21 Settembre 2026
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Balla ancora, Tank Man: l’adolescenza ferita, la violenza e la memoria che non si piega

Il secondo romanzo di Francesco Pileggi: dalla Calabria alla rivolta di Piazza Tienanmen, una storia di ragazzi che scoprono sulla propria pelle quanto il male possa cambiare una vita

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di Claudio Cavaliere* – Ha impiegato tre anni Francesco Pileggi per dare alle stampe il suo secondo romanzo. Ma questa attesa, così lunga per quanti hanno amato il suo primo lavoro dal titolo buono per un film della Wertmüller – Quando mia madre indossò la maglietta di Franz Beckenbauer – è stata ampiamente ripagata. Sempre per Rubbettino, a fine 2025 è stato pubblicato Balla ancora tank man (pp. 268 – 18€).

E se il primo romanzo era stato il classico cazzotto in faccia inaspettato che ti faceva dire, e non solo per il titolo, “mamma mia! …”, questo suo secondo libro conferma la capacità dell’autore di emozionare, di trasportarti in una trama singolare e coinvolgente attraverso personaggi credibili e vividi.

Una scrittura cinematografica

Anche questa volta l’esperienza di Pileggi come registra teatrale e film-maker sono servite a rendere il racconto così vero e affascinante, sviluppandosi in una trama cinematografica. La prima cosa che colpisce sono le assonanze tra i due romanzi.

La Calabria come luogo simbolo

Anzitutto l’ambientazione. La sua terra d’origine, Calabria, quasi certamente Lamezia Terme, non fosse altro per la presenza di una protagonista naturale del romanzo: la cava. Quella che fa brutta mostra di sé nella città della piana, visibile da ogni dove, simbolo di spregio ambientale, malaffare, criminalità organizzata.

Una banda di adolescenti (con una capa)

In secondo luogo, i personaggi. Anche questa volta un gruppo di adolescenti: otto nel primo romanzo, cinque in questo, con la differenza che questa banda di ragazzi ha “una capa”, Clara.

La lingua come marchio di fabbrica

In terzo luogo, la lingua, vero marchio di fabbrica dell’autore. Una lingua naturalmente scandita, con la fluidità del racconto che attraversa rapidamente gli eventi. È il modo più semplice di raccontare, quello delle fiabe, senza elaborate costruzioni o necessità di addentrarsi in profondità psicologiche. Sono gli avvenimenti, magistralmente descritti, a definire “naturalmente” i caratteri dei personaggi.

Dalla provincia al mondo: Piazza Tienanmen

Infine, la capacità di mettere in relazione vite in apparenza marginali, che si svolgono in un ambiente limitato, con i grandi avvenimenti del mondo. Se nel suo primo romanzo erano diversi questi avvenimenti, in Balla ancora tank man la rivolta di Piazza Tienanmen diventa il riferimento quasi unico, in virtù del potere llucinatorio che la famosa foto dell’uomo che ferma i tank ha sull’adolescente Paolo, l’io narrante del libro. Fin qui le assonanze.

Quando la violenza prende corpo

Se nella prima parte del romanzo si ride molto, nella seconda la violenza prende pian piano corpo, esplodendo tra le pagine per imprimersi nella carne viva di questi ragazzi. Una violenza criminale che ti porta a tifare, a riflettere, a capire come questa possa cambiare realmente le vite delle persone sulle quali si infrange, a tal punto da far dire al protagonista: “Siamo anche ciò che qualcuno ci costringe a diventare”.

Una realtà non edulcorata

E qui Pileggi apre più di uno squarcio, raccontando una realtà affatto edulcorata, perché questi ragazzi sono reali, come i segni che si portano dentro, con tutte le sfumature della sofferenza di chi in qualche modo è sopravvissuto. Ma, soprattutto, pone il confronto indiretto e attualissimo con chi doveva proteggerli e non lo ha fatto per pavidità, connivenza, quieto vivere. Qualcosa che continua ad accadere con grande frequenza.

Scavare nella violenza, senza scorciatoie

Ed è qui che emerge la sostanza profonda del narratore, poiché non è facile scavare nella violenza e riportarla per mezzo della lingua resa credibile nei dialoghi. Né l’autore si sottrae ipocritamente al tema dell’istinto della vendetta, per evitare che i suoi personaggi diventino per sempre solo vittime, così come al giudizio postumo di chi quella violenza la esercita: “La si lascia davvero sulla terra la cattiveria che si possiede, alla fine?… Dispiacersi della loro morte è umano, ma, la morte, non spreca il suo tempo a cancellare peccati … Non bisogna offendere chi per quella cattiveria continuerà a penare…”

Un romanzo senza consolazioni

Non è un romanzo consolatorio questo. È fatto di ragazzi che riescono a tenersi a galla, a non sprofondare nel senso di annullamento di sé, grazie alla riserva di affetto che traggono dalla loro amicizia. Di un piccolo gruppo che riesce a trasmettere e nutrire i sogni da adolescenti, con la capacità interiore di guardare dritto in faccia il male e infine di condividerlo.

I libri veri

Naturalmente vi sono innumerevoli altre suggestioni tra le righe, come solo i libri veri sanno fare. Perché i libri che suscitano emozioni vanno letti.

*Giornalista e sociologo

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