26 Settembre 2026
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Carroccio calabrese, addio colonnelli: Loizzo prepara la rivoluzione tranquilla

Con la nuova legge elettorale in discussione a Roma e la gazzarra già iniziata per i posti al sole nelle liste che verranno, in giro è tutto un fuggi fuggi con tanto di coltello tra i denti

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La davano per morta, sepolta, finita, con tanto di coccodrillo già pronto e necrologio affisso sui portoni degli impalpabili (e spesso pasticcioni) commissari nominati dal Capitano negli ultimi 8 anni. Qualche cambio di casacca eccellente, è vero, c’è stato, tuttavia il travaso verso Vannacci e la sponda azzurra non si è fatto emorragia. Il club leghista, in Calabria, non si è perso del tutto per strada, anzi.

Oh Capitano, nostro Capitano, d’ora in avanti si fa sul serio

Fuori dai riflettori, lontana dal chiasso e dalle dirette Facebook, la Lega calabrese sta facendo la cosa più difficile e più antica: priva a riorganizzarsi da sola, facendo di testa sua. Senza più balie padane e senza più luogotenenti salviniani calati da Roma con la valigetta degli ordini. Gente che in questi anni ha solo portato confusione, sfilacciamenti, ripicche da cortile et similia. A Pontida la delegazione calabrese è arrivata in silenzio, mondata a dovere dalle minchiate folkloristiche degli anni scorsi. Ciò le ha consentito parlare chiaro. Il messaggio è stato uno solo, secco: Oh Capitano, nostro Capitano, d’ora in avanti si fa sul serio. Si lavora per un congresso vero, democratico con la conta dei tesserati e il fiato della base sul collo. Una assise che serve come il pane, perché la scadenza nazionale è alle porte, primavera prossima, e lì non si scherza.

Una partita di scacchi tutta giocata nei palazzi di giustizia

È un federalismo di fatto, non predicato, quello che sta tentando la Lega di Calabria. Il superamento dei colonnelli romani che hanno rischiato di mandare a carte quarantotto un patrimonio costruito in questi anni pezzo dopo pezzo, sezione dopo sezione, gazebo dopo gazebo. Nulla è scritto nero su bianco, nelle carte bollate, ma il vento è cambiato e la direzione è una sola: la svolta democratica che porta il nome di Simona Loizzo a capo del Carroccio calabrese. Perché il tempo stringe, eccome se stringe. L’agognato assessore in Giunta Occhiuto è ancora fermo al palo, impantanato nella matassa della legge sui sottosegretari e sull’allargamento dell’esecutivo. Una partita di scacchi tutta giocata nei palazzi di giustizia e per questo pericolosa, per la maggioranza e per il Governatore. Tutto ciò complica la strada per Mattiani, che non sarebbe graditissimo a tutti. C’è addirittura chi sussurra nei corridoi della Cittadella che l’enfant prodige debba ancora maturare, che non sia ancora il suo tempo. Vedremo, il giorno del cavolo però.

Si bussa, si sonda, si ascolta

Tuttavia, la Lega calabrese ha capito una cosa semplice, da gente di trincea: non si può stare ad aspettare i comodi della Cittadella per rilanciarsi. Bisogna fare di necessità virtù, tornare a contare sull’esperienza operaia, quella vera, di chi la politica la fa nei territori, sotto la pioggia, nei mercati. Da qualche giorno è partita una ricognizione silenziosa ma capillare. Non solo nelle tre città regine, ma nei paesi, nelle aree interne, nelle Calabrie dimenticate. Si bussa, si sonda, si ascolta. Chi ci sta ancora? Chi ha ancora voglia di sporcarsi le mani? E soprattutto: chi è pronto a misurarsi, senza rete, in un congresso? La spinta più forte, la più ostinata, viene proprio da lei, da Simona Loizzo. Protagonista assoluta, eppure silenziosissima, nei giorni caldi di Pontida. Prima, durante e dopo. Su di lei punta gran parte del movimento per risollevare numeri, gradimento, anima in chiave parlamentare.

Provare a stare fermi

Ora il nodo è uno: terrà l’asse? L’asse di ferro Catanzaro-Cosenza-Reggio,Minasi-Mancuso-Loizzo, i tre pezzi pregiati, gli ussari del Carroccio che di cambiare casacca e di andarsene altrove non ne vogliono proprio sapere. Anche perché, diciamolo, negli altri partiti del centrodestra l’aria non è che sia migliore. Con la nuova legge elettorale in discussione a Roma e la gazzarra già iniziata per i posti al sole nelle liste che verranno, in giro è tutto un fuggi fuggi con tanto di coltello tra i denti. La Lega, invece, per una volta, prova a stare ferma. E a contarsi.

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