Siderno, nella narrazione giudiziaria che attraversa decenni di processi e sentenze, non è soltanto un centro della Locride. È uno snodo storico delle dinamiche della ’ndrangheta jonica, un luogo dove – secondo molteplici pronunce richiamate nell’ordinanza del Gip di Locri – si sarebbe consolidata nel tempo la forza della cosca Commisso, ritenuta parte integrante della struttura unitaria dell’organizzazione mafiosa calabrese.
L’ordinanza che ha fatto seguito all’operazione “Risiko”, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria e condotta dal Ros dei Carabinieri con il supporto investigativo dell’Fbi, ricostruisce un quadro che, allo stato delle indagini e nel rispetto della presunzione di innocenza, individua nella famiglia Commisso un’articolazione radicata nel territorio e collegata a proiezioni stabili in Canada e Stati Uniti. Secondo l’impostazione accusatoria recepita dal giudice, la struttura sidernese si inserirebbe nel sistema dei “locali” di ’ndrangheta, coordinati dalla cosiddetta “Provincia”, organismo di vertice chiamato a garantire unità strategica e riconoscimento delle articolazioni territoriali. Al centro della contestazione figura Antonio Commisso (classe 1980), indicato come capo della cosca operante a Siderno, al quale viene attribuito – sempre in termini di gravità indiziaria – un ruolo di direzione e pianificazione delle attività del sodalizio, compresi i rapporti con le articolazioni estere.
Frank Albanese, tra Albany e la Locride
Se il baricentro territoriale resta Siderno, la traiettoria investigativa si allunga fino ad Albany, nello Stato di New York. È qui che si colloca la figura di Frank Albanese (classe 1967), nato negli Stati Uniti ma ritenuto dagli inquirenti stabilmente inserito nella struttura della cosca Commisso quale punto di raccordo con le proiezioni nordamericane. L’ordinanza attribuisce ad Albanese – in termini di ipotesi accusatoria – il ruolo di cerniera tra la Calabria, Toronto e Albany, con compiti di collegamento, gestione dei rapporti con affiliati e sostegno economico ai sodali, anche attraverso la cosiddetta “bacinella”, la cassa comune destinata all’assistenza dei detenuti.
Secondo quanto emerge dagli atti, Albanese avrebbe partecipato a incontri e summit, curato i flussi informativi e contribuito alla gestione delle dinamiche interne, compreso il reclutamento di nuove leve, sia in Italia sia negli Stati Uniti. La sua presenza a Siderno viene descritta come simbolica di un legame che non si sarebbe mai interrotto. Il Gip, pur ritenendo sussistenti gravi indizi, ha tuttavia escluso il pericolo di fuga alla base del fermo, evidenziando come la presenza temporanea in Italia fosse coerente con abitudini di vita e non indicativa di una volontà di sottrarsi alla giustizia. Il fermo non è stato convalidato, ma è stata comunque disposta la custodia cautelare in carcere.
Gli altri indagati e le accuse contestate
Nell’ambito della medesima ordinanza risultano destinatari di misura cautelare anche: Giuseppe Archinà (classe 1962), Francesco Baggetta (classe 1960), Salvatore Barranca (classe 1968), Davide Gattuso (classe 1975), Francesco Antonio Sgambelluri (classe 1980). A vario titolo sono contestati i reati di associazione di tipo mafioso con l’aggravante dell’associazione armata, oltre a episodi di danneggiamento aggravato dal metodo mafioso ed estorsione aggravata.
Nel dettaglio, l’ordinanza ricostruisce un episodio di danneggiamento avvenuto a Siderno nel 2022, ritenuto funzionale a riaffermare il prestigio del gruppo, e una presunta estorsione ai danni di un imprenditore impegnato nella realizzazione di un B&B, che sarebbe stato costretto – secondo l’accusa – ad affidare lavori a un’impresa riconducibile a uno degli indagati. Le contestazioni coprono un arco temporale che arriva fino al luglio 2025 per alcuni indagati.
Tra storia e attualità: il modello esportato
L’ordinanza richiama un lungo percorso giudiziario che ha interessato la cosca Commisso, dalla storica faida con il gruppo Costa fino alle operazioni “Siderno Group” e “Crimine”, che hanno sancito in più sedi giudiziarie il carattere unitario della ’ndrangheta e la sua capacità di replicare all’estero il modello organizzativo calabrese. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, le articolazioni estere opererebbero con una certa autonomia, ma resterebbero funzionalmente collegate alla struttura madre calabrese, in un equilibrio tra indipendenza operativa e vincolo gerarchico. In questa cornice, Frank Albanese emerge – sempre secondo l’impianto accusatorio – come figura simbolo di una ’ndrangheta capace di muoversi tra continenti senza spezzare il filo con il territorio d’origine.
Potere, famiglia e controllo
Il quadro delineato dall’inchiesta racconta una presunta capacità di controllo che andrebbe oltre la dimensione criminale in senso stretto. Dalle assunzioni nei supermercati alla gestione di lavori pubblici e privati, dalle controversie familiari alla raccolta di fondi per i detenuti, la cosca Commisso avrebbe esercitato – secondo l’accusa – una pressione costante sul tessuto economico e sociale di Siderno. La “bacinella”, in questa narrazione giudiziaria, non rappresenterebbe solo un fondo economico, ma uno strumento di coesione interna e di rafforzamento del vincolo associativo. Le riunioni, le cosiddette “mangiate”, i summit tra affiliati, assumerebbero così un significato che trascende la ritualità conviviale per trasformarsi in momenti decisionali e di consolidamento delle alleanze.












