La Procura di Roma ha chiuso le indagini nei confronti del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, nell’ambito dell’inchiesta sull’auto blu e sui rimborsi percepiti per l’autovettura di servizio. L’ipotesi contestata è quella di truffa. I magistrati di Piazzale Clodio hanno notificato al governatore l’avviso di conclusione dell’indagine preliminare. Occhiuto, come ogni indagato, potrà ora presentare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogato prima delle determinazioni finali della Procura. Il fascicolo, nato a Catanzaro nell’ambito di accertamenti più ampi, è stato poi trasmesso a Roma per competenza territoriale. Secondo la ricostruzione investigativa, il presunto reato si sarebbe perfezionato nel luogo dell’incasso dei rimborsi, ovvero l’agenzia romana dove il presidente della Regione avrebbe il proprio conto.
Il nodo: contributo personale e auto pagata dalla Regione
Il punto centrale dell’inchiesta riguarda il presunto doppio pagamento dell’auto di servizio. Da un lato, il presidente della Giunta regionale percepisce un contributo mensile indicato in 3.893 euro, collegato alle spese per il noleggio e l’esercizio dell’autovettura. Dall’altro, secondo l’impostazione accusatoria, una vettura di rappresentanza sarebbe stata comunque noleggiata e pagata direttamente dalla Regione Calabria. È su questo meccanismo che si concentra l’attenzione dei pm romani: se il contributo è destinato a coprire i costi dell’auto, perché il canone di noleggio sarebbe stato sostenuto dall’amministrazione regionale? La questione è tutta nella sovrapposizione tra due voci: il contributo riconosciuto al governatore e la spesa effettivamente liquidata dagli uffici regionali per la vettura in uso alla Presidenza.
Il parere dell’Avvocatura regionale e la linea difensiva
La difesa di Occhiuto sostiene invece la piena legittimità del sistema. Il punto di appoggio è il parere dell’Avvocatura regionale, secondo cui la normativa consentirebbe la coesistenza tra il contributo economico riconosciuto al presidente e l’utilizzo di autovetture di servizio fornite gratuitamente dall’amministrazione per missioni o attività di rappresentanza ufficiale. In sostanza, per questa interpretazione, il contributo mensile non sarebbe alternativo all’uso dell’auto di servizio e non determinerebbe automaticamente un indebito vantaggio per il governatore. È il cuore dello scontro giuridico: per l’accusa ci sarebbe stata una duplicazione di costi; per la difesa, invece, le somme sarebbero state percepite e utilizzate nel perimetro consentito dalla normativa regionale.










