2 Ottobre 2026
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Aste truccate e appalti pilotati a Catanzaro, le accuse reggono davanti al Riesame: l’avvocato Mellea e i due imprenditori restano ai domiciliari

l Tribunale del Riesame conferma la misura cautelare per Gennaro Pierino Mellea, Danilo Abramo e Roberto Mercurio. La Dda ipotizza un sistema di aste alterate, società intestate a prestanome e truffe sui contributi agricoli

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Nessun affievolimento della misura. Resta confermato il quadro cautelare nei confronti dell’avvocato Gennaro Pierino Mellea (difeso dagli avvocati Vitaliano Leone e Giovanni Merante) e degli imprenditori Danilo Abramo (difeso dall’avvocato Valerio Murgano) e Roberto Mercurio (codifeso dai legali Enzo De Caro e Arcangelo De Caro), tutti e tre destinatari di una misura cautelare agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Catanzaro che punta a far luce su un sodalizio criminale che, oltre a operare per realizzare profitti in proprio, avrebbe utilizzato società intestate fittiziamente a coniugi, compagne, persone di fiducia e prestanomi.

Si tratta di società di persone e di capitali nel settore immobiliare e delle aste, che vedrebbe coinvolte diverse persone formalmente qualificate come imprenditori agricoli, ma in realtà intestatari fittizi di aziende dedite alla costante partecipazione a bandi pubblici nel settore dell’agricoltura per ottenere contributi a fondo perduto. I giudici del Tribunale del Riesame hanno confermato per i tre indagati l’ordinanza genetica vergata dal gip Andrea Odierno: avvocato e imprenditori restano ai domiciliari.

Le ipotesi accusatorie

L’avvocato e i due imprenditori sono indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla turbata libertà degli incanti, al riciclaggio e all’autoriciclaggio e per tre capi di imputazione viene contestata loro anche l’aggravante mafiosa.

Abramo, secondo le ipotesi accusatorie, titolare e amministratore di fatto di Crd Immobiliare e Grd, sarebbe l’uomo che avrebbe diretto le aste truccate, raccolto la liquidità chiedendo soldi ai referenti delle cosche, dato ordini ai prestanome su come muovere i soldi sui conti, verificato i pagamenti Agea e Arte e tenuto la contabilità su un libro giallo.

Il ruolo attribuito a Mellea e Mercurio

Mellea viene individuato dalla Dda come l’ideatore, l’organizzatore e il finanziatore del sistema delle truffe PAC: avrebbe individuato le teste di legno, finanziato l’acquisto dei terreni in Calabria e Toscana, dirigendo tutto, mentre Mercurio avrebbe coordinato le aste con Abramo e Mellea, raccolto soldi dalla famiglia Salerno di Cutro con cui avrebbe avuto rapporti diretti, gestito i prestanome e tenuto la contabilità con Abramo.

Quest’ultimo, durante l’interrogatorio di garanzia, pur avvalendosi della facoltà di non rispondere, aveva rilasciato dichiarazioni spontanee davanti al gip, così come aveva scelto il silenzio Mellea, mentre Mercurio aveva fornito la sua versione dei fatti, decidendo di rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari.

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