Non una mobilitazione contro qualcuno, ma una richiesta concreta di risposte. I lavoratori del comparto digitalizzazione in Calabria annunciano un presidio per martedì 5 maggio davanti alla Cittadella regionale di Catanzaro, portando in piazza una vertenza che coinvolge centinaia di famiglie.
“Aiutateci a togliere queste maschere. Siamo lavoratori, non siamo fantasmi”, è l’appello che sintetizza il clima di forte preoccupazione e incertezza. La richiesta è rivolta direttamente alle istituzioni: dal presidente della Regione ai sindaci dei principali centri coinvolti, fino alla rappresentanza parlamentare calabrese.
Scadenze imminenti e numeri della crisi
Il quadro occupazionale si presenta su due livelli critici. Da una parte c’è l’urgenza più immediata: 74 lavoratori vedranno scadere il proprio contratto il 18 maggio, con il rischio concreto di rimanere senza reddito nel giro di pochi giorni.
Dall’altra emerge una situazione più ampia e strutturale che riguarda circa 900 addetti tra le province di Crotone, Cosenza e Catanzaro, già da settimane in una condizione di forte incertezza. Di questi, 654 risultano attualmente in cassa integrazione, distribuiti tra diverse sedi operative.
Numeri che delineano una crisi diffusa e che, secondo i lavoratori, richiede interventi urgenti.
Un progetto nato per innovare e già in difficoltà
Alla base della vertenza c’è un investimento pubblico rilevante, pari a circa 30 milioni di euro, pensato per trasformare la Calabria in un polo della digitalizzazione. Un progetto ambizioso che avrebbe dovuto garantire stabilità occupazionale e sviluppo per almeno tre anni.
Tuttavia, a poco più di un anno dall’avvio, emergono criticità significative. I lavoratori segnalano problemi organizzativi, difficoltà nella gestione delle attività e scelte che non avrebbero valorizzato appieno le risorse disponibili.
Secondo quanto denunciato, le prime avvisaglie della crisi risalirebbero già alla scorsa estate.
Martedì il banco di prova per le istituzioni
Il presidio del 5 maggio si preannuncia come un momento decisivo, non solo per la vertenza occupazionale ma anche per il futuro del progetto.
I lavoratori chiedono una presa di posizione chiara da parte delle istituzioni e invitano gli amministratori locali a partecipare pubblicamente. “L’assenza si noterà”, avvertono, trasformando la mobilitazione in un test politico oltre che sociale.
In gioco non ci sono soltanto i posti di lavoro, ma anche la credibilità di un modello di sviluppo che avrebbe dovuto rappresentare una svolta per l’economia regionale.







