2 Agosto 2026
2 Agosto 2026
spot_img

L’intelligenza artificiale che sa dire “non lo so”: la ricerca della calabrese Gaia Bertolino conquista Cambridge

La giovane ricercatrice di Simeri Crichi, formata all’Università della Calabria, lavora a sistemi di IA capaci di analizzare tosse e suoni respiratori, ma soprattutto di riconoscere i propri limiti

spot_img
spot_img
spot_img

Dalla provincia di Catanzaro ai laboratori dell’Università di Cambridge, passando dall’Università della Calabria. È il percorso di Gaia Bertolino, 25 anni, originaria di Simeri Crichi, protagonista di una ricerca internazionale che punta a rendere l’intelligenza artificiale applicata alla medicina più affidabile, trasparente e sicura.

Dal 2025 la giovane ricercatrice è impegnata in un dottorato in Computer Science presso l’Università di Cambridge, uno degli atenei più prestigiosi al mondo, grazie a un progetto sostenuto dalle azioni Marie Skłodowska-Curie dell’Unione europea, programmi altamente competitivi dedicati alla formazione e alla mobilità dei ricercatori.

Al centro del suo lavoro c’è una delle grandi sfide della medicina digitale: sviluppare sistemi di intelligenza artificiale capaci di analizzare informazioni sanitarie complesse senza limitarsi a fornire risposte automatiche, ma imparando anche a riconoscere quando non possiedono dati sufficienti per formulare una valutazione affidabile.

L’intelligenza artificiale che ascolta il respiro

La ricerca di Gaia Bertolino riguarda in particolare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale conversazionale applicata alla salute respiratoria. I sistemi studiati dalla ricercatrice sono progettati per analizzare registrazioni audio contenenti tosse, rumori respiratori e suoni polmonari, interpretando contemporaneamente anche le domande poste dall’utilizzatore.

In futuro, un paziente o un medico potrebbe fornire al sistema una registrazione e chiedere, ad esempio, se siano presenti particolari alterazioni del respiro, quali caratteristiche emergano dal segnale audio o se siano necessari ulteriori approfondimenti.

L’obiettivo è trasformare dati complessi in informazioni comprensibili, superando il limite di molti strumenti tradizionali di intelligenza artificiale, spesso capaci di produrre soltanto classificazioni tecniche o punteggi difficili da interpretare senza competenze specialistiche.

La tecnologia, però, non nasce per sostituire il medico. Il suo ruolo sarebbe quello di offrire un supporto nella raccolta delle informazioni, nella valutazione preliminare e nel monitoraggio dei pazienti, anche attraverso strumenti facilmente accessibili come smartphone e dispositivi indossabili.

La sfida più importante: insegnare all’IA a riconoscere i propri limiti

Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda la sicurezza. Un sistema di intelligenza artificiale può infatti produrre risposte estremamente convincenti anche quando i dati disponibili sono insufficienti, incompleti o poco affidabili. In ambito sanitario questo rappresenta un rischio particolarmente delicato. Per questo motivo Gaia Bertolino studia modelli capaci non soltanto di fornire informazioni, ma anche di valutare il proprio livello di affidabilità.

L’obiettivo è creare un’intelligenza artificiale in grado di dire, quando necessario, che non dispone degli elementi sufficienti per rispondere correttamente: chiedendo una registrazione migliore, ulteriori informazioni oppure suggerendo il coinvolgimento di un professionista sanitario. Una caratteristica fondamentale per trasformare gli attuali sistemi generativi in strumenti realmente utilizzabili nella pratica clinica.

La ricerca analizza inoltre il comportamento degli algoritmi in condizioni vicine alla realtà quotidiana: registrazioni effettuate con dispositivi differenti, ambienti rumorosi, variazioni tra pazienti e presenza di patologie diverse. Solo verificando la capacità del sistema di adattarsi a situazioni complesse è possibile valutarne la reale efficacia fuori dai laboratori.

La formazione nata in Calabria

Prima di arrivare a Cambridge, Gaia Bertolino ha costruito il proprio percorso interamente in Calabria. Dopo il diploma con lode al Liceo scientifico “Luigi Siciliani” di Catanzaro, ha scelto l’Università della Calabria per gli studi universitari, conseguendo prima la laurea triennale in Ingegneria informatica e poi, nel luglio 2025, la laurea magistrale in Ingegneria informatica con curriculum in Intelligenza Artificiale presso il Dipartimento di Ingegneria informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemistica.

La sua tesi magistrale, dedicata proprio all’analisi dei segnali audio respiratori attraverso l’intelligenza artificiale, è stata supervisionata dal professor Domenico Talia dell’Università della Calabria e dalla professoressa Cecilia Mascolo dell’Università di Cambridge. Un lavoro che ha rappresentato il punto di partenza per la collaborazione scientifica internazionale poi proseguita con il dottorato.

Oggi Bertolino opera nel Mobile Systems Lab dell’Università di Cambridge, ambiente di ricerca dove intelligenza artificiale, dispositivi mobili e tecnologie digitali per la salute si incontrano.

“Si può partire dalla Calabria e arrivare nel mondo”

Il percorso della giovane ricercatrice rappresenta anche un messaggio per tanti studenti che scelgono di formarsi lontano dai grandi centri internazionali. “Venendo da un piccolo paese del Sud, ho scelto di studiare all’Unical perché credevo nelle opportunità che questa università poteva offrirmi”, racconta Gaia Bertolino.

“Essere oggi a Cambridge dimostra che si può partire dalla Calabria, crescere attraverso lo studio e la ricerca e confrontarsi con realtà scientifiche internazionali. Il mio obiettivo è riuscire, un giorno, a restituire valore alla mia terra”. Una storia che unisce territorio e innovazione, mostrando come anche dalla Calabria possano nascere competenze capaci di misurarsi con le sfide tecnologiche più avanzate.

La ricerca di Gaia Bertolino guarda infatti a un futuro nel quale l’intelligenza artificiale non sarà soltanto più potente, ma anche più responsabile: strumenti capaci di aiutare l’uomo, spiegare le proprie valutazioni e soprattutto comprendere quando è necessario lasciare spazio alla decisione umana.

spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor