Quasi 20mila studenti calabresi frequentano un’università fuori dai confini regionali. Per l’esattezza sono 19.963, secondo i dati dell’Osservatorio sui flussi migratori degli studenti universitari realizzato da Skuola.net sulla base degli open data del Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur) relativi all’anno accademico 2024/2025.
Il dato colloca la Calabria tra le regioni con la più alta incidenza di mobilità universitaria in uscita: il 34% degli studenti residenti sceglie di proseguire gli studi altrove. Una percentuale superiore alla media nazionale, che si attesta al 20,83% considerando gli studenti italiani che frequentano un ateneo fuori dalla propria regione di residenza.
Dietro i numeri si delinea una questione che riguarda non soltanto le scelte formative, ma anche le prospettive professionali, le opportunità offerte dai territori e la capacità delle università di rispondere alle aspirazioni delle nuove generazioni.
In Italia un universitario su cinque studia lontano da casa
La mobilità accademica continua a interessare una parte consistente della popolazione universitaria italiana. Nell’anno accademico 2024/2025 sono 335.207 gli studenti italiani che frequentano un ateneo in una regione diversa da quella di residenza. Se si includono anche gli iscritti residenti all’estero, il numero complessivo dei fuorisede sale a 403.298, pari al 24,08% degli iscritti agli atenei non telematici.
Il confronto con l’anno precedente evidenzia una lieve flessione. Nel 2023/2024 gli studenti italiani che studiavano fuori regione erano 343.632, con un’incidenza del 21,57%. Il fenomeno, dunque, registra una diminuzione nei valori assoluti, ma conserva dimensioni tali da confermare quanto la scelta di trasferirsi per studiare rappresenti una componente strutturale del sistema universitario.
A contribuire all’aumento del totale complessivo sono anche gli studenti internazionali: circa 68mila giovani residenti all’estero, in crescita del 20% rispetto alla precedente rilevazione.
Puglia in testa per partenze, Lombardia supera la Sicilia
La graduatoria nazionale per numero assoluto di studenti in uscita vede la Puglia al primo posto, con 37.791 universitari iscritti fuori regione. Segue il Veneto, con 34.300 studenti, mentre la Lombardia conquista il terzo posto con 32.062 partenze, superando la Sicilia, che scende a quota 30.348.
Subito dopo si colloca la Campania, con 28.058 studenti, seguita proprio dalla Calabria, che con i suoi 19.963 fuorisede conferma la rilevanza del fenomeno anche nel Mezzogiorno.
Puglia, Veneto, Lombardia e Sicilia concentrano complessivamente 134.501 studenti in uscita: circa quattro su dieci tra gli italiani che frequentano un’università al di fuori della regione di residenza.
I numeri mostrano, tuttavia, che la mobilità non segue una semplice contrapposizione tra Nord e Sud. A incidere sono anche la dimensione demografica dei territori, la distribuzione degli atenei e la varietà dei corsi di laurea disponibili.
Basilicata, Valle d’Aosta e Molise: la fuga pesa di più
Se si guarda alle percentuali anziché ai numeri assoluti, il quadro cambia sensibilmente. Sono soprattutto le regioni più piccole a registrare le quote più elevate di studenti che scelgono di trasferirsi.
La Basilicata guida la classifica nazionale: 11.905 studenti su 16.213, pari al 73%, frequentano un’università fuori regione. Seguono la Valle d’Aosta, con il 67%, e il Molise, con il 55%.
La mobilità riguarda quasi la metà degli universitari residenti anche nelle Province autonome di Trento, con il 47%, e Bolzano, con il 45%.
La Calabria, con il suo 34%, si colloca dunque in una fascia di forte mobilità, distante dai picchi delle regioni più piccole ma nettamente al di sopra della media nazionale. Un indicatore che, da solo, non permette di stabilire le ragioni delle partenze, ma che evidenzia quanto sia diffusa la scelta di costruire il proprio percorso accademico lontano dal territorio d’origine.
Lazio, Lombardia e Toscana trattengono più studenti
Sul fronte opposto si trovano le regioni capaci di trattenere una quota maggiore dei propri universitari. Il Lazio registra il dato più basso d’Italia: soltanto il 9% degli studenti residenti frequenta un ateneo fuori regione, con 16.056 partenze su 184.073 iscritti.
Seguono Lombardia e Toscana, entrambe con un’incidenza del 14%. In Lombardia gli studenti in uscita sono 32.062 su 231.776 residenti iscritti all’università; in Toscana sono 14.187 su 98.230. La Campania si attesta al 15%, mentre Emilia-Romagna, Piemonte e Sardegna registrano una quota del 16%.
Il vantaggio di questi territori è legato anche alla presenza di poli universitari articolati, capaci di offrire un ventaglio più ampio di corsi e opportunità. Nel Lazio, in particolare, la concentrazione di università pubbliche e private a Roma costituisce un importante fattore di attrazione e permanenza.
Il nodo calabrese: opportunità formative e futuro dei giovani
Per la Calabria, il dato dei 19.963 studenti fuori regione riporta al centro il rapporto tra formazione universitaria e sviluppo territoriale. La mobilità, infatti, non è necessariamente un segnale negativo: studiare altrove può rappresentare un’opportunità di crescita personale, specializzazione e accesso a percorsi formativi non disponibili vicino casa.
La questione diventa più complessa quando la partenza per l’università si traduce, dopo la laurea, in un allontanamento duraturo dal territorio d’origine. Per comprendere quanto questo accada servirebbero dati specifici sulle successive scelte occupazionali e sui rientri dei laureati, che il quadro sulla mobilità universitaria non consente di determinare.
Il dato disponibile, però, offre già un’indicazione chiara: più di uno studente calabrese su tre studia fuori regione. Una realtà che invita a interrogarsi sulla capacità del sistema universitario e del mercato del lavoro locale di accompagnare i giovani non soltanto verso la laurea, ma anche verso prospettive professionali concrete.















