Sarebbe entrato nel sistema informativo non per ragioni di servizio, ma per captare dati su familiari, amici e professionisti, elargendo “favori” in cambio di utilità e dell’assunzione di un suo parente ad un imprenditore. Fatti che si sarebbero verificati tra il 2021 e il 2025 e rispetto ai quali il procuratore aggiunto Giulia Pantano e il sostituto procuratore Saverio Sapia hanno chiuso le indagini nei confronti dell’ispettore di polizia alla Squadra Volanti della Questura di Catanzaro Simone Cortese, 39enne, di Chiaravalle ma residente a Montepaone e per l’imprenditore Paolo Paoletti. La Procura ipotizza nei confronti del poliziotto, destinatario lo scorso mese di febbraio di una misura cautelare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico vergata dal gip Gilda Danila Romano e notificatagli dai carabinieri del Ros, l’accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico e corruzione in concorso con Paoletti. Domiciliari poi revocati e sostituiti con la sospensione dall’esercizio delle funzioni pubbliche, e quindi dall’attività lavorativa.
Informazioni in cambio dell’assunzione di un parente
Un’indagine nata in seguito all’arresto nel 2024 dell’imprenditore Paolo Paoletti, di Soverato, titolare di una serie di supermercati nel Catanzarese e condannato in primo grado nel processo Ergon a 7 anni, 9 mesi, 10 giorni e 4.733 euro di multa per sfruttamento dei lavoratori. Gi investigatori hanno analizzato il cellulare dell’imprenditore scoprendo una serie di messaggi, dai quali sarebbe emerso il rapporto di amicizia datato nel tempo tra Paoletti e l’ispettore di polizia. In quel cellulare, secondo le ipotesi di accusa la prova della corruzione: Cortese sarebbe entrato nello Sdi, nell’interesse di Paoletti, per verificare delle targhe e il poliziotto in cambio avrebbe chiesto e ottenuto l’assunzione di un suo parente e altre utilità:sconti sui suoi supermercati e regalie per un valore di svariate centinaia di euro. Circa 150 gli accessi al sistema informatico, documentati nell’avviso di conclusione delle indagini, attraverso cui l’indagato avrebbe “spiato” reiteratamente parenti, amici, conoscenti, avvocati, ricercandone le posizioni per “curiosità” .
Il diritto di difesa
Gli indagati, assistiti dai legali Massimo Rattà e Aldo Ferraro per Cortese, Francesco Gambardella e Sergio Rotundo per Paoletti, avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati dal pubblico ministero, depositare memorie difensive, rilasciare dichiarazioni spontanee, e compiere ogni altro atto utile per l’esercizio del diritto di difesa prima che pubblici ministeri procedano oltre con una richiesta di rinvio a giudizio.










