Roma può attendere. Roberto Occhiuto mette nero su bianco il proprio futuro politico: continuare a governare la Calabria e, contemporaneamente, provare a spingere Forza Italia verso un’agenda più liberale, riformista e moderna. Nessuna corsa a un ministero, nessuna operazione contro Antonio Tajani e, almeno per i prossimi quattro anni, nessun trasloco dalla Cittadella regionale. In una lunga intervista concessa al Foglio, Occhiuto affronta il futuro del centrodestra, il rapporto con Giorgia Meloni e Matteo Salvini, la crescita delle destre populiste, le riforme economiche, la sanità e i diritti civili.
“Resterò in Calabria per i prossimi quattro anni”
Alla domanda su come immagini il proprio futuro, Occhiuto risponde senza lasciare spazio a interpretazioni: “Io mi vedo bene a fare quello che faccio: governare la Calabria ed essere di stimolo per Forza Italia. Nonostante i retroscena dei giornali, sono uno di quelli che parlano meno con Marina Berlusconi e non ho alcuna intenzione di fare l’anti Tajani, anzi l’anti nessuno. Rimanendo capogruppo di Forza Italia alla Camera, probabilmente sarei diventato ministro. Avrei potuto, ma ho voluto occuparmi della Calabria dove resterò per i prossimi quattro anni”. Il presidente non rinuncia, però, a esercitare un ruolo nazionale. Da vicesegretario di Forza Italia, vuole contribuire alla costruzione di un partito capace di dettare l’agenda del centrodestra, senza limitarsi a inseguire le emergenze o le battaglie imposte dalla cronaca.
L’avvertimento al centrodestra: con i populisti è difficile governare
Il ragionamento parte dal rapporto tra il centrodestra e le spinte populiste, rappresentate anche dalla figura del generale Roberto Vannacci. Occhiuto mette in discussione l’idea secondo la quale allargare la coalizione a destra produrrebbe automaticamente più voti. “Intanto la politica non è aritmetica, quindi non è per forza detto che immettere elementi di populismo in una coalizione faccia sì che la coalizione aumenti i consensi. Anzi, può anche far perderle appeal fra i riformisti e i liberali: non è scontato che i voti si sommino”.
La soluzione, secondo il governatore, è conservare l’unità del centrodestra senza consegnarne la linea politica alle componenti populiste: “Si fa quel che il centrodestra ha fatto fin dalla sua formazione: stare unito, vincere le elezioni e governare con stabilità. Se ti metti in mano ai populisti forse vinci, anche se io non ne sono sicuro, però è difficile pensare che poi tu possa governare”.
Su Vannacci il giudizio è ancora più netto. “No e non ne parlo nemmeno volentieri, perché così si finisce per enfatizzare un fenomeno presente in tutta Europa, la destra populista, invece di combatterlo. Con Vannacci in coalizione, Meloni, che è la nostra risorsa più importante, sarebbe costretta a ribattere a un generale che le sparerebbe ogni giorno sempre più grosse, quindi a fare una campagna elettorale su un terreno che non è il suo. Proprio Meloni ha dimostrato di saper governare da destra ma senza cedere al populismo”.
Meloni promossa, ma Forza Italia deve diventare il motore delle riforme
Occhiuto riserva parole particolarmente positive alla presidente del Consiglio. A Giorgia Meloni assegna “un voto che oscilla fra il nove e il dieci”, riconoscendole capacità di governo e autorevolezza internazionale. Ma avverte che la premier non può fare tutto da sola. “La parte più riformista e più liberale della coalizione è stata a volte con le braccia conserte aspettando che Meloni facesse il lavoro. Ma lei interpreta in chiave europea il suo essere di destra. Il motore riformista e liberale della coalizione dev’essere Forza Italia, che deve continuare a portare avanti anche le sue storiche battaglie garantiste”. L’obiettivo è un partito che non si limiti a reagire agli avvenimenti del giorno, ma sia capace di presentare agli italiani riforme concrete e riconoscibili. “Una coalizione liberale è quella che scrive la propria agenda e non se la fa scrivere dalla cronaca”, sostiene Occhiuto.
Uber, sanità e aeroporti: il “metodo liberale” applicato in Calabria
Il governatore indica proprio la Calabria come laboratorio delle riforme che vorrebbe estendere al resto del Paese. Cita gli interventi compiuti sui rifiuti, sul sistema idrico, sui consorzi di bonifica e il lavoro avviato nella sanità. Il principio, spiega, è “non scrivere le leggi sotto la dettatura delle corporazioni”. E porta come esempio l’apertura del mercato calabrese a Uber: “Il mercato dei taxi. La mia regione è l’unica dove è attivo Uber X. Abbiamo trovato gli strumenti e l’abbiamo fatto, mettendoci dalla parte del cittadino utente e non della lobby dei tassisti. La lezione è che bisogna scegliere ciò che è giusto anche se al momento è impopolare, consapevoli che, se è giusto davvero, popolare lo diventerà”.
Lo stesso metodo, secondo Occhiuto, dovrebbe essere utilizzato nella sanità: “Non è stata toccata da decenni perché ogni riforma si scontra con i sindacati, l’Ordine dei medici e tutte le altre corporazioni. Ma una riforma va fatta, e nell’interesse dei pazienti, non dei medici”. Il presidente rivendica anche l’intervento pubblico compiuto sugli aeroporti calabresi: “Io l’ho acquisita alla Regione, ho fatto gli investimenti che servivano e ho realizzato il record dei turisti. Ora potrei metterla sul mercato”.
Meno permessi, più controlli e una linea coraggiosa sui diritti civili
Nell’agenda proposta da Occhiuto entrano anche la riduzione delle tasse, la semplificazione amministrativa e la valorizzazione dei giovani. La formula è diretta: “Più controlli e meno permessi”.
“Lo Stato dovrebbe fidarsi di più dei suoi cittadini, invece di pensare, a priori, che lo vogliano fregare”, afferma il governatore, ricordando che per realizzare un’opera contro l’erosione costiera servono oggi diciannove autorizzazioni preventive. Sul fine vita e sui diritti civili, Occhiuto chiede al centrodestra e a Forza Italia di non restare immobili: “Credo che in questa legislatura sia ormai tardi, ma uno dei primi punti dell’agenda del prossimo Parlamento dev’essere una legge in materia. In generale, sui diritti civili noi dovremmo, come centrodestra in generale e Forza Italia in particolare, avanzare delle proposte coraggiose”.












