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7 Maggio 2026
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Vibo, le minacce inquietano il Comune: il “pizzino” a Talarico e la pista interna che porta alla rotazione del personale

La Squadra mobile indaga sul messaggio lasciato alla porta dell’ufficio dell’assessore al Personale: al centro degli accertamenti il piano di riorganizzazione degli uffici comunali

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Prima l’auto incendiata alla dirigente Claudia Santoro, la scorsa estate. Poi gli inquietanti colpi d’arma da fuoco contro l’auto e l’abitazione del presidente del Consiglio comunale Antonio Iannello, poco prima di Natale. Quindi l’aggressione a bastonate alla stazione ferroviaria di Vibo Pizzo ai danni del dirigente comunale Andrea Nocita, capo del settore Urbanistica. Adesso il pizzino intimidatorio recapitato alla porta dell’ufficio dell’assessore al Personale Marco Talarico, sempre dentro Palazzo Luigi Razza.

Messa così, la sequenza racconta molto. Ma non ancora tutto. Perché il punto investigativo, oggi, non è soltanto stabilire chi abbia lasciato quel messaggio, ma capire se dietro questi episodi vi sia un filo conduttore, un clima comune, una reazione a scelte amministrative che negli ultimi mesi avrebbero toccato equilibri rimasti fermi per anni. A Vibo Valentia, dentro il Comune, si respira ormai un’aria di alta tensione. Gli episodi messi in fila disegnano un quadro pesante: amministratori e dirigenti colpiti, minacciati, aggrediti o intimiditi. Ciascun fatto ha una propria dinamica e una propria indagine. Ma è inevitabile che gli investigatori guardino anche all’insieme.

Il biglietto a Talarico e quella frase: “Il prossimo sarai tu!”

Il nuovo caso ruota attorno a poche parole, secche e minacciose: “Il prossimo sarai tu!”. Un messaggio diretto, lasciato alla porta dell’ufficio dell’assessore Marco Talarico. Non un atto generico, non una minaccia dispersa. Un avvertimento indirizzato a un componente della giunta Romeo che ha una delega tutt’altro che secondaria: il Personale.

Talarico ieri ha trascorso quasi l’intero pomeriggio in Questura, dove è stato ascoltato dagli investigatori. Da quanto emerge, sarebbero state escluse piste di natura privata o legate alla sua attività professionale di avvocato. Il dato ritenuto centrale è un altro: questa volta Talarico sarebbe finito nel mirino non per la sua vita privata, né per il suo lavoro fuori dal Comune, ma per il suo ruolo politico-amministrativo. In passato l’assessore ha già ricevuto minacce, anche una busta con proiettili. Ma il contesto attuale appare diverso. Perché il messaggio arriva dentro Palazzo Luigi Razza, nel cuore dell’istituzione comunale, e in un momento in cui l’amministrazione ha avviato un piano di riorganizzazione e rotazione del personale.

La pista interna e gli accertamenti della Scientifica

È proprio la modalità di consegna a orientare gli accertamenti. Il biglietto non sarebbe arrivato per posta. Sarebbe stato lasciato direttamente nell’area dell’ufficio dell’assessore. Un particolare che pesa e che porta gli investigatori a battere con forza la pista interna.

Chi poteva entrare? Chi conosceva uffici, tempi e movimenti? Chi poteva muoversi senza destare sospetti nei corridoi del Comune? Sono queste le domande al centro del lavoro della Squadra mobile, che da ieri è impegnata a ricostruire ogni passaggio del rebus. La Scientifica è stata a Palazzo Luigi Razza per esaminare il bigliettino, il punto in cui sarebbe stato trovato e ogni possibile traccia utile. Si cercano impronte, elementi biologici, segni, dettagli capaci di restringere il campo e dare un nome a chi ha recapitato il messaggio. Anche l’ipotesi che il responsabile non sia passato dalla portineria viene valutata dagli investigatori. Potrebbe trattarsi di qualcuno che conosce bene gli spazi comunali. Un dipendente? Una persona affine all’ambiente? Qualcuno che si è sentito toccato dalle scelte dell’amministrazione? Al momento sono ipotesi investigative, ma è su questo terreno che si sta concentrando il lavoro.

Il nodo della rotazione del personale

Il possibile movente, secondo l’ipotesi al vaglio di chi indaga, potrebbe essere legato al malessere provocato dal piano di riorganizzazione degli uffici e dalla rotazione del personale. Una misura che a Vibo non si vedeva da anni, dai tempi della sindacatura di Nicola D’Agostino, e che avrebbe inciso su assetti consolidati.

La rotazione non è un dettaglio burocratico. È uno degli strumenti previsti nell’ambito dei piani di prevenzione della corruzione, pensato per evitare incrostazioni, rendite di posizione, permanenze troppo lunghe negli stessi settori sensibili. Ma quando una macchina amministrativa resta ferma per molto tempo, ogni spostamento può diventare un terremoto. Spostare personale, rivedere incarichi, rompere abitudini sedimentate significa toccare equilibri. Significa interrompere automatismi. Significa, in alcuni casi, scardinare logiche che negli anni possono essersi trasformate in piccole aree di potere: il favore al posto del diritto, la logica dell’amico dell’amico al posto del dovere, il meccanismo del “ci penso io” al posto della procedura. È qui che gli investigatori sembrano guardare: a un possibile risentimento maturato dentro o attorno alla macchina comunale, dopo decisioni che potrebbero avere spezzato qualche rendita di posizione.

Gli altri episodi: Santoro, Iannello, Nocita

Il caso Talarico si inserisce in una sequenza già inquietante. Sull’intimidazione alla dirigente Claudia Santoro, gli inquirenti avrebbero ricostruito nel dettaglio la dinamica. Resta invece ancora un giallo quanto accaduto al presidente del Consiglio comunale Antonio Iannello, finito nel mirino con colpi esplosi contro l’auto e l’abitazione.

Poi c’è l’aggressione ad Andrea Nocita, dirigente dell’Urbanistica, seguito e colpito a bastonate alla stazione ferroviaria di Vibo Pizzo. Un fatto che ha scosso profondamente il Comune e la città, anche per il ruolo ricoperto dal dirigente in uno dei settori storicamente più delicati dell’amministrazione. Ora il messaggio a Talarico. Quattro episodi diversi, con modalità differenti, ma tutti collocati attorno al perimetro dell’amministrazione comunale. È questo l’elemento che rende il quadro particolarmente delicato.

La Procura vuole andare fino in fondo

La Procura di Vibo Valentia segue il caso con attenzione e, secondo quanto filtra, intende andare fino in fondo. In Questura si stanno ricostruendo le varie tessere del mosaico: tempi, accessi, presenze, rapporti interni, eventuali malumori, decisioni amministrative recenti e possibili soggetti toccati dal piano di riorganizzazione.

La domanda investigativa resta una: il biglietto contro Talarico è un gesto isolato o l’ultimo tassello di una pressione più ampia sull’amministrazione comunale? La frase “Il prossimo sarai tu!” sembra richiamare una continuità, almeno sul piano simbolico, con quanto accaduto ad altri dirigenti e amministratori. Ma il movente va provato, non intuito. Per questo gli accertamenti si muovono su un doppio binario: da un lato la verifica tecnica sul pizzino e sul luogo del ritrovamento, dall’altro l’analisi del contesto amministrativo in cui la minaccia è maturata.

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