29 Agosto 2026
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I giudici di appello: “Umberto Gigliotta cassiere e imprenditore della cosca Trapasso a Catanzaro”

Credibili i pentiti Mirarchi, Mannolo e Pulice. Nel suo ufficio 87 mila euro in contanti, lingotto d'oro, 8 Rolex, 33 immobili e società cartiere

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Non un semplice imprenditore che froda il fisco senza avere nulla a che fare con la criminalità organizzata, ma “un uomo spregiudicato diventato ricco grazie alla sua affiliazione con la famiglia Trapasso, nell’interesse della quale ha gestito gli interessi nel quartiere Lido di Catanzaro”.  La Corte di appello di Catanzaro nel motivare la condanna a 20 anni e 4 mesi in luogo dei 30 anni sentenziati in primo grado stabilisce punti fermi sulla posizione di Umberto Gigliotta, alias ” Mister Centomila”, partendo  dalla sua storia criminale che inizia con i Gaglianesi, cosca storica di Catanzaro, dove con un esponente del clan Trapasso mette in piedi un sistema di truffe organizzate, per poi entrare nella famiglia di San Leonardo di Cutro, assumendo un posto di rilievo.

Pentiti credibili

Atti, documenti, una serie di intercettazioni e tre collaboratori chiave incastrano Gigliotta: Santo Mirarchi, già organico alla potente cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, racconta di aver conosciuto Gigliotta, presentatosi come uomo dei Trapasso. “Aveva il compito di investire i capitali illeciti della famiglia nella città di Catanzaro, dice Mirarchi, tanto è vero che qualunque attività di Umberto Gigliotta era di proprietà della famiglia Trapasso”. Si sarebbe specializzato nell’acquisto di case all’asta e nella gestione dell’usura a Botricello. Dante Mannolo, ex uomo di vertice dell’omonima ‘ndrina alleata dei Trapasso, come accertato nella sentenza Borderland, dichiara di averlo conosciuto al bar del padre con Franco Trapasso e Andrea Leone. “Comprava case all’asta e le rivendeva” con la liquidità della famiglia. Il pentito Gennaro Pulice, ex esponente di una cosca di Lamezia Terme che curava i rapporti con Grande Aracri, afferma di aver conosciuto Gigliotta tramite Franco Trapasso e lo indica come gestore dell’usura sul territorio catanzarese per conto dei Trapasso. Versioni univoche e concordanti per i giudici quelle rese dai collaboratori di giustizia.

Contanti, rolex e cartiere 

Ma ci cono inoltre svariati elementi che confermano il suo ruolo verticistico: il ritrovamento nella sua disponibilità a Settingiano di 87.340,91 euro in contanti, un lingotto d’oro e otto orologi rolex, un patrimonio di 33 immobili, veicoli anche di lusso intestati a prestanome e società cartiere da lui amministrate, certificati di deposito a nome della figlia, le chat con Pier Paolo Caloiro per assegni da 40 mila euro tornati indietro, la conversazione intercettata del 3 dicembre 2018 con Andrea Leone dove i due “sostanzialmente confessano” il sistema delle false fatturazioni: “A noi cosa ci possono fare? L’unica cosa è che ti mettono l’associazione“. E ancora l’episodio del ciclomotore intestato a Gigliotta ma condotto da Francesco Trapasso, sorvegliato speciale, l’invito al compleanno del boss Giovanni Trapasso, con richiesta di elargizione di 5 mila euro subito accettata da Gigliotta, le conversazioni di Antonio Gallo che lo chiamava “Mister Centomila”, perché a Verona  avrebbe movimentato 100 mila euro in contanti con false fatturazioni. Da qui la conferma della condanna per l’associazione mafiosa e quella delle società cartiere specializzate in fatture per operazioni inesistenti, ritenuta “uno degli strumenti adoperati dall’imputato per espletare il suo ruolo associativo”.

Il Mops ceduto a 406 euro e i contanti

Confermato anche il quadro accusatorio sull’aggravante della agevolazione mafiosa. È provato, scrive la Corte, che “ogni attività illecita gestita dall’imputato nella zona di Catanzaro Lido fosse di fatto finanziata dai Trapasso ai quali Gigliotta riconosceva la quota di proventi illeciti, compreso il fraudolento sistema delle cartiere”. Ininfluente che non siano stati trovati bonifici tracciati: “Tale mancato accertamento è stato determinato dalla oggettiva, enorme e comprensibile difficoltà di ricostruire i flussi in questione, in totale assenza di dati tracciati o tracciabili e in presenza, invece, di un costante ricorso alla movimentazione di somme di denaro in contante”. Così come per la Corte è confermata l‘intestazione fittizia della Grt srl che gestiva il Mops, ceduta per 406 euro il 31 gennaio 2018, a pochi giorni dalle 169 misure dell’operazione Stige del 9 gennaio 2018. Secondo i giudici è “oggettiva e incontestabile” la prova di una serie di società intestate a prestanome e usate per commettere sotto mentite spoglie i reati rientranti nel programma criminoso dell’associazione”. Un chiaro “piano di dismissione” avviato dopo Stige per eludere le misure di prevenzione, come già stabilito dalla Cassazione.

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