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20 Giugno 2026
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Sud, identità e memoria: a Trame Festival il dibattito su antimeridionalismo e restanza

L’antropologo Vito Teti ha presentato il suo saggio La razza maledetta, affrontando i temi dell’antimeridionalismo storico e delle nuove forme di marginalizzazione

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Nel corso della quinta giornata della quindicesima edizione di Trame Festival, l’antropologo e scrittore Vito Teti ha presentato la nuova edizione del saggio La razza maledetta, dedicato ai temi dell’antimeridionalismo, del separatismo e delle forme storiche di razzismo legate alla questione meridionale. L’incontro, moderato dal giornalista Goffredo Buccini, ha offerto l’occasione per un approfondimento sulle radici storiche delle disuguaglianze tra Nord e Sud Italia e sulle loro reinterpretazioni contemporanee.

Antimeridionalismo e radici storiche dello stigma

Il saggio di Teti ripercorre le aspettative tradite del Mezzogiorno dopo l’Unità d’Italia e analizza la diffusione delle teorie positiviste che, tra Ottocento e Novecento, alimentarono una visione gerarchica tra Nord e Sud. Nel dibattito è stato richiamato anche il pensiero di autori come Cesare Lombroso, le cui teorie furono successivamente confutate dalla storiografia critica e dal pensiero meridionalista, da Salvemini a Gramsci.

Tra nuove disuguaglianze e autonomia differenziata

Nel confronto è emersa anche l’attualità del tema, con riferimenti alle nuove forme di disuguaglianza territoriale e alle tensioni legate al progetto di autonomia differenziata. Secondo le riflessioni emerse, il rischio è quello di accentuare il divario tra regioni, con effetti potenzialmente rilevanti su servizi essenziali come istruzione, sanità e politiche culturali, aggravando fenomeni già presenti come lo spopolamento del Mezzogiorno.

Il concetto di “restanza” come chiave di lettura

Fulcro dell’intervento di Teti è stato il concetto di “restanza”, inteso come chiave interpretativa per rileggere il rapporto tra persone, territori e identità. Non una forma di immobilismo, ma un processo di risignificazione dei luoghi e di costruzione di nuovi legami comunitari, capace di valorizzare le aree fragili senza contrapposizioni geografiche rigide.

In questa prospettiva si inseriscono esperienze e reti come l’“Atlante della Restanza”, che mappano pratiche e comunità impegnate nel contrasto allo spopolamento e nella valorizzazione dei territori.

Un pensiero tra memoria e futuro

Nel suo intervento, Teti ha ribadito la necessità di una rilettura critica della storia del Sud, non in chiave nostalgica ma come strumento per restituire dignità ai territori e a chi li abita. Un approccio che, secondo quanto emerso dal dibattito, si configura come una possibile traiettoria per affrontare le sfide contemporanee legate alle trasformazioni sociali ed economiche del Paese.

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