Tre segni ravvicinati sul finestrino anteriore destro di un’auto blindata. Non sono riusciti a sfondare il vetro, progettato proprio per resistere agli attacchi, ma sono abbastanza evidenti da aver fatto scattare nuovi accertamenti sulla sicurezza di Alessandra Cerreti, pm della Direzione distrettuale antimafia di Milano impegnata nell’inchiesta Hydra.
Il particolare che rende l’episodio ancora più delicato è il luogo nel quale sarebbe avvenuto. La vettura di servizio era parcheggiata nel cortile interno del Palazzo di Giustizia di Milano, insieme agli altri mezzi utilizzati dai magistrati. A colpire il vetro sarebbe stato un oggetto contundente, forse un martello. Al momento, però, non risultano identificati né l’autore né il movente.
Sul caso stanno lavorando i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Gli accertamenti dovranno stabilire anzitutto quando siano stati provocati i tre segni e, soprattutto, se l’auto sia stata scelta deliberatamente oppure se il danneggiamento possa avere un’altra spiegazione.
L’auto entra alle 19 e torna indietro il mattino dopo
La ricostruzione finora disponibile parte dalla sera di lunedì. Intorno alle 19, l’auto blindata sarebbe entrata nel parcheggio interno del Tribunale senza presentare quei segni sul finestrino. È rimasta nel cortile per tutta la notte, accanto ad altri veicoli destinati ai magistrati.
Alle 9 del mattino successivo, la vettura ha lasciato il Palazzo di Giustizia. La scorta si è quindi diretta verso l’abitazione della pm. È prima che Cerreti salisse a bordo che sarebbero state notate le tracce sul vetro.
Un elemento viene considerato particolarmente significativo dagli investigatori: nessun’altra automobile parcheggiata nello stesso spazio risulterebbe danneggiata. È un dato che dovrà essere verificato e interpretato insieme agli altri elementi raccolti, perché potrebbe essere compatibile con un’azione rivolta esclusivamente contro quella vettura, ma non consente da solo di stabilire la matrice del gesto.
Il procuratore di Milano Marcello Viola è stato informato dell’accaduto. Sono quindi partiti gli accertamenti dei carabinieri e la vicenda è stata segnalata anche alle autorità competenti per la sicurezza. Secondo quanto riportato, le misure di protezione attorno alla magistrata sono state ulteriormente rafforzate. È inoltre possibile che gli atti vengano trasmessi alla Procura di Brescia, competente per i procedimenti nei quali risultano persone offese appartenenti alla magistratura milanese.
Un episodio che arriva dopo le minacce
Il nuovo danneggiamento si inserisce in un quadro di sicurezza già particolarmente delicato. Cerreti è da tempo sotto scorta per il suo lavoro investigativo e nel gennaio 2025 le misure di tutela nei confronti suoi e del procuratore Viola erano state rafforzate dopo minacce considerate dagli investigatori serie e circostanziate.
All’epoca la Procura di Brescia aveva aperto un fascicolo sulle intimidazioni, proprio perché riguardavano magistrati milanesi. Il possibile collegamento con l’inchiesta Hydra era stato indicato dagli inquirenti come una delle piste da verificare.
Hydra è l’indagine della Dda di Milano e del Nucleo investigativo dei carabinieri sui presunti rapporti criminali tra Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra in Lombardia. La ricostruzione accusatoria parla di un sistema comune di interessi e affari criminali; le vicende processuali sono tuttora soggette alle valutazioni dell’autorità giudiziaria e alle garanzie previste dal procedimento penale.
I racconti dei collaboratori di giustizia
Il livello di allerta si è ulteriormente innalzato nel 2026 dopo le dichiarazioni rese, in momenti differenti e separatamente, da due collaboratori di giustizia. Secondo quanto riferito nelle ricostruzioni investigative e giornalistiche, entrambi avrebbero parlato dell’esistenza di un progetto per colpire i magistrati impegnati nell’inchiesta Hydra.
Una delle frasi attribuite a uno dei collaboratori, riferita alla pm Cerreti, è: «Quella dobbiamo farla saltare in aria». La frase è stata riportata come contenuto di dichiarazioni rese dai collaboratori agli investigatori e non come una dichiarazione proveniente direttamente da esponenti delle organizzazioni criminali. Le due testimonianze sarebbero inoltre collocate in momenti differenti: una in relazione alla fase più tesa dell’inchiesta, l’altra in un periodo successivo e vicino all’avvio del processo sul cosiddetto Sistema mafioso lombardo. Gli elementi riferiti dai collaboratori hanno determinato un ulteriore innalzamento delle misure di protezione nei confronti dei magistrati interessati.
La “scorta civile” durante il processo Hydra
La situazione di allerta aveva già prodotto iniziative pubbliche di solidarietà. In occasione delle udienze del processo Hydra, associazioni antimafia e realtà della società civile avevano organizzato una presenza definita “scorta civile” davanti all’aula bunker.
Nel frattempo, le indagini sulle minacce sono rimaste affidate agli organismi competenti, mentre la tutela dei magistrati è stata progressivamente adeguata sulla base delle informazioni raccolte. Nel giugno 2026 l’Associazione nazionale magistrati di Milano aveva espresso solidarietà ai pm della Dda dopo le nuove minacce riferite dai collaboratori di giustizia.
Ora gli accertamenti sull’auto
Il danneggiamento del finestrino introduce dunque un elemento nuovo, ma non consente ancora di stabilire che si sia trattato di un attentato o di un’intimidazione mafiosa. La sequenza temporale, il fatto che l’auto fosse parcheggiata all’interno del Palazzo di Giustizia e l’assenza di danni agli altri veicoli sono tra gli aspetti che gli investigatori dovranno verificare.
Saranno gli accertamenti tecnici e investigativi a chiarire con quale oggetto siano stati provocati i tre segni, in quale momento e, soprattutto, se esista un collegamento con le precedenti minacce rivolte alla magistrata.












