Premio nazionale Paolo Borsellino 2026 al comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo, che ha dedicato il riconoscimento all’impegno quotidiano dei militari nella lotta alla mafia e alla memoria di quanti hanno perso la vita servendo lo Stato. La cerimonia si è svolta a L’Aquila, nell’ambito della 34ª edizione del premio. “Non è un riconoscimento alla mia persona ma un omaggio all’Arma, al suo impegno costante nella lotta alla mafia”, ha dichiarato Luongo dopo aver ricevuto il premio, sottolineando il valore collettivo del riconoscimento e il contributo dei Carabinieri impegnati sul territorio.
Il ricordo dei Carabinieri e degli anni trascorsi in Calabria
Nel suo intervento, il comandante generale ha voluto dedicare il premio ai militari che non ci sono più, definendoli “sentinelle silenziose” del territorio, capaci di assicurare sicurezza ai cittadini anche attraverso un lavoro spesso lontano dai riflettori. Un pensiero particolare è andato anche agli uomini che, tanti anni fa, hanno condiviso con lui l’impegno in Calabria contro la criminalità mafiosa. “A quegli uomini che tanti anni fa, insieme a me in Calabria, si sono impegnati a fronteggiare la minaccia subdola e pervicace della mafia. Qualcuno non c’è più e a loro va il mio pensiero più affettuoso”, ha affermato Luongo. Parole che richiamano il valore della memoria e il sacrificio di chi ha operato in prima linea per contrastare le organizzazioni criminali, in un percorso che continua a coinvolgere le istituzioni e le forze dell’ordine.
Luongo: “Ai giovani dico di credere nei valori”
Il comandante generale ha poi richiamato il significato della memoria di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, sottolineando come il ricordo del loro esempio debba tradursi in un impegno concreto per il futuro. “Rinnovare la memoria significa dare delle prospettive, dare una visione”, ha dichiarato Luongo, rivolgendosi soprattutto alle nuove generazioni: “Ai giovani dico: credete nei valori, credete in quello per cui i nostri padri hanno lavorato e che è stata la bussola che ha orientato l’agire di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone”. Un richiamo alla legalità che, nelle parole del generale, non può limitarsi alla celebrazione del passato, ma deve diventare un riferimento per le scelte e i comportamenti quotidiani.
La fiducia dei cittadini e il servizio allo Stato
Nel suo discorso, Luongo ha posto l’accento anche sul rapporto tra istituzioni e cittadini, indicando nella fiducia pubblica uno degli elementi fondamentali per la credibilità dello Stato. “L’istituzione per essere credibile deve avere la fiducia dei cittadini”, ha sottolineato, ricordando la responsabilità di chi opera in uniforme: “Noi che serviamo in armi e serviamo in divisa dobbiamo sempre fare in modo che questa filiera della fiducia si rinnovi attraverso il nostro esempio e il nostro modo di lavorare al servizio degli altri, anteponendo sempre l’interesse pubblico a quello personale”.














