6 Luglio 2026
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Ripartono in Turchia gli scavi di Nicea: si studia la basilica sommersa del primo Concilio. Sinergia tra università

Al via la missione internazionale che unisce l'Università della Calabria e l'Accademia di Catanzaro all'Ateneo di Bursa. Un approccio multidisciplinare per svelare i segreti della cattedrale sommersa nel lago di İznik e della sua monumentale area cimiteriale

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La Calabria si fa protagonista di una prestigiosa pagina di ricerca internazionale nel cuore della Penisola Anatolica, là dove affondano le radici storiche e dottrinali della cristianità. Grazie a una convenzione scientifica sottoscritta dall’Università della Calabria, dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e dall’Università Uludağ di Bursa, è ufficialmente partita l’1 luglio 2026 una campagna di scavi e ricerche nell’antica Nicea, l’odierna İznik. La missione si prefigge l’obiettivo di studiare e valorizzare uno dei complessi archeologici più significativi della Turchia: la grande basilica sommersa e la vasta area cimiteriale che la circonda, situata nel nucleo dell’antica metropoli della Bitinia, da sempre crocevia geopolitico e culturale strategico.

L’area di indagine custodisce un valore storico e religioso di portata globale. A Nicea, nel 325 d.C., si tenne infatti il primo Concilio ecumenico, convocato dall’imperatore Costantino a seguito dell’Editto di Milano del 313. In pieno accordo con papa Silvestro, l’imperatore promosse e garantì i lavori conciliari ai quali presero parte circa 300 vescovi giunti da ogni confine dell’Impero, chiamati a definire la natura di Cristo. Fu in quella sede che venne formulato il dogma della consustanzialità del Figlio, riassunto nella formula “generato e non creato, della stessa sostanza del Padre”. La medesima città ospitò successivamente, nel 787, il secondo Concilio di Nicea, voluto dall’imperatrice Irene su impulso di papa Adriano I per dirimere la delicata questione del culto delle immagini.

La scoperta della basilica e il piano di ricerca multidisciplinare

Il fulcro delle attività sul campo ruota attorno a una straordinaria struttura ecclesiastica rimasta nascosta per secoli sotto le acque del lago di İznik. L’edificio fu individuato nel 2014 dal professor Mustafa Şahin attraverso l’analisi di una serie di fotografie aeree che rivelarono la pianta di una monumentale chiesa a tre navate, dotata di un’abside semicircolare orientata a est e di un nartece d’ingresso. Fino a oggi, le indagini condotte dagli archeologi turchi hanno permesso di documentare una fitta serie di sepolture sia all’interno dell’aula ecclesiale sia nell’area perimetrale esterna.

Le nuove attività di ricerca sul campo sono coordinate dal professor Şahin e vedono il nucleo dei ricercatori italiani impegnato prevalentemente nelle indagini all’interno della basilica. Il piano d’azione seguirà un rigoroso approccio multidisciplinare in cui convergeranno metodologie differenti: dalle analisi antropologiche dei resti umani alle prospezioni geofisiche, passando per le ricognizioni subacquee e lo studio archeometrico delle strutture murarie. L’orizzonte scientifico è quello di ricostruire la complessa stratigrafia e l’evoluzione cronologica del sito monumentale e della sua necropoli.

Il team scientifico e la cooperazione accademica calabrese

L’eccellenza accademica calabrese schiera in prima linea docenti ed esperti di chiara fama per l’esecuzione dei rilievi. Per il Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria partecipano alle operazioni Franca C. Papparella, docente di Archeologia cristiana e tardoantica, e Salvatore Medaglia, docente di Archeologia classica.

L’Accademia di Belle Arti di Catanzaro partecipa alla missione con Francesco Cuteri, docente di Teorie del paesaggio, ed Elena Di Fede, docente di Beni culturali e ambientali. Il team di ricerca è ulteriormente integrato dall’antropologa Doriana Boschelli e vede il coinvolgimento attivo di diversi studenti dell’istituto di Catanzaro, giunti in Turchia grazie alle borse di mobilità del programma Erasmus, a testimonianza di un progetto capace di unire l’alta ricerca scientifica alla formazione sul campo delle nuove generazioni di professionisti dei beni culturali.

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