A pochi mesi dall’uscita, Exit Queen di Francesco Spartà e Marco Ubezio è quasi alla seconda ristampa. Un successo che conferma quanto il tema sia attuale: il romanzo immagina che la Gran Bretagna decida il futuro della monarchia con un referendum e, partendo dalla lezione della Brexit, si interroga su quanto le istituzioni più antiche possano resistere ai cambiamenti del nostro tempo. Ne parliamo con gli autori.
Come nasce l’idea di Exit Queen?
Francesco Spartà e Marco Ubezio: “L’idea nasce dall’osservazione di un mondo che cambia velocemente. Negli ultimi anni abbiamo assistito a eventi che sembravano impensabili fino a poco tempo prima: dalla Brexit alle profonde trasformazioni degli equilibri internazionali. Con Marco ci siamo chiesti se esistesse davvero qualcosa di intoccabile nelle democrazie moderne. Da lì è nata la provocazione narrativa: cosa accadrebbe se anche la monarchia britannica venisse messa in discussione attraverso uno strumento democratico come un referendum? E quale sarebbe stata la reazione di Elisabetta di fronte a tale evento? Queste sono state le domande affascinanti che meritavano di essere trasformate in una storia”.
Il titolo richiama inevitabilmente la Brexit
Marco: “Certamente, ma anche la fine del Regno di Elisabetta e, infatti, non è un caso che l’intero romanzo si svolga nell’ultimo anno di vita della Regina. E che la data fissata per il referendum, l’otto settembre, sia anche quella della morte della Sovrana“. Francesco: “L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea ha rappresentato uno spartiacque nella storia recente britannica e della stessa Europa. Ha dimostrato che anche decisioni considerate irreversibili possono essere rimesse in discussione. Con Exit Queen abbiamo voluto applicare lo stesso principio a un simbolo ancora più radicato nell’immaginario collettivo. Il titolo vuole essere immediatamente evocativo e suggerire al lettore che si troverà davanti a una sfida politica e culturale di enorme portata”.
Marco, da esperto della monarchia britannica, quanto c’è di reale nel libro?
Marco: “Ho avuto l’onore di scrivere, insieme ad Alberto Mattioli, una biografia della Regina, pubblicata nel 2022 da Garzanti e posso dire con una certa tranquillità che i rituali domestici descritti nel romanzo sono fedeli alla realtà. Gli appassionati di Elisabetta troveranno anche qualche dettaglio inedito, non scandagliato da altre biografie”.
Francesco, da giornalista che si occupa anche di Esteri, quanto la realtà internazionale ha influenzato la stesura del romanzo?
Francesco Spartà: “Moltissimo. Viviamo in un’epoca in cui nulla sembra più intoccabile: partiti, governi, alleanze internazionali. Questo clima di cambiamento continuo ci ha fornito molti spunti per immaginare una crisi istituzionale di grande portata. Per non parlare del tema del populismo, il vero protagonista del libro, più della regina Elisabetta e del primo ministro Gorringe”.
Nel romanzo emerge una domanda di fondo: le istituzioni, anche quelle più antiche e sacre come la monarchia, devono adattarsi ai tempi o restare immutabili?
Marco: “Qui la mia opinione non coincide perfettamente con quella di Francesco. A mio modesto avviso la monarchia non può imborghesirsi troppo, annullando la distanza con i sudditi, come ad esempio avviene nelle monarchie del nord Europa. Se la Corona perde il suo mistero rischia di diventare irrilevante. Come diceva il noto documentarista David Attenborough, amico di Elisabetta che ha appena compiuto 100 anni, riferendosi alle popolazioni primitive che aveva ripreso e studiato: se gli abitanti del villaggio entrano nella capanna del capo, il capo perde la sua autorità”. Francesco: “Concordo con Marco sulla necessità della Corona di mantenere il suo mistero, ma al tempo stesso ritengo fondamentale che si renda “appetibile” e anche più vicina alle nuove generazioni. Loro rappresentano il futuro e se andiamo a vedere i sondaggi, tra i giovani l’apprezzamento per la monarchia nel Regno Unito continua a essere decisamente basso. Gli stessi William e Catherine hanno avviato un modo di comunicare totalmente differente, attraverso il loro profilo social, seguito da oltre 17 milioni di followers. Una via di mezzo tra mistero e maggior vicinanza alla popolazione – come ha fatto la principessa del Galles in visita a Reggio Emilia stringendo mani e concedendo selfie – potrebbe essere un buon compromesso per garantire lunga vita ai Windsor”.












