Angelo Costa, ex direttore sportivo della Vibonese ma anche del Messina, è tornato sull’esperienza vissuta in rossoblù a Vibo in un’intervista rilasciata in esclusiva su PascalDesiato.com, rivendicando con forza il lavoro svolto durante la stagione.
Il dirigente ha sottolineato come la gran parte dei punti decisivi per la permanenza in categoria sia stata ottenuta proprio durante il periodo della gestione tecnica condivisa con mister Esposito: “I 26 dei 35 punti totali li abbiamo fatti con la gestione Costa–Esposito. Alla fine ci devono solo ringraziare per la salvezza”.
I motivi della rottura
Costa ha spiegati che la fine del rapporto è stata dettata da divergenze insormontabili riguardanti la gestione del club e la sostenibilità economica. Il ds ha svelato un retroscena in particolare: “Poi qualcosa si è sgregolato quando in società mi hanno chiesto di vendere alcuni pezzi pregiati come Musy Hernandez per coprire le spese”.
Secondo Costa, poi, l’ambiente di Vibo vive in gran parte grazie all’impulso della famiglia Caffo, e la mancanza di progettualità chiara lo ha spinto a scegliere l’addio: “Lasciare un progetto pluriennale? Decisione facile: quando non stai bene in un posto lavori male“.
Il futuro di Costa
“Ho avuto tantissimi colloqui anche con società professionistiche. Ma la classe dei presidenti e dei dirigenti, senza offesa per nessuno, è diventata molto scadente. Non si guarda più alla progettualità e alle idee, ma ad altro. Io sono uno dei direttori che negli ultimi 10 anni ha fatto più plusvalenze, mi piace lavorare coi giovani che sono il futuro. Voglio tornare tra i professionisti, ma se non accadrà resterò alla finestra. Senza più situazioni improvvisate” chiude il ds.









