18 Agosto 2026
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Domenico poteva essere salvato? Dalla collisione alle ambulanze senza medico: tutti i punti oscuri della tragedia di Vibo Marina

Iniziano oggi le operazioni peritali sul corpo della giovane vittima, ma per le conclusioni serviranno 60 giorni. Restano da chiarire posizione dei natanti, velocità, visuale del conducente e catena dell’emergenza

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C’è un orario indicato nelle prime ricostruzioni, le 19.30 del 14 agosto, che adesso non sembra più coincidere con quello effettivo della collisione. C’è un tratto di mare, davanti all’imboccatura del porto di Vibo Marina, che deve ancora essere delimitato con precisione. E ci sono alcuni minuti, compresi tra l’uscita del gommone da uno dei pontili e l’arrivo dei primi soccorritori, sui quali gli investigatori stanno cercando di mettere ordine. Sono i punti ancora aperti dell’inchiesta sulla morte di Domenico Campana, 26 anni, nato a Cariati e residente a Mirto Crosia, deceduto dopo lo scontro tra un gommone e una piccola imbarcazione in vetroresina sulla quale viaggiava insieme ad altri sette amici.

Questa mattina iniziano le operazioni peritali relative all’autopsia disposta dalla sostituta procuratrice Viviana Punzo, titolare del fascicolo aperto dalla Procura di Vibo Valentia per l’ipotesi di omicidio nautico. L’incarico è stato affidato al medico legale Matteo Sacco, dell’Università di Catanzaro. I consulenti delle parti avranno poi 60 giorni per depositare le rispettive conclusioni. Il medico odontoiatra e chirurgo di Bologna che si trovava alla guida del gommone, un professionista di 37 anni di origini calabresi che lavora a Bologna, ha nominato come consulente la dottoressa Katiuscia Bisogni. L’indagato è assistito dall’avvocato Simone Romano, del Foro di Bologna.

Tutti i punti da chiarire

L’inchiesta si trova ancora in una fase preliminare e non esiste, al momento, una ricostruzione giudiziariamente consolidata della collisione. Sono tuttora in corso gli accertamenti necessari a determinare le cause esatte del decesso di Domenico Campana, la dinamica dell’incidente e le circostanze che hanno portato i due natanti a trovarsi sulla stessa traiettoria.

La Procura, la Capitaneria di porto e i consulenti nominati dalle parti stanno lavorando sulle testimonianze, sui filmati disponibili, sui danni riportati dalle imbarcazioni e sugli elementi medico-legali. L’autopsia rappresenta uno dei primi passaggi tecnici dell’indagine e dovrà essere successivamente messa in relazione con la ricostruzione dello scontro. L’iscrizione del conducente del gommone nel registro degli indagati gli consente di partecipare, attraverso un proprio consulente, a un accertamento irripetibile come l’esame autoptico. Si tratta di un atto di garanzia che non equivale a un’affermazione di responsabilità. I diversi elementi emersi finora devono quindi essere considerati ipotesi investigative ancora da verificare. Saranno gli esiti delle perizie, gli accertamenti tecnici e le testimonianze a chiarire le cause della tragedia ed eventuali responsabilità.

Primo punto: a che ora è avvenuto lo scontro?

La collisione è stata inizialmente collocata intorno alle 19.30. I nuovi elementi video sembrano però anticipare l’incidente di almeno sette o otto minuti. Secondo quanto documentato da alcuni filmati pubblicati dal Quotidiano del Sud, alle 19.27 si vede un primo motoscafo dirigersi a forte velocità verso il punto nel quale si era appena verificato lo scontro. Alle 19.28 una motovedetta della Guardia costiera, con i dispositivi di emergenza attivati, si muove nella stessa direzione. Se gli orari impressi sui filmati saranno confermati, l’impatto dovrà necessariamente essere collocato prima. La finestra temporale più probabile sarebbe compresa tra le 19.20 e le 19.27, ma anche questo dato dovrà essere verificato attraverso le registrazioni della sala operativa, le comunicazioni radio, le chiamate di emergenza e le testimonianze. Stabilire l’orario non è un dettaglio. Serve a ricostruire la sequenza delle manovre, a misurare i tempi dei soccorsi e a comprendere quanto sia trascorso tra la collisione, il recupero dei feriti e l’arrivo sulla banchina.

Secondo punto: che cosa accadde nei minuti precedenti?

Un altro filmato mostrerebbe, alle 19.06, un gommone di grossa taglia uscire a velocità sostenuta da uno dei pontili. Dovrà innanzitutto essere accertato tecnicamente che si tratti dello stesso mezzo coinvolto nella collisione. Tra quell’immagine e il presunto momento dello schianto trascorrono circa 16 o 17 minuti. È l’intervallo temporale più ampio che la Capitaneria dovrà ricostruire.

Alcune testimonianze riferirebbero che il gommone avrebbe effettuato più giri all’interno dello specchio portuale per una durata compresa tra dieci e quindici minuti, prima di dirigersi verso l’uscita. Queste dichiarazioni dovranno essere confrontate tra loro e verificate attraverso ogni eventuale ripresa disponibile. Occorre stabilire quale rotta abbia seguito il mezzo, quali manovre siano state compiute e a quale velocità. Soltanto dopo sarà possibile comprendere se quei minuti abbiano avuto un ruolo nella collisione o se rappresentino una fase del tutto distinta.

Terzo punto: dove si trovavano esattamente i natanti?

Gli accertamenti finora compiuti collocherebbero l’incidente nella parte esterna dell’imboccatura del porto, e non all’interno del bacino come inizialmente riferito. Anche la localizzazione precisa è fondamentale. Bisogna stabilire se il gommone avesse già superato l’ingresso dello scalo, se la piccola barca stesse completando la manovra di rientro e quale fosse la posizione reciproca dei due mezzi. L’imbarcazione con gli otto ragazzi sarebbe stata ormai prossima all’entrata del porto. Il gommone, sul quale si trovavano il medico e la su compagna procedeva invece verso l’esterno.

Gli investigatori dovranno ricostruire le traiettorie, l’angolo di collisione e le precedenze previste dalle regole della navigazione. Dovranno inoltre accertare se uno dei mezzi fosse quasi fermo, come emerso da alcune prime testimonianze, oppure se entrambi fossero in movimento. Indicazioni importanti potranno arrivare dai danni riportati dagli scafi. La piccola imbarcazione è stata colpita violentemente su un fianco e presenta un grosso squarcio. Le deformazioni dei due natanti potranno aiutare i tecnici a individuare direzione e forza dell’impatto.

Quarto punto: velocità e visuale del conducente

Uno degli elementi centrali dell’indagine riguarda la velocità del gommone. Più testimoni hanno riferito di un mezzo che avrebbe proceduto a velocità sostenuta e con la prua sollevata. La conformazione del natante e l’eventuale accelerazione potrebbero avere limitato la visuale dalla postazione di guida, impedendo o ritardando l’avvistamento della piccola barca. È un’ipotesi tecnica. Dovranno essere verificati la potenza effettiva dei motori, il regime al momento della collisione, le caratteristiche dello scafo, la posizione del conducente e il campo visivo disponibile. Saranno importanti anche le condizioni di luce, la visibilità e il moto ondoso presenti in quel momento. Da quanto si è appreso il conducente era munito di patente nautica. Il possesso dell’abilitazione dimostra la possibilità formale di condurre il mezzo, ma non risolve il tema della condotta tenuta negli istanti precedenti all’urto, che rimane oggetto dell’accertamento.

Quinto punto: la locazione del gommone

Il gommone sarebbe stato concesso in locazione alla coppia arrivata da Bologna. Anche le modalità di questa operazione dovranno essere verificate dalla Capitaneria. Gli accertamenti dovranno chiarire la titolarità del mezzo, le condizioni della locazione, la documentazione consegnata, le coperture assicurative e l’eventuale informazione fornita sulle caratteristiche del natante e sulle regole da rispettare nell’area portuale. Si tratta di verifiche ordinarie in un incidente nautico di questa gravità e non implicano automaticamente responsabilità a carico del proprietario o di chi abbia materialmente consegnato il mezzo. La piccola imbarcazione utilizzata dagli otto ragazzi di Mirto Crosia, invece, era dotata di un motore da 40 cavalli e poteva essere condotta senza patente nautica. Anche per quel natante dovranno essere controllati contratto di noleggio, dotazioni di sicurezza e condizioni dello scafo.

Sesto punto: che cosa dirà l’autopsia?

L’autopsia dovrà stabilire la causa esatta della morte di Domenico Campana, la natura delle lesioni e la loro successione. I medici legali dovranno distinguere le ferite provocate dalla collisione da quelle eventualmente prodotte dall’elica e determinare quale trauma abbia causato il decesso. Dovranno inoltre verificare se le lesioni fossero immediatamente mortali oppure se sia trascorso un intervallo durante il quale il giovane presentava ancora funzioni vitali.

Questo passaggio è essenziale anche per mettere in relazione il decesso con la dinamica dello schianto. La medicina legale potrà indicare da quale direzione siano arrivati i traumi, se le lesioni siano compatibili con la posizione occupata dal ragazzo e quale sia stata la causa principale della morte. Le risposte, però, non arriveranno necessariamente al termine dell’esame di oggi. Saranno necessari approfondimenti istologici e ulteriori verifiche. Per questo ai consulenti sono stati concessi 60 giorni per il deposito delle conclusioni.

Settimo punto: Domenico poteva essere salvato?

È la domanda più dolorosa e anche quella che, allo stato, non ammette risposte sommarie. Per stabilire se Domenico potesse essere salvato non basterà calcolare quanti minuti siano trascorsi prima dell’arrivo delle ambulanze. Bisognerà conoscere la natura delle ferite, la rapidità della perdita di sangue, le condizioni nelle quali il giovane è stato recuperato e l’eventuale margine temporale per un trattamento efficace. Solo dopo sarà possibile valutare se una diversa organizzazione dei soccorsi avrebbe potuto incidere sull’esito.

Secondo le informazioni finora raccolte, i primi a prestare aiuto sarebbero stati gli stessi occupanti del gommone. Successivamente sarebbero intervenuti un medico fuori servizio e alcune persone presenti nei pontili vicini. Le ambulanze arrivate sulla banchina sarebbero state senza medico a bordo. L’elisoccorso sarebbe stato immediatamente allertato, ma non avrebbe potuto decollare perché nel frattempo era calata l’oscurità. Anche questa catena deve essere ricostruita attraverso dati oggettivi: orario della prima chiamata, attivazione dei mezzi, composizione degli equipaggi, arrivo sulla banchina, manovre effettuate e partenza verso l’ospedale Jazzolino. La mancanza di un medico sulle ambulanze rappresenta un elemento da approfondire, ma non consente da sola di stabilire un nesso con la morte. Per farlo sarà necessario dimostrare, sul piano medico-legale, che un intervento diverso o più rapido avrebbe avuto concrete possibilità di modificare l’esito.

Gli esami tossicologici e il silenzio sui risultati

Nelle ore successive all’incidente, il conducente del gommone e la donna che era con lui sono stati sottoposti ad alcoltest e narcotest, secondo le procedure previste. Sugli esiti degli accertamenti gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo. In assenza di risultati ufficiali, dunque, non può essere formulata alcuna ipotesi né in senso accusatorio né in senso liberatorio. La posizione della donna presente sul gommone resta oggetto di valutazione da parte degli inquirenti. Non risultano, allo stato delle informazioni disponibili, contestazioni definitive nei suoi confronti.

Le condizioni della ragazza ferita

Tra le persone rimaste ferite nella collisione c’è Maria Francesca, tuttora ricoverata all’ospedale di Catanzaro per fratture multiple. Le sue condizioni restano sotto osservazione. Anche la sua testimonianza, quando le condizioni di salute lo consentiranno, potrà assumere rilievo nella ricostruzione. Gli investigatori hanno acquisito le dichiarazioni di tutti gli occupanti della piccola imbarcazione e le stanno confrontando con quelle delle persone presenti sul gommone e sui pontili. Gli eventuali reati relativi alle lesioni riportate dagli altri giovani saranno valutati dalla Procura sulla base della prognosi, della dinamica e delle responsabilità che emergeranno.

Un’inchiesta ancora all’inizio

La Capitaneria di porto, guidata dal comandante Guido Avallone, sta lavorando sui filmati, sulle testimonianze e sui rilievi effettuati sui due mezzi sequestrati. La Procura dovrà poi mettere insieme tutti i tasselli. L’orario esatto dello schianto. I minuti trascorsi dall’uscita del gommone dal pontile. La posizione dei due natanti. La velocità. La visuale del conducente. Le modalità della locazione. La natura delle ferite. La tempestività dei soccorsi. Sono domande aperte, non prove di responsabilità. Come ricorda la difesa, il procedimento è ancora in una fase preliminare e ogni ricostruzione dovrà essere sottoposta alla verifica dei consulenti e degli investigatori. Questa mattina il primo tentativo di dare una risposta comincerà dal corpo di Domenico. Ma per comprendere fino in fondo come e perché quella vacanza sia terminata in tragedia serviranno ancora tempo, perizie e la prudenza necessaria quando una verità giudiziaria deve ancora essere costruita.

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