“Se credono di potersi fare campagna elettorale usando postazioni e incarichi ottenuti quando erano nel centrodestra, si sbagliano di grosso. Se ne devono andare, subito. A partire da Lamezia Terme”. Piazza pulita! E non è solo il titolo della fortunata trasmissione di Riccardo Formigli, verso cui gran parte di Fratelli d’Italia ha l’orticaria, ma l’imperativo lanciato proprio dai meloniani che contano a chi guida esecutivi in cui siedono, più o meno ‘ammucciati’, esponenti vannacciani. Per questo il caso Lamezia fa discutere anche fuori dai confini regionali. La quarta città della Calabria si regge, da un anno a questa parte, su una maggioranza di centrodestra a guida Mario Murone. Una maggioranza che adesso scricchiola, per varie ragioni.
La navigazione pericolosa di Capitan Mario
Mancato decollo del progetto amministrativo, esecutivo deboluccio con deleghe non sempre azzeccate e conseguenti dimissioni di chi le aveva avute, invadenza cafonesca di consiglieri-sceriffo alla Rosco P. Coltrane nelle dinamiche di governo, scogli finanziari di vario genere: sono solo alcune delle cause che rendono perigliosa la navigazione di Capitan Mario. Che infatti procede sotto costa, un po’ troppo sotto, tanto da rischiare l’incagliamento.
A ciò si aggiunge la scontentezza — per usare un eufemismo — dello stesso partito di Giorgia Meloni, esplosa nella conferenza stampa di qualche giorno fa della leader regionale Wanda Ferro, dedicata proprio al dossier Lamezia. Una postura oltremodo critica, quella dell’esponente di governo, che tradisce l’intenzione di ‘bonificare’ giunta e maggioranza dalle presenze vannacciane. Presenze molto influenti, va detto: gli adepti lametini del Generale prima erano leghisti, con il deputato Furgiuele in prima fila, e si sono dati un gran da fare per la vittoria al ballottaggio del sindaco. I risultati lo attestano.
Il peso dei furgiueliani e il cambio di mimetica
Di qui la difficoltà a farli fuori solo per il cambio di casacca. O meglio, di mimetica. Domenico Furgiuele, dal canto suo, non ha nessuna fretta. Sa che almeno due scenari potrebbero andargli più che bene. Se i suoi, com’è probabile, saranno cacciati dalla maggioranza di centrodestra, il deputato lametino darà battaglia e soffierà fuoco su un clima già arroventato di suo. Una vera manna, l’opposizione, per una compagine che deve farsi le ossa in prospettiva parlamentare. Se, al contrario, i vannacciani in qualche modo rimarranno in sella a Palazzo di Città, continueranno a gestire deleghe e influenza sulle scelte amministrative, con la possibilità di intestarsi qualche realizzazione.
Tuttavia lo scenario più verosimile è quello di una ‘re-migrazione’ dei furgiueliani nella destra dura e indomita. Ma non anonima.
Tanto più che non sono solo Fratelli d’Italia a voler consegnare il foglio di via ai cugini estremisti, ma anche Forza Italia. Dentro gli azzurri serpeggia da un po’ una comprensibile irritazione, per non dire imbarazzo.
L’irritazione di Forza Italia e il ruolo di Ionà
Il partito del numero due a livello regionale, Emanuele Ionà, in virtù dello storico rapporto tra lo stesso consigliere di Palazzo Campanella e Roberto Occhiuto, sta mettendo a punto in queste settimane operazioni istituzionali per portare fieno nella cascina lametina. Ne deriva che non possa permettersi il lusso di legare la propria immagine a un’esperienza comunale ancora in rodaggio e, per giunta, gravata da consiglieri e assessori fuori dal perimetro della coalizione di governo.
Da qui un altro imperativo, questa volta dipinto d’azzurro: rilancio! Che significa, come anticipavamo giorni fa, chiarimento politico a 360°, rimpasto di giunta e rafforzamento del legame tra Palazzo Maddamme e Cittadella regionale. Da dove, peraltro, alla quarta città della Calabria si guarda con stupore e preoccupazione: “Il presidente è deluso”.
La partita dello sviluppo e il nodo della maggioranza
D’altro canto sono tante e tali le progettualità che Lamezia potrebbe intercettare in questo periodo per fare sviluppo, a partire dalle misure per l’area industriale, che bisogna pretendere rigore, coesione, presenza H24 in Municipio e consapevolezza che le istituzioni non sono né stipendifici né medaglie da appuntarsi al petto. Decisivo sarà l’imminente ponte della festa dei Santi Pietro e Paolo per avviare un confronto serio tra le forze di maggioranza. Se poi le opposizioni, in modo corale e non da single, stimolassero una salutare conta tra chi vuole vivacchiare pur di trattenere il sudato scranno e chi invece mette sopra tutto il destino della città, l’esercizio sarebbe oltremodo gradito dai cittadini. Altrimenti poi non ci si può lamentare della forsennata circolazione di quel detto per cui nessuno andrà fino in fondo, pur di mantenere la carica.








