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21 Giugno 2026
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Thàlassa, il mare non è solo cartolina: “Così la Calabria può trasformarlo in lavoro, cultura e futuro”

Da Vibo a Pizzo il festival promosso dal GALPA MariCal rimette al centro pescatori, comunità costiere e blue economy. Alvaro: “Il mare può diventare una straordinaria infrastruttura di sviluppo”

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Il mare come spazio culturale, economico e identitario torna al centro del dibattito pubblico in Calabria grazie a “Thàlassa – Storie dal mare”, il festival che si svolge tra le coste di Vibo Valentia e Pizzo Calabro. Un progetto che nasce all’interno di una visione più ampia di sviluppo sostenibile legato alla blue economy, coinvolgendo comunità, istituzioni, operatori del settore ittico e realtà culturali.

Non un semplice cartellone culturale, composto da circa 40 eventi che si susseguiranno sino a settembre, ma un processo collettivo. Un laboratorio permanente di identità, visioni e appartenenza che prende forma sulle coste calabresi per restituire centralità al mare come occasione di dialogo, memoria, accoglienza e contaminazione culturale.

Ideato e diretto da Angelica Artemisia Pedatella, Thàlassa, finanziato a valere sull’Avviso “Attività Culturali – Annualità 2025” con risorse POC 2014/2020 – Az. 6.8.3, è promosso dal GALPA MariCal, organizzazione che sostiene le comunità costiere di pesca e acquacoltura da Buonvicino a Melito di Porto Salvo. A condurci alla scoperta di questa realtà è il presidente Antonio Alvaro.

Di cosa si occupa il GALPA MariCal?

“Il GALPA MariCal è letteralmente il Gruppo di Azione Locale Pesca della Calabria centro-settentrionale. Nasce dall’idea di creare un’alleanza tra comunità, imprese e territori che scelgono di lavorare insieme per costruire una blue economy giusta, sostenibile e capace di generare futuro. Tra i nostri obiettivi principali c’è la volontà di rimettere al centro la figura del pescatore, il custode e l’imprenditore del mare da cui può ripartire una vera visione sostenibile di questa risorsa umana, culturale, politica e spirituale: il mare”.

Vi definite “un’alleanza di comunità, imprese e territori”. Cosa significa concretamente questa definizione per le comunità costiere calabresi?

“La nostra progettazione è fatta di dialogo, percorsi sul territorio, ricerca di esigenze e risposte a bisogni concreti. Partiamo soprattutto dall’idea che il mare è responsabilità collettiva. Un ente come il nostro si occupa di assumere questa responsabilità e condividerla. Perché nessuna responsabilità pubblica può essere legittimamente assunta da pochi se non c’è compartecipazione della collettività”.

Quali sono oggi le principali criticità delle aree costiere tirreniche calabresi che cercate di affrontare?

“Tra le problematiche più urgenti c’è la gestione e la sopravvivenza della pesca locale. Come già detto, stiamo costruendo una serie di iniziative e di opportunità legate alla figura del pescatore perché le famiglie che si sono occupate di pesca possano continuare a farlo, all’interno di un’economia giusta che rispetti il mare e le persone. L’altro dato inquietante a cui stiamo cercando di ovviare è la poca conoscenza della cultura del mare presso le popolazioni che vivono in particolar modo le coste. L’inquinamento, il poco rispetto delle spiagge e i comportamenti illeciti legati al mare rappresentano un problema principalmente culturale. Si è dato per scontato troppe volte che vivere in un posto significa automaticamente conoscerlo bene. Non è così. Lo stile di vita attuale allontana, tra l’altro, le persone e soprattutto i giovani dal rapporto con il territorio. Nostro compito è aiutare il ripristino di questa relazione, anche”.

In che modo la Strategia di Sviluppo Locale può contribuire a creare nuove opportunità economiche per i pescatori, ma anche per i giovani del territorio?

“Stiamo preparando azioni specifiche, attraverso la promozione di bandi mirati a favorire anche le comunità di pesca. Rappresentano il primo strumento per la corretta gestione economica del mare. Vogliamo offrire speranza ai piccoli operatori del mare”.

In tema di blue economy, quali sono le opportunità più promettenti per la Calabria?

“Sicuramente il rilancio del settore della pesca, del settore della nautica da diporto e della portualità. L’acquacoltura e lo sviluppo di biotecnologie blu, insieme al turismo costiero esperienziale, possono essere essenziali per divulgare un nuovo atteggiamento di conoscenza e tutela degli ecosistemi marini – tra l’altro, la Calabria può andar fiera del proprio patrimonio marino – anche sfruttando le diverse Bandiere Blu e le Aree Marine Protette che sono in netta crescita. Abbiamo tutti gli strumenti per mirare a diventare un hub di riferimento nel Mediterraneo ed è quello che intendiamo fare, proseguendo nel percorso già iniziato”.

In che modo il GALPA favorisce la partecipazione diretta delle comunità locali ai processi decisionali?

“Organizziamo assemblee e tavoli tematici, workshop aperti a pescatori, operatori turistici e amministratori e attraverso il partenariato pubblico-privato integriamo enti pubblici, associazioni di categoria, cooperative e privati nei processi decisionali dell’ente. Attraverso le SSL, Strategie di Sviluppo Locale, coinvolgiamo gli stakeholder che partecipano all’analisi congiunta del territorio”.

Il mare, spesso, viene percepito solo come risorsa economica. Perché è importante valorizzarlo anche come patrimonio culturale e identitario?

“È molto semplice: perché noi lo viviamo. È nei nostri occhi, nelle orecchie, nel cuore. Il mare ci offre quello che noi sappiamo cogliere, per questo la conoscenza è importante. E poi il nostro percorso di civiltà è legato fortemente al mare, smettere di curarsene significherebbe rinnegare la storia di una regione che oggi offre opportunità di crescita e di visioni non trascurabili”.

A tal proposito è nata l’idea del Festival Thàlassa. Perché il GALPA ha deciso di investire in questo progetto culturale?

“Il festival è nato da una mia intuizione, frutto del confronto sui territori, condivisa con il direttore Fortunato Cozzupoli che, successivamente, lo ha programmato con il direttore artistico Angelica Artemisia Pedatella e tutto lo staff del gruppo BA17, che va davvero definito il team della Calabria, in quanto è costituito da validi professionisti di ogni provincia del territorio calabrese”.

Quali sono gli obiettivi che accomunano il festival e il GALPA?

“La formazione delle idee, il coinvolgimento delle generazioni, la condivisione di una cultura del mare che sia trasversale”.

Il festival, infatti, coinvolge istituzioni, scuole, associazioni e vari professionisti. Quanto è importante fare rete per generare sviluppo culturale e sociale?

“La rete è l’identità stessa di questo ente. Dall’idea progettuale al team che sta sviluppando le attività, la rete è il concetto e lo strumento. È la vera innovazione della nostra azione culturale, non più semplicemente piramidale, nonostante esistano ovviamente ruoli specifici e funzioni coordinate, ma dialogante. Rappresentare la comunità significa dare voce alla comunità, per questo i processi culturali vanno seguiti, discussi, affidati con responsabilità”.

Quali sono i progetti più ambiziosi che il GALPA intende sviluppare nel futuro prossimo?

“La prossima azione, già in corso, mira a sviluppare l’identità nuova del pescatore, quale piccolo imprenditore trasversale, attraverso sostegni economici e formativi. Intendiamo brandizzare il festival Thàlassa per farlo diventare progetto di formazione e identità dell’azione territoriale. Miriamo ad allargare e uniformare le azioni che stiamo dispiegando sul territorio di nostra competenza supportando le iniziative e promuovendo valori”.

In tal modo, coniugando identità marinara e sviluppo sostenibile, il mare può diventare non solo memoria del passato, ma soprattutto motore del futuro della Calabria?

“Il mare non deve essere considerato soltanto come un’eredità da custodire o come il luogo della nostra memoria collettiva. Il mare può e deve diventare una straordinaria infrastruttura di sviluppo per il futuro della Calabria. Quando parliamo di identità marinara, parliamo di comunità, mestieri, cultura, saperi tramandati da generazioni, ma anche di innovazione, impresa e nuove opportunità occupazionali. La sfida è trasformare questo patrimonio in valore economico, sociale e ambientale, creando nuove occasioni di lavoro per i giovani e rafforzando la competitività delle nostre comunità costiere. La piccola pesca artigianale, l’acquacoltura sostenibile, il turismo esperienziale legato al mare, i borghi marinari, la valorizzazione del pescato identitario, la tutela della biodiversità e l’economia blu rappresentano oggi alcuni dei principali motori di crescita per la Calabria. Come GALPA MariCal lavoriamo proprio in questa direzione: costruire un modello di sviluppo che parta dal mare per generare benessere diffuso, mantenere vive le tradizioni e, allo stesso tempo, creare nuove prospettive per le future generazioni. Il mare non è soltanto ciò che siamo stati; è soprattutto ciò che possiamo diventare. È una risorsa strategica capace di coniugare sostenibilità, innovazione e inclusione, trasformando le nostre coste in luoghi di opportunità, attrattività e futuro”.

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