28 Settembre 2026
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Assunto Natale Megna, il figlio pentito e gli affari tra Nicotera e Milano: le ragioni del sequestro da quasi 5 milioni

Secondo l'accusa forniture imposte ai villaggi e un’attività milanese ritenuta nella disponibilità del padre: le dichiarazioni di Pasquale Alessandro nella ricostruzione dei giudici. Il 12 ottobre il contraddittorio

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Per capire il sequestro bisogna partire da come quelle imprese avrebbero lavorato. Nel caso di Ittipesca, il nodo non è la provenienza del denaro utilizzato per costituirla, ma il modo in cui avrebbe conquistato il mercato: forniture imposte, concorrenza alterata, rapporti commerciali sostenuti dalla forza intimidatrice della cosca Mancuso. È questo uno dei passaggi centrali della ricostruzione alla base del provvedimento che colpisce le attività ritenute nella disponibilità di Assunto Natale Megna, 68 anni, di Nicotera. Nel quadro delineato dai giudici entrano anche le dichiarazioni del figlio Pasquale Alessandro, collaboratore di giustizia. Un racconto che riguarda gli affari del padre nel Vibonese e una sua presunta partecipazione occulta a un’attività milanese. Elementi esaminati insieme alle intercettazioni e agli accertamenti patrimoniali del Gico della Guardia di Finanza di Catanzaro. Megna, assistito dall’avvocato Francesco Capria, è detenuto e ha riportato una condanna non definitiva a vent’anni nel procedimento “Maestrale-Olimpo-Imperium”. Il sequestro di prevenzione, disposto dal Tribunale su richiesta della Dda, apre un distinto confronto sui beni: l’udienza è fissata per il 12 ottobre.

Ittipesca e il peso delle forniture ai villaggi

La società Ittipesca Srl, operante a Nicotera Marina e con sede legale a Milano, è stata costituita il 4 ottobre 2016 a Tropea. Il capitale sociale ammonta a 10mila euro, dei quali inizialmente versati 2.500. Nel dicembre dello stesso anno aveva acquisito un ramo d’azienda della Ittica Nicotera Sas di Marianna Buccafusca, successivamente dichiarata fallita. Il provvedimento riguarda l’intero capitale sociale e il compendio aziendale. Le quote risultano intestate per il 99% a Giuseppe Daniele Megna e per l’1% al padre Assunto Natale.

Secondo la ricostruzione riportata nel decreto, le intercettazioni avrebbero documentato il ruolo decisionale del padre nella gestione dell’impresa. Le dichiarazioni di Pasquale Alessandro contribuiscono invece a delineare il presunto sistema commerciale: Megna si sarebbe imposto nel settore ittico a Nicotera Marina, Pizzo, Ricadi e Tropea, avvalendosi del metodo mafioso e destinando parte delle risorse al sodalizio.

Nella valutazione del Tribunale, la società avrebbe così assunto la funzione di strumento operativo del clan. La ragione del sequestro non viene individuata nella sproporzione economica al momento della costituzione, che non risulta emersa, ma nell’attività successivamente svolta. Per i giudici, la commistione tra risorse lecite e illecite e l’alterazione della concorrenza giustificano il coinvolgimento dell’intero complesso aziendale.

L’assoluzione sull’intestazione fittizia e il nodo della gestione

Nella sentenza di primo grado il gup ha escluso l’intestazione fittizia di Ittipesca: gli elementi raccolti non sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare un occultamento fraudolento finalizzato a eludere le misure di prevenzione. La titolarità delle quote in capo al figlio è stata inoltre considerata coerente con il suo stabile inserimento nell’impresa. Giuseppe Daniele Megna è stato assolto nel procedimento “Maestrale-Olimpo-Imperium”. La sua posizione non va dunque sovrapposta a quella del padre. La stessa sentenza ha tuttavia disposto la confisca dell’attività. I due aspetti rimangono distinti nella ricostruzione giudiziaria: da una parte la mancata prova della contestata intestazione fraudolenta, dall’altra il giudizio sulle modalità di gestione dell’azienda e sul suo presunto rapporto con la cosca.

Il rapporto con Mancuso e gli interessi nel turismo

La Dda colloca Megna nell’articolazione dei Mancuso attiva a Limbadi e nei territori vicini, attribuendogli un ruolo di organizzatore a partire dal 2012. Secondo il decreto, sarebbe stato un riferimento della cosca a Nicotera Marina, capace di utilizzare l’intimidazione per ottenere una posizione dominante e imporre l’esclusività delle forniture alle strutture ricettive. Nello stesso quadro vengono richiamati il presunto controllo di fatto del villaggio Sayonara di Nicotera Marina e dell’hotel Cliffs di Joppolo, esercitato con il benestare di Luigi Mancuso, e la consegna periodica al boss di somme raccolte dai gestori. Sono elementi con cui i giudici ricostruiscono il ruolo attribuito a Megna. Le due realtà imprenditoriali indicate come oggetto del sequestro qui esaminato restano Ittipesca e la ditta milanese “Fiorin Fiorello”.

Da piadineria a negozio di fiori: la pista milanese

L’altro capitolo riguarda “Fiorin Fiorello di Elisabetta Di Capua”, attività formalmente intestata alla donna ma ritenuta dal Tribunale riconducibile a Megna. Pasquale Alessandro ha riferito che il padre sarebbe stato socio occulto di una piadineria milanese intestata a Di Capua, originaria di Nicotera Marina. L’attività, inizialmente chiamata “La Rueda”, sarebbe stata acquistata nel maggio 2019 per un valore dichiarato di 24mila euro, da saldare con effetti cambiari. Le conversazioni intercettate suggerirebbero però un importo superiore. Per i giudici, Megna avrebbe seguito la trattativa, impartito indicazioni sui pagamenti e curato gli adempimenti amministrativi.

Il 17 febbraio 2023, poche settimane dopo l’arresto di Pasquale Alessandro, l’attività è passata dalla ristorazione al commercio di fiori. Una modifica che, secondo il Tribunale, non supera gli elementi relativi all’acquisto e alla presunta ingerenza di Megna. Di Capua è stata condannata in primo grado a due anni per intestazione fittizia, con esclusione dell’aggravante mafiosa.

I redditi e l’investimento che i giudici contestano

Per l’attività milanese assume rilievo anche la sproporzione tra disponibilità economiche e investimento. Gli accertamenti patrimoniali hanno riguardato Megna, la moglie e, fino al 31 dicembre 2018, anche altri due figli. Secondo il prospetto richiamato nel provvedimento, dal 2019 al 2024 emergerebbe un forte squilibrio tra redditi dichiarati e tenore di vita. L’acquisto dell’attività milanese, con pagamenti collocati tra il 2019 e il 2022, sarebbe avvenuto in un periodo nel quale le entrate del nucleo familiare non avrebbero coperto neppure le spese di sussistenza. È qui che le motivazioni dei due sequestri si differenziano: per Ittipesca pesa la qualificazione dell’impresa come mafiosa; per “Fiorin Fiorello” anche l’incompatibilità dell’esborso con le risorse documentate.

Il 12 ottobre il confronto davanti al Tribunale

Il collegio presieduto da Emma Sonni, con Silvia Manni e Rita Bosco, ha nominato amministratori giudiziari i commercialisti Gianluca Corso e Giovanni Puccio. L’udienza del 12 ottobre sarà il passaggio dedicato al contraddittorio. Tra i terzi interessati figurano Giuseppe Daniele Megna ed Elisabetta Di Capua. Il provvedimento di prevenzione qui esaminato è un sequestro finalizzato alla confisca, adottato sulla base degli elementi finora valutati. Le ricostruzioni sulla disponibilità dei beni e sulle attività economiche dovranno confrontarsi con le argomentazioni delle parti. Anche la condanna a vent’anni di Assunto Natale Megna resta una sentenza di primo grado, non definitiva.

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