15 Luglio 2026
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Maxisequestro sul litorale di Lamezia Terme: immensa distesa di cipolle abusive su 26.000 metri quadri di spiaggia

Blitz della task force ambientale coordinata dal procuratore Romano: un'intera azienda agricola coltivava l'area demaniale a ridosso della battigia, scatta il sigillo per i terreni sul mare

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Un’immensa distesa di cipolle coltivate a due passi dalle onde, nel cuore di un’area demaniale marittima protetta e completamente sottratta al patrimonio pubblico. È lo scenario straordinario scoperto dai militari nel corso di una vasta operazione di controllo ambientale marino sul litorale di Lamezia Terme, culminata nel sequestro preventivo d’urgenza di un’area di ben 26.000 metri quadrati.
L’operazione, eseguita tra il 7 e l’8 luglio su direttiva della Procura della Repubblica di Lamezia Terme – guidata dal neo-procuratore Elio Romano –, è nata per verificare la regolarità della gestione di scarichi, rifiuti e occupazione del suolo. Durante le verifiche in un’azienda agricola della zona, i militari hanno fatto la scoperta: un’enorme porzione delle coltivazioni insisteva illegalmente sull’area demaniale a ridosso della battigia. I successivi accertamenti negli uffici comunali hanno confermato l’occupazione “sine titulo”, portando al sequestro d’urgenza convalidato dal GIP il 14 luglio 2026.

Le serre e i sistemi di irrigazione a ridosso del mare

L’area demaniale occupata abusivamente non era un semplice appezzamento di terra lasciato al caso, ma un vero e proprio impianto produttivo industriale, strutturato per massimizzare la resa agricola a ridosso del mare.
I militari della task force hanno trovato un intero sistema organizzato: l’area era “adibita a coltivazione di cipolla, perimetrata e delimitata da siepi di oleandri e da una recinzione realizzata con paletti in legno e rete metallica”. Non solo: i coltivatori avevano installato “impianti di protezione per colture, costituiti da strutture in ferro del tipo tunnel con copertura in plastica e un impianto irriguo con un sistema di tubazioni, raccordi ed erogatori”. Tutto abusivo e posizionato su una fascia costiera sottoposta a rigidi vincoli.

Il coordinamento della Procura e i sigilli della Task Force

La maxi-operazione rappresenta uno dei primi importanti segnali della nuova linea di rigore ambientale tracciata dalla Procura lametina, che ha messo in campo un massiccio dispositivo interforze.
L’attività ha visto impegnato un gruppo ad hoc costituito da personale della Guardia Costiera di Vibo Valentia e Pizzo, dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Vibo, dal Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme e dal Gruppo Carabinieri Forestale di Catanzaro, con il supporto scientifico dell’Arpacal. Per il titolare dell’azienda agricola è scattata la denuncia: sono state contestate le ipotesi di reato di occupazione abusiva di area demaniale marittima e violazione della normativa paesaggistica, proprio perché l’area sottratta alla collettività è sottoposta a speciali vincoli tutori e inibitori.

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