21 Settembre 2026
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Struttura chiusa a Briatico, sospesa l’interdittiva antimafia. Il Tribunale di Catanzaro dà il via libera al controllo giudiziario

Accolta la richiesta della difesa, affidata all’avvocato Giuseppe Di Renzo: un anno di vigilanza su conti, fornitori e pagamenti. Per i giudici il rischio di ingerenza mafiosa è “di grado modesto”

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Dalla chiusura imposta dall’interdittiva antimafia a un percorso di prosecuzione dell’attività sotto la vigilanza del Tribunale. Cambia lo scenario per una nota struttura ricettiva e per ricevimenti di Briatico: la Seconda sezione penale del Tribunale di Catanzaro, competente per le misure di prevenzione, ha ammesso l’impresa al controllo giudiziario per un anno, accogliendo la richiesta presentata dalla titolare, assistita dall’avvocato Giuseppe Di Renzo.

La decisione è arrivata con decreto depositato nella giornata di oggi, 21 settembre 2026 e interviene dopo lo stop all’attività seguito alla vicenda davanti al Tar. L’ammissione al controllo giudiziario comporta la sospensione degli effetti dell’interdittiva, senza cancellare il provvedimento prefettizio: si apre una fase nella quale l’impresa resta affidata alla propria gestione, ma deve rispettare precise prescrizioni e sottoporsi a verifiche continuative. “E’ un provvedimento assolutamente corretto ed insindacabile quello assunto dal Tribunale di Catanzaro – dichiara l’avvocato Giuseppe Di Renzo – che consente in tempi rapidissimi alla struttura di proseguire tutte le attività in modo stabile senza rischio alcuno per il futuro. Si mantengono i livelli occupazionali e la struttura continuerà ad essere pienamente operativa proseguendo una storia di successi”

Il Tribunale accoglie la richiesta della difesa

Nell’udienza il pubblico ministero aveva chiesto il rigetto, mentre la difesa aveva insistito per l’accoglimento, sostenendo l’occasionalità dell’ingerenza e contestando la consistenza di alcuni degli elementi posti alla base della misura prefettizia. Il collegio ha ritenuto la domanda meritevole di accoglimento. Una decisione che introduce un elemento nuovo rispetto al precedente passaggio davanti alla giustizia amministrativa: il controllo giudiziario consente di affrontare i fattori di rischio individuati attraverso un percorso di vigilanza e interventi interni all’azienda.

“Rischio di ingerenza di grado modesto”

Nelle motivazioni il Tribunale ritiene che l’impresa sia esposta a un rischio di ingerenza mafiosa che “può definirsi di grado modesto” e attribuisce al pericolo prospettato un carattere di occasionalità. I giudici non ignorano gli elementi che avevano determinato l’intervento della Prefettura. Tra questi, la presenza nella struttura di un soggetto legato alla titolare da un rapporto di affinità e già condannato definitivamente per associazione mafiosa. Ritengono però che gli accertamenti richiamati, allo stato degli atti, non consentano di sostenere che quel collegamento abbia carattere strutturale e sia espressione di un controllo occulto della criminalità organizzata.

Il decreto evidenzia inoltre che gli ulteriori legami familiari valorizzati nell’interdittiva “non sono assistiti da elementi concreti” sulla cui base ritenere un’ingerenza esterna nella gestione. La valutazione conclusiva è che non emerga un collegamento strutturato e non rimediabile: da qui l’ammissione alla misura richiesta dalla difesa.

Un anno di verifiche su conti, fornitori e pagamenti

Il controllo giudiziario durerà un anno, a decorrere dalla comunicazione del decreto all’amministratore giudiziario nominato dal Tribunale. Il suo incarico prevede accessi nella sede dell’impresa e incontri con la titolare almeno una volta al mese, oltre a quelli necessari in relazione all’andamento dei controlli. Le verifiche riguarderanno la documentazione contabile, le modalità di selezione dei fornitori, i rapporti con i committenti e i pagamenti, sia già effettuati sia successivi all’avvio della misura. L’amministratore dovrà presentare una relazione ogni due mesi al giudice delegato e al pubblico ministero, segnalando senza ritardo qualsiasi situazione che possa costituire o apparire come un tentativo di infiltrazione o condizionamento mafioso. All’impresa viene imposto di comunicare gli atti e i contratti indicati nel decreto di valore pari o superiore a 5mila euro entro dieci giorni dal loro compimento. Dovrà inoltre informare preventivamente l’amministratore giudiziario di eventuali finanziamenti da parte di terzi.

Gli effetti sull’interdittiva e la partita ancora aperta

Il provvedimento ricostruisce la vicenda indicando nel 5 agosto 2026 la data dell’interdittiva emessa dalla Prefettura di Vibo Valentia, successivamente impugnata davanti al Tar Calabria. Nelle motivazioni il Tribunale spiega che il controllo giudiziario punta a evitare la paralisi delle attività produttive attraverso una “vigilanza prescrittiva”, senza sottrarre la gestione all’imprenditore. È questo il significato della svolta: la sospensione degli effetti interdittivi accompagna un percorso di attività vigilata, con obblighi puntuali e verifiche sulla capacità dell’impresa di eliminare i fattori di rischio. Resta separata la valutazione sulla legittimità dell’interdittiva, riservata alla giustizia amministrativa. Il decreto lo precisa espressamente, lasciando ferme le successive decisioni in quella sede. Per la struttura di Briatico si apre dunque una nuova fase, scandita per un anno dai controlli disposti dal Tribunale.

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