19 Ottobre 2026
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Vita da camionisti, la rabbia dal presidio di Lamezia: “Trattati come animali”. Docce fredde e panini a 10 euro

A Lino Polimeni gli autisti raccontano giornate consumate nei piazzali, pasti saltati e spese che divorano la trasferta. "Mangiamo quando non abbiamo fame e dormiamo quando non abbiamo sonno": le testimonianze di chi vive e lavora in cabina

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“Noi mangiamo quando non abbiamo fame. E dormiamo quando non abbiamo sonno”. Un camionista riassume così la propria vita al presidio di Lamezia Terme, davanti al microfono di Lino Polimeni. La voce è quasi finita, la rabbia arriva tutta. Racconta le ore ad aspettare un carico, il parcheggio che non si trova, il pranzo che salta. E il conto da pagare quando finalmente riesce a fermarsi. Nelle testimonianze raccolte da Polimeni, la protesta degli autotrasportatori porta alla luce una fatica quotidiana fatta di attese, servizi inadeguati e costi delle soste. Le denunce riguardano magazzini e aree di servizio incontrati lungo le rotte di lavoro, in diverse parti d’Italia. “Siamo trattati come animali”, ripetono più autisti. Poi arrivano gli esempi.

“Aspetti lì e non ti muovere”: ore fermi per scaricare

Un autista con oltre vent’anni di esperienza descrive quello che, nel suo racconto, accade all’arrivo nei magazzini: consegni i documenti e comincia l’attesa. “Aspetti lì, aspetti lì e non ti muovere di lì. E passano due, tre ore, quattro ore senza pranzo, senza cena”. Il tempo scorre nel piazzale e mangiare diventa un’incognita. “Non abbiamo orari per mangiare”, racconta.

Un collega denuncia anche il timore di protestare per il trattamento ricevuto: “Magari se devi scaricare dopo due ore ti fanno scaricare dopo cinque ore”. Secondo la sua testimonianza, alzare la voce può significare essere mandati fuori o aspettare ancora. Una condizione che gli autisti descrivono come umiliante, mentre restano in attesa di poter proseguire il viaggio.

I bagni e la doccia fredda dopo una notte in viaggio

Il racconto si fa ancora più concreto quando si parla di igiene personale. Un autista riferisce di servizi per i conducenti in condizioni pessime e di altri bagni ai quali, invece, sarebbe riservato l’accesso al personale della struttura. “Quelle sono le nostre”, sarebbe stata la risposta ricevuta chiedendo di utilizzare altre toilette. “E perché noi che siamo, animali?”, domanda davanti al microfono.

L’autista con oltre vent’anni di strada alle spalle racconta poi una sosta dopo aver viaggiato tutta la notte: era andato a fare una doccia, ma l’acqua calda non c’era. Se ne sarebbe accorto quando era già spogliato. “Mi sono dovuto fare la doccia fredda”. Sono episodi riferiti dai lavoratori per spiegare che cosa significhi trascorrere giorni lontano da casa senza poter contare neppure sui servizi essenziali.

“Non ci bastano 50 euro”: il prezzo di una giornata fuori casa

Poi ci sono i costi nelle aree di servizio. Nelle testimonianze si parla di un cornetto a tre euro, di una bottiglietta d’acqua a 2,50 euro e di panini che arrivano a costarne dieci. “Se fai colazione e pranzo praticamente ti parte la trasferta che ti hanno dato quel giorno, tutta. Non ci bastano 50 euro”, denuncia uno degli autisti. Un collega spiega che lungo i percorsi esistono trattorie conosciute e frequentate dai camionisti. Raggiungerle, però, dipende da come si mette la giornata: dalle attese per caricare e scaricare, dal tempo disponibile per arrivare, dalla possibilità di trovare posto per il mezzo.

Il microonde in cabina per riuscire a mangiare qualcosa

Così ci si organizza prima di partire. Pasti preparati a casa e microonde sul camion diventano il modo per contenere le spese e avere qualcosa di caldo quando si resta bloccati in una zona industriale. “Ci facciamo preparare i primi da casa”, racconta un autista. Se lo scarico tarda per ore e intorno non c’è nulla, almeno si prova a mangiare in cabina. “Con i forni a microonde ci aiutiamo per risparmiare e ci mangiamo una cosa calda”, aggiunge. È una delle immagini più concrete emerse dal presidio: il pasto portato dalla famiglia, scaldato sul mezzo quando il lavoro concede una pausa.

Le attese nei magazzini, poi la corsa a trovare una sosta

Gli autisti insistono sul rapporto tra tempi di carico e scarico, limiti di guida e possibilità di fermarsi. Raccontano giornate nelle quali le attese assorbono il tempo disponibile e rendono difficile raggiungere una sosta adeguata. “Entriamo nelle aree di servizio dopo una certa ora, non c’è più posto, non sai dove ti devi fermare”, riferisce uno di loro.

Lo stesso autista chiarisce di condividere la necessità delle regole, ma chiede condizioni che aiutino a rispettarle: “Io sono d’accordissimo. Però che ci vengano anche incontro”. Dal presidio di Lamezia, attraverso le voci raccolte da Lino Polimeni, arriva una richiesta molto concreta: tempi di attesa sostenibili, parcheggi disponibili, bagni utilizzabili e la possibilità di lavarsi e mangiare durante il viaggio. “Siamo abituati a tutto”, dice uno degli autisti. Ad arrangiarsi, soprattutto.

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