“Una ragazzina di 13 anni esce di casa per una cosa semplice, quotidiana: comprare la merenda per i suoi fratelli. Entra in un minimarket e ne esce vittima di una violenza che rischia di segnare profondamente la sua vita. Di fronte a una vicenda così drammatica, ogni parola deve essere usata con rispetto. Ma proprio per questo non possiamo rimanere indifferenti davanti a ciò che è accaduto dopo l’arresto dell’uomo ritenuto responsabile della violenza: il pubblico ministero ha chiesto il carcere, ma dopo appena due notti l’indagato è tornato libero”. Così il Capogruppo di Fratelli d’Italia Consiglio regionale della Calabria Angelo Brutto.
La domanda del consigliere
“Secondo quanto riportato nelle motivazioni del giudice, tra gli elementi valutati ci sarebbero anche il fatto che l’uomo fosse incensurato, si fosse mostrato collaborativo e avesse manifestato dispiacere per quanto accaduto. Sono valutazioni che appartengono alla magistratura e che vanno rispettate. Ma da rappresentante delle istituzioni non posso non pormi una domanda: come si può chiedere a una bambina di ritrovare fiducia negli adulti, nei luoghi che frequenta e nella società, quando dopo una violenza così grave vede l’uomo accusato di averla commessa tornare libero dopo due sole notti? E ancora: come può il “dispiacere” di chi è accusato di una violenza cancellare, anche solo simbolicamente, la paura, il trauma e le conseguenze che quella violenza può lasciare nella vita di una tredicenne? – domanda Brutto -. Nessuno chiede alla politica di sostituirsi alla magistratura e nessuno pretende di anticipare una sentenza. Ma la politica ha il dovere di ascoltare la domanda di sicurezza che arriva dalle famiglie e, soprattutto, di non perdere mai di vista la vittima. Per ogni Governo, per ogni istituzione, la sicurezza e la tutela delle persone devono rappresentare una priorità. Le norme ci sono, così come ci sono uomini, mezzi e risorse messi in campo dallo Stato per prevenire i reati, contrastare la violenza e proteggere i cittadini. Ma se, di fronte a episodi così gravi, la risposta che arriva alla comunità è quella di una persona accusata di una violenza così grave che torna libera dopo appena due notti, allora diventa inevitabile chiedersi se tutto questo sia sufficiente. Perché ogni sforzo fatto per garantire sicurezza e tutela rischia di diventare vano se alla fine i cittadini, e soprattutto le vittime, non percepiscono concretamente quella protezione”.
La forza di una società civile
Per il capogruppo di FdI “la giustizia deve garantire i diritti di tutti, ma una società civile deve anche essere capace di far sentire una bambina vittima di violenza protetta, creduta e mai lasciata sola”. “Perché il vero interrogativo, oggi, non riguarda soltanto ciò che accadrà all’indagato. Riguarda soprattutto ciò che accadrà a quella piccola: come potrà tornare a vivere serenamente, a fidarsi degli altri e a sentirsi al sicuro dopo quello che ha subito? A lei e alla sua famiglia va tutta la mia solidarietà. E alle istituzioni rivolgo un appello: facciamo in modo che, oltre alla violenza subita, questa bambina non debba sopportare anche il peso della paura e della sfiducia” – conclude Brutto.












