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23 Maggio 2026
23 Maggio 2026
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Barche estere “fantasma” al Fisco, il Roan di Vibo scopre patrimoni non dichiarati per 160mila euro

Nel mirino della Guardia di finanza il fenomeno del flagging out: imbarcazioni immatricolate all’estero ma riconducibili a soggetti residenti in Italia. Trasmesse sei segnalazioni all’Agenzia delle Entrate

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La Guardia di finanza accende i riflettori sulle imbarcazioni da diporto battenti bandiera estera ma riconducibili a soggetti residenti in Italia. Un fenomeno, quello del cosiddetto flagging out, che secondo le Fiamme gialle può essere utilizzato per aggirare gli obblighi fiscali nazionali attraverso l’immatricolazione dei natanti in registri stranieri.

L’attività, condotta dalla componente aeronavale della Guardia di finanza, ha consentito di individuare consistenze estere non dichiarate per un valore complessivo di circa 160mila euro. In particolare, i controlli si sono conclusi con la constatazione, ai fini Irpef, dell’omessa indicazione nel quadro RW della dichiarazione dei redditi di beni mobili registrati all’estero per un totale di 159.500 euro.

Il sistema del “flagging out”

Al centro dell’operazione c’è il fenomeno del flagging out, cioè l’immatricolazione di imbarcazioni da diporto in registri esteri. Una pratica che può essere scelta per ridurre costi gestionali e assicurativi, ma che, secondo la Guardia di finanza, viene talvolta strumentalizzata per sottrarsi agli obblighi di trasparenza fiscale nei confronti dell’Erario.

La normativa sul monitoraggio fiscale impone infatti ai residenti in Italia di dichiarare, nell’apposito quadro RW della dichiarazione dei redditi, il possesso di beni mobili registrati all’estero. L’omessa indicazione di un’imbarcazione immatricolata fuori dai confini nazionali costituisce una violazione sanzionabile in misura proporzionale al valore del bene.

I controlli in mare e nelle aree portuali

Le verifiche sono partite dall’analisi degli ordinari controlli eseguiti in mare e nelle aree portuali della circoscrizione di servizio. A questa prima fase sono seguiti ulteriori approfondimenti attraverso le banche dati in uso al Corpo. L’attività ha portato alla trasmissione di sei processi verbali di constatazione agli uffici territoriali competenti dell’Agenzia delle Entrate, chiamati ora a valutare l’irrogazione delle eventuali sanzioni. Secondo quanto comunicato, l’operazione ha consentito di far emergere un patrimonio nautico sottratto al Fisco, riconducibile a soggetti residenti in Italia che operavano in acque nazionali con bandiere estere, senza assolvere agli obblighi dichiarativi previsti dalla normativa italiana.

Il presidio della legalità economica

L’operazione conferma l’attenzione della Guardia di finanza verso le aree costiere ad alta presenza turistica e verso i settori in cui possono annidarsi forme di evasione o elusione fiscale. Il controllo sulle imbarcazioni da diporto, soprattutto quando risultano immatricolate all’estero ma utilizzate da residenti italiani, rientra nell’attività di presidio della legalità economica e di tutela dell’equità fiscale.

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