C’è un patto nato nel momento più difficile della stagione, che oggi mette Danilo Fanello in pole position per la riconferma sulla panchina della Vibonese. Si tratta di un’intesa fondata sulla fiducia reciproca, priva di vincoli burocratici: nulla di scritto, nessuna clausola formale, nessun contratto blindato. Solo una stretta di mano, ma di quelle che nel calcio, quando contano davvero. Questo accordo rappresenta il primo mattone fondamentale per la costruzione della nuova stagione dei rossoblù, un premio meritato dopo l’ottimo finale di campionato disputato alla guida della Vibonese con tanto di spareggio per non retrocedere vinto al “Razza” contro l’Acireale. Un’impresa sportiva di grande spessore che ha permesso al club di difendere con i denti il patrimonio della quarta serie e, al contempo, di iniziare a programmare un futuro più ambizioso per una piazza che merita ben altro.
La storia di questo connubio comincia lo scorso gennaio, quando Fanello accettò di salire sul treno rossoblù in corsa, in una situazione che appariva quasi disperata. La Vibonese era allo sbando, reduce dalla gestione fallimentare del binomio Cammarata-Costa, con la squadra precipita in piena zona pericolo e il rischio concreto di scivolare nel baratro della retrocessione. In quel momento di profonda crisi serviva una scossa immediata, ma serviva soprattutto qualcuno disposto a prendersi una responsabilità enorme. Alla guida della società era appena arrivato Rino Putrino, chiamato a rimettere ordine in un ambiente sfibrato dalle sconfitte. Insieme ad Alessio Bompasso e al patron Pippo Caffo, Putrino riuscì a convincere Fanello a compiere un passo tutt’altro che scontato: rinunciare all’ultima parte del contratto con la Vigor Lamezia per accettare la panchina della Vibonese. La garanzia offerta dai vertici societari era una sola: in caso di salvezza, il discorso sul rinnovo sarebbe stato naturale. Non un obbligo scritto, ma un impegno morale. Fanello ha fatto la sua parte con estrema professionalità: ha preso una squadra fragile, l’ha rimessa in carreggiata, ha restituito ordine e compattezza, centrando l’obiettivo minimo ma vitale di lasciare la Vibonese in Serie D.
I rebus societari e il ruolo centrale di Caffo
Ora quella stretta di mano torna d’attualità e Fanello vede il rinnovo concreto, ma prima dell’ufficialità la società deve risolvere alcuni delicati nodi interni. Il rebus Fernando Cammarata, ancora titolare del pacchetto di maggioranza, resta il passaggio più delicato dell’intera transizione societaria. Il dirigente Putrino sta lavorando intensamente su più fronti, con l’chiaro obiettivo di allargare la base societaria e costruire un assetto più solido dal punto di vista economico e finanziario. Al centro del progetto, però, resta saldamente la figura di Pippo Caffo. I fatti lo dicono chiaramente: oggi non c’è Vibonese senza Caffo. Il patron è pronto a proseguire la sua avventura al timone del club, rinfrancato dall’entusiasmo portato da Putrino e dal sostegno istituzionale del sindaco Enzo Romeo, impegnato in prima persona con la Regione Calabria per ottenere un finanziamento importante destinato allo stadio Luigi Razza.
Il primo cittadino Romeo sta lavorando per ottenere risorse fondamentali da destinare allo stadio e alla foresteria. Sul tavolo delle trattative istituzionali ci sono il rifacimento del manto sintetico e la ristrutturazione della foresteria. Se il progetto andasse in porto, rappresenterebbe nuova linfa per le casse e la gestione del club: si tradurrebbe in meno costi per la gestione del campo, meno fitti per le attività del settore giovanile e meno spese complessive per le abitazioni dei calciatori della prima squadra. In questo modo, il complesso del Luigi Razza diventerebbe il vero e proprio quartier generale operativo del sodalizio rossoblù.








