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16 Maggio 2026
16 Maggio 2026
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Scuolabus sotto accusa a Spezzano della Sila, l’Usb denuncia: “Lavoratrici fuori dal servizio per aver chiesto sicurezza”

La sede di Cosenza del sindacato alza la voce: “Tra mezzi non sicuri, contratti precari e Comune assente”

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Nel cuore della Sila cosentina, la Unione Sindacale di Base di Cosenza ha lanciato un allarme che scuote non solo il mondo dei trasporti scolastici, ma l’intera amministrazione comunale di Spezzano della Sila. Secondo il sindacato, dietro l’apparente quotidianità del servizio si nascondono irregolarità gravi e violazioni strutturali dei diritti dei lavoratori e della sicurezza degli alunni.

L’allarme sulla sicurezza dei mezzi

Nel mirino della USB finiscono in primo luogo le condizioni dei mezzi adibiti al trasporto scolastico, definiti dal sindacato non conformi agli standard di sicurezza e soggetti a continue criticità. L’organizzazione racconta di segnalazioni ignorate dal Comune, che non avrebbe dato seguito alle richieste di verifiche e manutenzioni, lasciando spazi di discrezionalità alla società affidataria del servizio.

Al centro della polemica c’è il caso di una lavoratrice estromessa dal servizio dopo aver sollevato dubbi proprio sulla sicurezza dei mezzi e chiesto controlli ordinari. Per la USB, questo episodio non sarebbe un’anomalia isolata, ma esemplare di un sistema in cui chi osa sollevare questioni “scomode” rischia di **pagare personalmente il prezzo delle proprie osservazioni”.

Precarietà e contratti sotto accusa

Parallelamente alle questioni legate alla sicurezza, il sindacato denuncia una situazione contrattuale precaria e penalizzante per gli operatori del servizio. Secondo la USB, da anni gli addetti al trasporto scolastico sarebbero assunti a tempo determinato, con sospensioni annuali del rapporto e senza benefici fondamentali come tredicesima, ferie o altri istituti previsti dai contratti collettivi. Per il sindacato, questa dinamica violerebbe anche la clausola sociale prevista dalla normativa sugli appalti pubblici, che invece dovrebbe garantire continuità occupazionale e diritti essenziali per lavoratrici e lavoratori.

La USB sostiene che un tale assetto non solo crea un clima di insicurezza fra gli operatori, ma consegna alle imprese affidatarie pieni margini di arbitrio nell’organizzazione del personale, penalizzando chi, pur vantando consolidata anzianità di servizio, non gode di tutele realmente solide.

Richieste formali alle istituzioni

Di fronte a queste criticità, l’USB ha formulato richieste precise alle autorità locali. Il sindacato ha chiesto un incontro urgente con il Sindaco e con il responsabile del servizio di trasporto scolastico e ha richiesto l’accesso agli atti amministrativi relativi al capitolato e al bando di gara che regolano l’appalto, per poter verificare personalmente l’adeguatezza delle procedure seguite.

Sulla vicenda, l’organizzazione ha anche richiamato l’attenzione sull’esigenza del reintegro immediato della lavoratrice esclusa dal servizio, sottolineando che “il lavoro è un diritto che non va in appalto”. Resta ferma l’intenzione di utilizzare “tutti gli strumenti legali necessari per garantire trasparenza e tutela occupazionale”, secondo quanto riportato nel comunicato sindacale.

Scenario locale e responsabilità pubblica

Questa denuncia arriva in un momento in cui in molte comunità italiane si amplificano le domande sul funzionamento dei servizi essenziali affidati in appalto. Il caso di Spezzano della Sila, con le sue implicazioni sulla sicurezza dei bambini e sulle condizioni di lavoro degli operatori, mette sotto i riflettori il ruolo delle amministrazioni locali nel controllo sociale e contrattuale degli appalti e solleva, per il futuro, interrogativi sulle tutele effettive nei servizi pubblici esternalizzati

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