I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) hanno restituito ufficialmente al Museo Archeologico Nazionale di Sibari 46 manufatti di inestimabile valore. Si tratta di reperti di origine etrusca, magno-greca e romana, strappati al territorio da un’organizzazione criminale transnazionale e recuperati grazie all’operazione “ACHEI”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone.
Il ritorno a casa dopo il saccheggio
La cerimonia svoltasi oggi, 15 aprile 2026, presso la Sala Leone di Palazzo Arnone a Cosenza, segna la fine di un lungo esilio per questi oggetti. I beni erano stati individuati in Italia e in Francia nell’ambito di una complessa indagine che ha svelato un traffico con ramificazioni in Gran Bretagna, Germania e Serbia. I reperti erano il frutto di scavi clandestini operati da squadre di “tombaroli” che alimentavano il mercato nero internazionale.

Il simbolo della rinascita: il Rhyton a testa di cerva
Tra i pezzi più significativi riconsegnati allo Stato figura il Rhyton a testa di cerva. Questo capolavoro, già protagonista di una mostra presso il quartier generale di Europol a L’Aia nel 2022, rappresenta l’eccellenza del recupero internazionale. Molti di questi beni sono rientrati in Italia solo lo scorso 16 ottobre, dopo un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria francese che ne ha disposto il rimpatrio.
Le voci delle istituzioni
Il Prefetto di Cosenza e il Comandante Provinciale dei Carabinieri hanno presenziato alla consegna dei beni al Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari. Durante l’evento è stata sottolineata l’importanza della sinergia tra forze dell’ordine e Ministero della Cultura (MiC).

“L’odierna restituzione è frutto di azioni complesse che hanno permesso di salvare importanti testimonianze artistiche che appartengono alla collettività e raccontano la storia e l’evoluzione della nostra civiltà ”.
Colpo alla rete criminale
L’operazione non si è limitata al recupero fisico degli oggetti, ma ha colpito duramente la rete criminale: 46 reperti restituiti alla pubblica fruizione; 23 persone colpite da misure cautelari per associazione a delinquere finalizzata al danneggiamento e all’impossessamento illecito di beni culturali; 80 decreti di perquisizione eseguiti contro soggetti indagati a piede libero; 6 anni di indagini e cooperazione internazionale per smantellare i canali di ricettazione.




