Dalle notizie che si sono ricorse un po’ confuse nelle ultime ore sul contenuto di un’indagine della Procura di Catanzaro, che svela un presunto patto corruttivo in Regione, si è arrivati ad un primo dato certo. La Guardia di finanza ha bussato alla porta del governatore della Calabria Roberto Occhiuto, dell’ex manager di Amaco, l’azienda di Trasporto pubblico del Comune di Cosenza Paolo Posteraro e oggi a capo della segreteria di Matilde Siracusano, sottosegretario del Governo Meloni e del presidente delle Ferrovie della Calabria Ernesto Ferraro notificando loro un decreto di perquisizione domiciliare con contestuale avviso di garanzia per l’ipotesi di reato di concorso in corruzione propria.
L’inchiesta del 2024 è allo stato embrionale
Nell’informazione di garanzia non c’è un capo di imputazione. Si tratta quindi di un’inchiesta allo stato ancora embrionale, tant’è che nelle carte notificate ai tre indagati il numero di Rege riporta l’anno 2024 ed è firmato dal procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e dal sostituto procuratore Domenico Assumma per fatti che si sono consumati a Catanzaro e relativi alla nomina di Ferraro come amministratore unico di FdC. Nulla di più svelano le carte nell’ambito di un’indagine ancora tutta da scoprire.
Non si evince nemmeno chi sia il corrotto e chi il corruttore, né si sa se si tratta di un filone di inchiesta più ampio visto che allo stato gli iscritti nel registro degli indagati che hanno ricevuto un decreto di perquisizione sono al momento tre. E’ stato lo stesso presidente della Regione nella serata di ieri a comunicare via social il suo essere sotto i riflettori della Procura di Catanzaro e senza filtri ha esternato tutta la sua amarezza per “un reato infamante che vive come “un’accusa di omicidio”, chiedendo di essere interrogato al più presto dalla magistratura, così come se lo augurano gli altri indagati, che attendono di sapere il capo di imputazione (LEGGI).











