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2 Giugno 2026
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Guardia medica “fantasma” a Petilia Policastro, ecco chi è la giovane dottoressa sospesa per un anno

Secondo la Procura di Crotone, il medico originario di Sant’Onofrio, in provincia di Vibo, avrebbe falsificato in almeno 50 circostanze i registri di presenza e delle visite nella postazione di Pagliarelle

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Sulla carta risultava in servizio alla Guardia medica di Pagliarelle, frazione di Petilia Policastro. Nella realtà, secondo l’accusa, in diverse circostanze si sarebbe trovata altrove: a Crotone, a Isola Capo Rizzuto, nella provincia di Vibo Valentia e perfino a Roma. È il cuore dell’inchiesta della Procura di Crotone che ha portato alla sospensione dal lavoro per un anno di Annalisa Francolino, medico 33enne originaria di Sant’Onofrio, nel Vibonese. Il provvedimento interdittivo è stato eseguito dai carabinieri della Stazione di Petilia Policastro, con il supporto dei militari di Sant’Onofrio, su disposizione della giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Crotone, Assunta Palumbo, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Matteo Staccini.

L’accusa: presenze segnate, ma il medico non ci sarebbe stato

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la dottoressa avrebbe falsificato il registro delle presenze e quello delle visite in almeno 50 circostanze, attestando di essere regolarmente in servizio nella postazione di continuità assistenziale di Pagliarelle quando, invece, non si sarebbe trovata nel presidio. Le ipotesi di reato contestate sono false attestazioni inerenti alla presenza in servizio, truffa aggravata ai danni di ente pubblico e interruzione di pubblico servizio. L’indagine ruota attorno a un punto centrale: la presunta assenza del medico avrebbe lasciato più volte scoperta la sede di Guardia medica, costringendo alcuni pazienti a rivolgersi ad altri presidi per ottenere assistenza.

La segnalazione e i controlli notturni dei carabinieri

L’inchiesta nasce nel luglio 2024, quando ai carabinieri di Petilia Policastro arriva una segnalazione: nella sede di continuità assistenziale di Pagliarelle, il medico di turno non si sarebbe presentato con regolarità. Da quel momento partono gli accertamenti. Gli investigatori acquisiscono documenti, ascoltano alcuni pazienti e svolgono sopralluoghi, anche in orario notturno. Proprio questi controlli, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero confermato che la struttura risultava chiusa nonostante dai registri emergesse la presenza della professionista. Gli accertamenti si sarebbero protratti fino a gennaio 2025, consentendo alla Procura di ricostruire una serie di episodi ritenuti indicativi del presunto sistema.

I casi contestati

Tra gli episodi finiti nel fascicolo c’è quello del 12 giugno 2024, quando una paziente sarebbe stata costretta a recarsi nel presidio di Petilia Policastro centro perché quello di Pagliarelle sarebbe risultato privo di medico, pur dovendo garantire il servizio. Altro episodio indicato dagli inquirenti riguarda il 7 luglio 2024: in quella circostanza, secondo l’accusa, la dottoressa si sarebbe trovata tra Crotone e Isola Capo Rizzuto, mentre avrebbe dovuto essere di turno nella sede assegnata.

Particolarmente significativa, nella ricostruzione della Procura, anche la data tra il 28 e il 29 agosto 2024. In quel caso il medico avrebbe annotato di aver visitato nove persone, mentre secondo gli accertamenti si sarebbe trovata nella provincia di Vibo Valentia. C’è poi l’episodio del 23 ottobre 2024, quando la professionista, sempre secondo l’accusa, si sarebbe recata a Roma, mentre il registro indicava la sua presenza nella Guardia medica di Pagliarelle.

Il nodo del servizio pubblico lasciato scoperto

Il punto più delicato dell’inchiesta non riguarda soltanto la presunta falsificazione dei registri, ma gli effetti concreti sul territorio. La postazione di continuità assistenziale di una frazione interna rappresenta, soprattutto nelle ore serali e notturne, un presidio essenziale per cittadini anziani, famiglie e pazienti che non possono attendere l’apertura degli ambulatori ordinari. Per la Procura, le condotte contestate avrebbero quindi inciso non solo sul rapporto di lavoro con l’ente pubblico, ma anche sulla regolare erogazione di un servizio sanitario di prossimità. Da qui l’ipotesi di interruzione di pubblico servizio, oltre alla contestazione della presunta indebita percezione delle somme legate ai turni attestati.

Lo sconcerto del sindaco Saporito

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Petilia Policastro, Simone Saporito, che ha commentato con parole dure il quadro emerso dall’indagine: “Un simile comportamento, qualora fosse confermato, è inaccettabile perché ha lasciato un’intera comunità isolata e priva di un servizio sanitario di prossimità fondamentale”. Una dichiarazione che fotografa la preoccupazione dell’amministrazione comunale per una vicenda che, al netto della presunzione di innocenza e degli sviluppi processuali, tocca un tema sensibile: la tenuta dei servizi sanitari nelle aree periferiche e interne della Calabria.

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