gestione dell’ordine pubblico, mentre il segretario regionale del Pd, Nicola Irto, ha incalzato la Regione su gasolio e reddito agricolo.
La Cgil, per voce di Gianfranco Trotta, ha duramente attaccato i toni trionfalistici dell’esecutivo nazionale di fronte a un diesel stabile a 2,20 euro. A Firmo è arrivato anche Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano: “Tutti ci saremmo aspettati riforme importanti, strategie chiare e scelte coraggiose. Questo Governo resterà alla storia come il più longevo, confuso e meno efficace”, ha detto. A Davoli si è schierato apertamente anche il sindaco di Petrizzi, Giulio Santopolo.

Dalla maggioranza di governo regionale, l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo ha definito “sacrosante” le rivendicazioni dei manifestanti durante una visita al presidio di Pizzo, pur rimandando ogni soluzione concreta a Roma.
Il collega di giunta Giovanni Calabrese, recatosi a Davoli, ha ammesso che il price cap nazionale risulta insufficiente per la specificità calabrese, promettendo un tavolo tecnico con le categorie che tuttavia è privo di date e cifre.
Di parere allineato alla linea nazionale il presidente Roberto Occhiuto, che in televisione ha ribadito il sostegno alla strategia della premier sul price cap.

La protesta calabrese non accenna, però, a fermarsi: la mobilitazione è stata confermata a oltranza fino al prossimo 10 ottobre, data in cui tutti i presidi territoriali confluiranno nella grande manifestazione nazionale di Cosenza.

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