29 Luglio 2026
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Calcio e ‘ndrangheta a Reggio Calabria: estorsioni e pressioni alla Reggina, tre ultras indagati

L'inchiesta della Dda svela un sistema di intimidazioni sulla vecchia dirigenza per soldi, gestione dei biglietti della curva e copertura di spese legali per i Daspo

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La giustizia accende i riflettori sui rapporti opachi tra criminalità organizzata e tifo organizzato. Tre ultras della Reggina sono stati raggiunti da un avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dalla Dda di Reggio Calabria.
L’inchiesta, guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli e dall’aggiunto Walter Ignazitto con il coordinamento del sostituto procuratore Sara Amerio, delinea un quadro grave di associazione per delinquere ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli indagati avrebbero costituito il gruppo denominato “Diffidati liberi – Curva sud Reggio Calabria”, esercitando forti pressioni prima sulla società La Fenice Amaranto e successivamente sull’As Reggina 1914, all’epoca riconducibili all’ex patron Antonino Ballarino e al presidente Virgilio Salvatore Minniti.

Estorsioni e soldi per le spese legali

Le indagini svelano che i vertici del club sarebbero stati costretti a versare periodicamente somme di denaro. Tali esborsi venivano formalmente giustificati con la necessità di coprire le spese legali degli ultras colpiti da procedimenti penali o amministrativi, tra cui i provvedimenti di Daspo.
Gli investigatori sottolineano che solo in minima parte il denaro confluiva nelle reali attività del tifo organizzato, alimentando invece dinamiche illecite.
Gli inquirenti hanno documentato almeno venti episodi estorsivi avvenuti tra il febbraio 2024 e l’aprile 2025.

Biglietti fantasma e stadio senza controlli

Oltre al denaro contante, alle società sportive venivano imposte precise condizioni operative. Tra queste figuravano il finanziamento diretto di coreografie, la consegna sistematica di abbigliamento ufficiale dei calciatori e il controllo totale sulla vendita dei tagliandi per la Tribuna sud dello stadio Oreste Granillo.
La gestione parallela e non autorizzata dei biglietti garantiva agli indagati un ingiusto profitto economico, oltre a permettere l’accesso allo stadio a tifosi gravati da Daspo. Questi ultimi riuscivano a entrare senza un regolare titolo d’accesso e aggirando i controlli e l’identificazione da parte degli steward.

La forza intimidatoria e l’ombra della cosca Labate

La pressione esercitata sulla dirigenza si fondava su una forte capacità di ricatto ambientale. Il gruppo poteva infatti mobilitare circa duecento tifosi attraverso contestazioni mirate, striscioni intimidatori, comunicati stampa, campagne denigratorie sui social network e la minaccia concreta di disertare le partite o organizzare manifestazioni pubbliche, infliggendo gravi danni d’immagine ed economici al club.
L’impianto accusatorio si chiude con l’aggravante mafiosa, mossa dal riconoscimento della forza intimidatrice promanante dal gruppo e dalla vicinanza di alcuni esponenti agli ambienti criminali del quartiere Gebbione, storicamente sotto l’influenza della cosca Labate.

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