8 Luglio 2026
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Gratteri contro il “silenzio stampa” e il bavaglio alle procure: “L’informazione è un diritto sacro, la gente deve sapere”

Il procuratore di Napoli attacca la linea restrittiva del Csm sui rapporti tra magistratura e stampa: “Nordio parla di sputtanamento? Gli ho già chiesto di fare degli esempi”

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Una conferenza stampa definita “sperimentale”, convocata in un clima di tensione istituzionale e professionale sul rapporto tra procure e informazione. Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha scelto di incontrare i giornalisti per illustrare un’operazione della Dia, coordinata dalla Dda, contro il clan dei Casalesi, nell’ambito di indagini su riciclaggio e autoriciclaggio che hanno portato a sequestri per milioni di euro e a diversi arresti. L’appuntamento con la stampa arriva mentre fanno discutere le nuove indicazioni del Consiglio superiore della magistratura sui rapporti tra uffici giudiziari e mezzi di informazione. Indicazioni che, secondo Gratteri, rischiano di comprimere eccessivamente il diritto dei cittadini a conoscere ciò che accade sul territorio.

Gratteri contro la “visione restrittiva dell’informazione”

Il procuratore ha espresso con nettezza la propria contrarietà a una linea considerata troppo rigida. “Da anni vedo questa visione restrittiva dell’informazione e la possibilità di informare le persone – ha aggiunto – non è un fatto solo di adesso”. Per Gratteri, il problema non nasce oggi, ma si è progressivamente accentuato negli ultimi anni, a partire dalla riforma Orlando. Il nodo resta quello del bilanciamento tra la tutela degli indagati, la riservatezza degli atti e il diritto della collettività a essere informata su fatti di evidente rilievo pubblico, soprattutto quando riguardano la criminalità organizzata e i suoi interessi economici.

L’affondo su Nordio: “Fatemi un esempio, non ho avuto risposta”

Nel corso dell’incontro, Gratteri ha richiamato anche le posizioni espresse dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, contestando l’uso di termini come “sputtanamento” in riferimento alla pubblicazione di atti o intercettazioni. “Nordio parla di “sputtanamento”? Gli ho già chiesto di fare degli esempi”, ha detto il procuratore.

Poi ha aggiunto: “L’anno scorso, due anni fa, il ministro Nordio parlava in Parlamento, ha usato il termine autosputtanamento e gli ho detto: fatemi un esempio di articolo di giornale o di servizio televisivo dove un giornalista ha riportato tra virgolette un’intercettazione che riguardava la vita privata di un indagato, dell’imputato e non ho avuto risposta. Perché perché non c’è, perché non esiste”.

“La gente ha diritto di sapere cosa accade sul suo territorio”

Per il procuratore, la stampa non è un accessorio del sistema democratico, ma un presidio essenziale, accanto a forze dell’ordine e magistratura. “L’informazione è un servizio. La gente ha diritto di sapere cosa accade sul suo territorio. Ha diritto di sapere se quella persona che la mattina incontra al bar o quella persona con cui è andato a cena e non sapeva, ha diritto di essere informata. È un diritto sacro. È previsto dalla Costituzione”. Una difesa esplicita del diritto di cronaca, soprattutto in territori nei quali le organizzazioni criminali non agiscono soltanto con la violenza, ma anche attraverso reti economiche, relazioni sociali e meccanismi di riciclaggio capaci di infiltrarsi nella vita quotidiana.

Le difficoltà nel raccontare l’operazione Dia

Gratteri ha spiegato che avrebbe voluto fornire ai giornalisti maggiori dettagli sull’operazione: “qual è il livello, come si è giunti agli arresti di stanotte, quali aree sono state interessate”. Ma ha anche evidenziato le difficoltà incontrate dal collega Michele Del Prete e dal direttore della Dia Antonio Galante nel muoversi dentro il perimetro tracciato dalla circolare del Csm. Secondo il procuratore, il timore di oltrepassare i limiti imposti dalle nuove indicazioni ha condizionato la stessa comunicazione pubblica dell’attività investigativa. “Il direttore della Dia aveva difficoltà a rispondere, proprio perché ha paura e il terrore che poi possa violare questa circolare o questa direttiva”.

“Ho fatto questa conferenza stampa perché credo molto nell’informazione”

Nonostante il clima di prudenza e le nuove restrizioni, Gratteri ha rivendicato la decisione di tenere comunque l’incontro con i giornalisti. “Ho fatto questa conferenza stampa perché credo molto nell’informazione”, ha affermato. Una scelta che assume anche un significato politico-istituzionale: difendere la possibilità per le procure di spiegare, nei limiti consentiti, il senso delle indagini e per i cittadini di comprendere la portata delle operazioni contro la criminalità organizzata. Nel caso dell’inchiesta sui Casalesi, l’obiettivo investigativo riguarda non solo le persone arrestate o i beni sequestrati, ma il cuore economico dei clan: il riciclaggio dei capitali illeciti e la loro trasformazione in potere, relazioni e controllo del territorio. Ed è proprio su questo terreno che, per Gratteri, il silenzio rischia di diventare un arretramento dello Stato.

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