13 Agosto 2026
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La storia di Denis Bergamini diventa un corto da Oscar: l’opera del regista Francesco Gallo punta ad Hollywood

Il cortometraggio "Denis 18.11.89" ripercorre le prime ventiquattro ore dopo la tragedia attraverso gli occhi della sorella Donata. La pellicola corre per la qualificazione agli Academy Awards 2027

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La drammatica vicenda di Denis Bergamini, il centrocampista del Cosenza scomparso in circostanze misteriose nel 1989, sbarca negli Stati Uniti e punta dritta al premio più prestigioso del cinema mondiale. Il cortometraggio “Denis 18.11.89”, scritto e diretto dal regista cosentino Francesco Gallo, è infatti ufficialmente in corsa per la qualificazione agli Academy Awards 2027 nella categoria Best Documentary Short Subject.
La pellicola ha già completato la qualificante “theatrical run” di sette giorni al Lumiere Cinema at the Music Hall di Beverly Hills, grazie alla distribuzione curata da Voce Spettacolo di Walter Nicoletti.

Un giallo lungo trentisette anni: dal tragico fatto di cronaca al processo

Nato ad Argenta nel 1962 e amatissimo dalla tifoseria rossoblù, Denis Bergamini venne trovato privo di vita il 18 novembre 1989 lungo la Statale 106 Jonica, all’altezza di Roseto Capo Spulico. Per anni la sua morte è stata archiviata come un suicidio, tesi che vedeva il giovane calciatore lanciarsi sotto un camion ma a cui la famiglia non ha mai creduto.
La tenacia dei familiari ha permesso di far riaprire l’inchiesta e di arrivare a una sentenza di condanna per omicidio, con il procedimento d’appello attualmente in corso a Catanzaro.

La prospettiva intima del regista Francesco Gallo e le dichiarazioni

Il cortometraggio sceglie di non ripercorrere l’intera vicenda giudiziaria, preferendo concentrarsi su una prospettiva intimista e toccante: la ricostruzione delle prime ventiquattro ore successive alla tragedia viste attraverso gli occhi della sorella Donata. Nel cast figurano Chiara Gatti nel ruolo di Donata, Francesco Scornaienghi nei panni di Denis e Carmelo Giordano in quelli del padre Domizio.
“È il racconto del suo viaggio dall’Emilia-Romagna alla Calabria e del muro di silenzi che trova al suo arrivo, tra ospedali e caserme”, sottolinea il regista Francesco Gallo. “È sicuramente il più lungo e drammatico giallo nella storia del calcio italiano, comunque uno dei grandi rimossi della storia italiana”.

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