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21 Giugno 2026
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Trame, il Sud cresce ma resta fragile. Bianchi (Svimez): “Calabria dinamica, ma aumenta il lavoro povero”

Teti avverte sui rischi dell’autonomia differenziata: "Svuoterebbe ancora il Mezzogiorno". Al festival di Lamezia il confronto su investimenti, Pnrr, salari bassi e spopolamento

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Il Sud cresce più del resto del Paese ormai da quattro anni. Un segnale positivo, che smentisce l’idea di un Mezzogiorno fermo e incapace di reagire. Ma dietro i numeri favorevoli si nascondono anche fragilità strutturali, rischi futuri e nodi ancora irrisolti. È il quadro tracciato da Luca Bianchi, direttore generale di SVIMEZ, intervenuto al Festival dei libri sulle mafie “Trame” a Lamezia Terme. “Gli ultimi dati SVIMEZ relativi al 2025 confermano che il Sud cresce più del resto del Paese ormai da quattro anni. È un fatto molto positivo e dimostra che il Sud non è un “vuoto a perdere” perché se si fanno investimenti, il territorio reagisce”, ha affermato Bianchi.

Il punto, però, è capire da cosa sia stata generata questa crescita e quanto possa durare. “Il vero tema, però, è che si tratta di una crescita trainata prevalentemente dalla spesa pubblica”, ha spiegato il direttore generale della SVIMEZ. Prima il Superbonus 110%, poi il PNRR, che ha rappresentato la componente principale dell’accelerazione registrata negli ultimi anni. “È un dato positivo — ha aggiunto — perché significa che le amministrazioni sono state in grado di cogliere questa occasione. Ma è anche un elemento di preoccupazione: cosa accadrà dopo il 2026, quando verrà meno questo forte traino? Il rischio è tornare un po’ al passato, con una crescita inferiore”.

Calabria dinamica, ma pesa la debolezza industriale

In questo scenario, la Calabria viene indicata da Bianchi come una delle regioni più dinamiche del Mezzogiorno. “Nel 2025 registra una crescita di circa l’1%, quasi il doppio di quella nazionale”, ha sottolineato. Anche questo risultato, tuttavia, resta legato in larga parte al settore delle costruzioni e ai servizi connessi al PNRR. Secondo Bianchi, infatti, permane “una debolezza complessiva del sistema industriale”. Un limite che rende più incerto il futuro, soprattutto quando verrà meno la spinta degli investimenti pubblici straordinari.

Da qui la necessità, indicata dal direttore generale della SVIMEZ, di non disperdere il ciclo degli investimenti e di costruire “un progetto di politica industriale capace di rafforzare alcuni settori strategici”. Il tema, dunque, non è soltanto crescere, ma capire come rendere quella crescita stabile, duratura e capace di produrre sviluppo reale.

Occupazione in aumento, ma cresce il lavoro povero

Il nodo più delicato riguarda la qualità dell’occupazione. I posti di lavoro aumentano, ma non sempre garantiscono redditi adeguati e prospettive solide. “Cresce l’occupazione, ma cresce anche il lavoro povero, con salari bassi”, ha detto Bianchi. Il fenomeno, secondo l’analisi SVIMEZ, dipende anche dalla composizione della crescita. Se ad aumentare sono soprattutto le costruzioni e i servizi legati al turismo, i salari medi restano contenuti e il miglioramento dei dati occupazionali non basta a cambiare davvero le condizioni sociali. “E non è questo il tipo di crescita capace di ridurre le migrazioni, soprattutto quelle dei giovani laureati”, ha osservato Bianchi. Il rischio, quindi, è che il Sud cresca nei numeri, ma continui a perdere capitale umano, competenze e giovani generazioni.

Teti: “Autonomia differenziata, rischio svuotamento del Mezzogiorno”

Al Festival Trame è intervenuto anche l’antropologo Vito Teti, studioso del Mezzogiorno, che ha affrontato il tema dello spopolamento e dei rischi legati all’autonomia differenziata. Secondo Teti, “lo sciagurato progetto dell’autonomia differenziata produrrebbe un ulteriore svuotamento del Mezzogiorno”. Una posizione netta, che collega il futuro del Sud non solo ai dati economici, ma anche alle scelte istituzionali e politiche del Paese. L’antropologo ha richiamato anche le responsabilità dei partiti di sinistra, ricordando l’approvazione della riforma del Titolo V. “C’è stata anche l’illusione che la Lega si potesse civilizzare — ha detto Teti — e oggi invece ci ha dato il generale Vannacci”.

“Non rispondere al razzismo con un razzismo al contrario”

Teti ha poi allargato la riflessione al linguaggio pubblico e al rapporto tra Nord e Sud, invitando a non cadere nella trappola della contrapposizione identitaria. “Non bisogna mai scendere sul terreno del razzista, né rispondere con un razzismo al contrario”, ha aggiunto. Il confronto di Trame restituisce così l’immagine di un Mezzogiorno che non è immobile, ma resta esposto a rischi profondi: la fine del traino del PNRR, la fragilità dell’apparato produttivo, il lavoro povero, la fuga dei giovani e il possibile impatto dell’autonomia differenziata. Una crescita c’è, ma la vera sfida è trasformarla in sviluppo duraturo, lavoro dignitoso e futuro per chi oggi continua a partire.

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