Un’indagine sul presunto traffico di sostanze stupefacenti tra Cosenza e i comuni dell’hinterland ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari nella mattinata di giovedì 5 novembre 2026. Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Rende, in attuazione di un’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza, su richiesta della Procura della Repubblica.
Le contestazioni riguardano presunte attività di detenzione e spaccio di droga, con riferimento in particolare a marijuana, hashish e cocaina. Il quadro cautelare disposto dall’autorità giudiziaria prevede il carcere per uno degli indagati, gli arresti domiciliari per altri tre e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per il quinto.
Intercettazioni e pedinamenti: come si è sviluppata l’indagine
L’attività investigativa, condotta dai militari della Compagnia di Rende, avrebbe consentito di ricostruire diversi episodi riconducibili, secondo l’ipotesi accusatoria, alla coltivazione, alla detenzione e alla cessione di sostanze stupefacenti nel territorio cosentino. Per raccogliere gli elementi a sostegno delle contestazioni, gli investigatori hanno utilizzato una pluralità di strumenti investigativi. Tra questi figurano le intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, attraverso le quali sarebbero state registrate conversazioni considerate rilevanti per delineare i rapporti tra gli indagati e le presunte attività illecite. Secondo quanto riferito dalla Procura, durante le comunicazioni sarebbe stato utilizzato anche un linguaggio criptico, che gli investigatori ritengono funzionale a nascondere riferimenti alle sostanze trattate, alle quantità e ai prezzi delle cessioni.
GPS, telecamere e controlli sul territorio
Il lavoro investigativo non si sarebbe limitato all’ascolto delle conversazioni. Gli accertamenti avrebbero compreso anche localizzazioni attraverso dispositivi GPS, attività di osservazione e pedinamento, oltre a riscontri effettuati dalla polizia giudiziaria. Un ulteriore contributo sarebbe arrivato dall’acquisizione delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza presenti nelle aree interessate dagli accertamenti. Gli investigatori hanno inoltre raccolto dichiarazioni di persone informate sui fatti attraverso sommarie informazioni testimoniali. L’incrocio di questi elementi avrebbe consentito agli inquirenti di ricostruire una serie di episodi e di delineare il quadro indiziario sottoposto alla valutazione del giudice.
Interrogatorio preventivo e garanzie per gli indagati
Prima dell’emissione delle misure cautelari si è svolto l’interrogatorio preventivo dei soggetti coinvolti, nell’ambito delle garanzie previste dalla procedura penale.














