28 Settembre 2026
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’Ndrangheta, affari tra villaggi turistici, pesce e fiori: sequestrati oltre 4,7 milioni nell’inchiesta sul clan Mancuso (NOMI – VIDEO)

Colpite società e attività tra Milano e Catania, con interessi nel turismo sul litorale vibonese. Le misure riguardano un imputato condannato a vent’anni in primo grado e i successori di un imprenditore siciliano deceduto durante il processo

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Dai villaggi turistici del litorale vibonese al commercio di prodotti ittici e floreali, passando per società con sede a Milano e Catania. È il perimetro del sequestro di prevenzione da oltre 4,7 milioni di euro eseguito dalla Guardia di finanza nell’ambito degli sviluppi patrimoniali dell’inchiesta “Imperium”, confluita nel più ampio procedimento “Carthago-Maestrale-Olimpo-Imperium”. Al centro degli accertamenti, attività imprenditoriali che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero beneficiato dei rapporti con la cosca Mancuso di Limbadi e Nicotera.

A eseguire i provvedimenti sono stati i militari del Comando provinciale di Catanzaro e del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) di Roma. I due decreti sono stati emessi dal Tribunale di Catanzaro, Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione: uno è stato adottato in via anticipata e d’urgenza.

I destinatari del provvedimento

Le misure patrimoniali riguardano Assunto Natale Megna, di Nicotera, condannato in primo grado, con rito abbreviato, dal Gup di Catanzaro a 20 anni di reclusione. La sentenza, non ancora definitiva, lo ha ritenuto interno alla cosca Mancuso con il ruolo di organizzatore, oltre che responsabile di trasferimento fraudolento di valori, usura ed estorsione.

L’altro provvedimento interessa i successori di Francesco Rapisarda, imprenditore originario della provincia di Catania, rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori nel filone del procedimento celebrato con rito ordinario. Rapisarda è deceduto prima che il Tribunale di Vibo Valentia concludesse il giudizio di primo grado. Per i beni riconducibili all’imprenditore siciliano, il Tribunale di Catanzaro ha disposto il sequestro anticipato in via d’urgenza nei confronti dei successori. Come precisato dalla Procura, seguirà il contraddittorio per verificare i presupposti dell’eventuale confisca.

I villaggi turistici coinvolti

L’inchiesta denominata Imperium coinvolge, tra gli altri, il noto villaggio turistico Sayonara di Nicotera. Nel perimetro delle misure rientrano anche una società con sede a Milano e punti vendita nella provincia di Vibo Valentia, attiva nel commercio di prodotti ittici, e un’impresa individuale di vendita di fiori e piante. Le indagini economico-patrimoniali hanno approfondito le modalità di gestione delle attività. Secondo gli investigatori, in un caso l’impresa avrebbe beneficiato dell’agevolazione mafiosa legata all’appartenenza del proprietario alla cosca Mancuso; nell’altro, sarebbe emerso un rapporto di reciproco vantaggio tra l’imprenditore e la criminalità organizzata, alla base della contestazione di concorso esterno.

Le dichiarazioni del figlio e l’impresa intestata al prestanome

Nella ricostruzione della titolarità dei beni ha avuto particolare rilievo il contributo del figlio di Megna, oggi collaboratore di giustizia. Le sue dichiarazioni hanno consentito di ricondurre al padre l’impresa individuale sottoposta a sequestro, che risultava formalmente intestata a un prestanome.

Il controllo delle attività e il peso dell’intimidazione

Le indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria e del Gico di Catanzaro, condotte insieme allo Scico, avevano delineato l’esistenza di un’organizzazione criminale legata ai Mancuso, capace, secondo gli investigatori, di acquisire il controllo di diverse attività commerciali e di condizionarne la gestione, soprattutto nel settore turistico-alberghiero. Un controllo che, nella ricostruzione dell’accusa, si sarebbe fondato sulla forza intimidatrice del sodalizio e sulle conseguenti condizioni di assoggettamento e omertà nel territorio.

A sostenere il quadro investigativo hanno contribuito le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Secondo i loro racconti, alcuni indagati avrebbero fatto ricorso, nel corso degli anni, a intestazioni fittizie di quote e cariche societarie, nascondendo gli interessi economici di persone appartenenti o contigue alla criminalità organizzata. Un sistema che avrebbe consentito di schermare tali partecipazioni e sottrarle ai provvedimenti patrimoniali dell’autorità giudiziaria.

Villaggi turistici, prodotti ittici e fiori

I sequestri arrivano al termine di articolate indagini economico-patrimoniali, coordinate dalla Procura distrettuale di Catanzaro, che hanno valorizzato gli elementi raccolti nel procedimento penale. Gli accertamenti hanno riguardato società attive nella gestione di noti villaggi turistici del litorale vibonese e nel commercio di prodotti ittici e floreali. Secondo la ricostruzione riportata nella nota, le modalità di gestione impresse dai soggetti interessati avrebbero conferito alle imprese una connotazione illecita. In un caso, le attività avrebbero beneficiato dell’agevolazione mafiosa derivante dall’appartenenza del proprietario alla cosca Mancuso. Nell’altro, gli investigatori hanno ricostruito un rapporto di reciproco vantaggio con la criminalità organizzata, posto alla base della contestazione di concorso esterno.

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